Fare il pieno alla stazione di servizio per poi vedere la propria auto stramazzare improvvisamente al suolo: situazione ideale per una giornata spensierata, vero? A Busto Arsizio, proprio in viale Malpensa 19, alla gloriosa stazione Q8 che conduce all’aeroporto di Milano, un gruppo di autisti ha potuto vivere questa meravigliosa esperienza. Tutto grazie a un carburante che, a quanto sembra, conteneva impurità degne di una pozione magica.
Ad oggi, sono ben nove i malcapitati automobilisti che hanno scoperto con gioia questi “effetti collaterali”. La società petrolifera, in tutto il suo splendore istituzionale, ha già notificato di aver aperto una pratica di sinistro presso l’assicurazione, come se questo bastasse a sciogliere le nostre ansie. La portavoce aziendale, con tono rassicurante e forse un filo impassibile, ha annunciato:
La società petrolifera said:
“Siamo a disposizione dei clienti che hanno subito danni per le pratiche di rimborso”.
Che sollievo sapere che, in un turbine di procedure burocratiche, qualcuno è pronto a offrire il classico “supporto”. Naturalmente, nessuno ha ancora chiarito cosa diavolo sia successo nella pompa di benzina, e gli accertamenti procedono con calma olimpica, così come ci si aspetterebbe in una qualsiasi storia dall’esito lietissimo.
Le gioie del rimborso: la guida definitiva
Ora, per chi ha avuto la sventura di vedersi rovinata l’auto, arriva la puntata più entusiasmante: come chiedere il rimborso. Semplice, basta chiedere l’apposito modulo direttamente al distributore, perché ovviamente nessuno potrebbe immaginare di chiedere altrove. Non finisce qui: per completare la pratica, il cliente dovrà fornire le fatture della riparazione e, ciliegina sulla torta, anche il contenuto del serbatoio – sì, proprio quello inquinato e maledetto – che sarà preso in consegna dal meccanico.
Insomma, tutto fatto per assicurarsi che la tortura burocratica raggiunga il suo apice e che, mentre il cliente incrocia le dita e spera, l’azienda possa prendere tempo e magari, chissà, dimenticarsi della faccenda. Perché, come sempre, la priorità è il carburante impuro, mentre il tempo e i nervi del consumatore sono un dettaglio trascurabile.
Un vero e proprio drill di incapacità e lentezza degno di un manuale di sopravvivenza quotidiana nella giungla delle stazioni di servizio italiane. Che imbarazzo per chi aveva solo voglia di fare un pieno e partire, senza dover poi lottare contro la realtà amara di un’auto in panne e di procedure che sembrano studiate apposta per mettere alla prova la pazienza umana.



