Finalmente l’Ue si sveglia e sforna le sue prime regole anticorruzione: preparatevi allo show dell’ovvio

Finalmente l’Ue si sveglia e sforna le sue prime regole anticorruzione: preparatevi allo show dell’ovvio

Finalmente, dopo tanto sermone e chiacchiere nelle stanze europee, la Unione Europea ha deciso di dire la sua sulla corruzione. Ovviamente, con la saggezza che la contraddistingue, ha escogitato una direttiva – una di quelle belle lunghe e dense di buone intenzioni – adottata con una maggioranza schiacciante di 581 voti favorevoli, 21 contrari e 42 astensioni, che definisce cosa deve essere considerato reato, così, per mettere tutti d’accordo. Dal 2025 in poi, nel sacro territorio dell’UE, corruzione pubblica e privata, appropriazione indebita, ostruzione della giustizia e perfino traffico di influenze faranno tremare i corrotti di tutto il continente.

Inutile dire che il testo si è preso la briga di “armonizzare” le sanzioni, perché finora ognuno faceva un po’ come gli pareva. Dopodiché, l’UE si limita a fissare livelli minimi delle pene, così i Paesi possono anche fare di più se vogliono: una geniale chiamata all’autogestione del problema, insomma.

Un approccio comune alle sanzioni: la laurea honoris causa in buonismo

La direttiva, con la sua solita modestia, vuole colmare “lacune” nelle norme, soprattutto quando la corruzione varca i confini (non che sia mai stata facile da indagare, ma tant’è). L’obiettivo è chiaro: modernizzare le regole, mettere in fila le definizioni giuridiche, e introdurre livelli comuni di sanzioni. Proprio così, comuni, ma minimi – così ogni Paese può eventualmente alzare l’asticella (o lasciarla dove era, se preferisce). Inutile sognare una crociata coordinata, l’autonomia nazionale ha sempre la precedenza.

Cooperazione rafforzata (per finta)

Come potrebbe mancare la pomposa promessa di “rafforzare la cooperazione” tra autorità nazionali e istituzioni come OLAF, la Procura europea, Europol ed Eurojust? Un esercito di sigle che, a quanto pare, si scambieranno informazioni e coordineranno azioni, tutto condito da un obbligo annuale di pubblicare dati “comparabili e leggibili”. Insomma, più trasparenza ma anche più burocrazia, perché niente urla “lotta alla corruzione” come una parete di fogli Excel da digerire.

Strategie nazionali e organismi indipendenti: i guardiani morali del nulla

I fari del cambiamento puntano anche sui Paesi membri, obbligati ad aggiornare sistematicamente le proprie strategie anticorruzione. Coinvolgere la “società civile” è un must, così come fare valutazioni di rischio ed evitare conflitti di interesse. Naturalmente, ogni Stato dovrà dotarsi di organismi “sufficientemente indipendenti” per prevenire e contrastare i fenomeni illeciti: un’idea che fa sorridere se si ricorda quanto spesso “indipendenti” significhi politicamente accomodati. La trasparenza sul finanziamento politico? Sicuramente presente, sulla carta.

Diciamo pure che è un modo elegante per spostare la patata bollente ai singoli Stati, sperando che qualcuno si decida finalmente a smettere di fare finta di niente.

Raquel García Hermida-van der Walle, la relatrice olandese, ha colto l’occasione per regalare la sua perla dopo il voto:

“Questa legge è storica. La corruzione ha portato al silenziamento di giornalisti, alla morte di cittadini e a vite spezzate. Dietro ogni statistica c’è un nome, una storia e un futuro negato. La corruzione drena inoltre miliardi dalle nostre economie, erode la fiducia nelle istituzioni e mina la democrazia stessa. Se non contrastata, minaccia le fondamenta stesse della nostra Unione. Questa legge serve a difendere l’Europa nel suo nucleo e a rispondere alle esigenze dei cittadini.”

Le tappe successive: il rito della procrastinazione

Dopo questa festosa approvazione, la direttiva aspetta il timbro definitivo del Consiglio Europeo, quello che di solito mette la firma ma non decide mai davvero. Poi entrerà in vigore in un arcano momento dopo la pubblicazione ufficiale nella Gazzetta Ufficiale, con un decorso di 20 giorni che suonerà come “finalmente qualcosa si muove”. A questo punto, gli Stati membri avranno 24 mesi per fare i compitini e recepirla, o 36 se devono occuparsi di strategie e valutazioni di rischio. Insomma, una bella scadenza per poter rimandare tutto a tempo indeterminato.

Un po’ di contesto: la corruzione come male universale (ma con comodo)

La Commissione Europea ha lanciato il suo pacchetto anticorruzione nel maggio 2023, citando l’articolo 83 del TFUE, che riconosce la corruzione come un delitto talmente grave da meritare un’attenzione particolare soprattutto quando varca i confini nazionali. Nel 2025, secondo un Eurobarometro, il 69% degli europei pensa che la corruzione sia più o meno ovunque nei propri Paesi, mentre il 66% giudica come deludenti gli interventi contro gli scandali di alto livello. Insomma, i cittadini sanno bene che c’è un problema, peccato che la soluzione europea assomigli più a una lunga serie di buone parole, promesse ritardate e responsabilità scaricate.

Il quadro è chiaro: tante belle intenzioni, qualche obbligo all’autonomia nazionale, un mucchio di burocrazia e una sfilza di istituzioni coinvolte che, nel migliore dei casi, si scambieranno qualche documento. Perché combattere la corruzione è importante… ma mica così urgente, ragazzi.

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