Il tutto è avvenuto durante un anonimo, e quasi noioso, controllo di routine. Una pattuglia del Nucleo Radiomobile, impegnata nel solito servizio di monitoraggio territoriale, ha notato un furgone muoversi in modo tanto “sospetto” quanto improbabile nei pressi del casello dell’autostrada A21. Sarà stato il nervosismo celato dietro il volante o forse un’eccessiva voglia di fare retromarcia mentale, fatto sta che i militari hanno deciso di fermare il veicolo per un controllo stradale… normale, ci mancherebbe.
Naturalmente, appena il guidatore ha incontrato le divise, si è trasformato in un modello di stress ambulante, dando vita a un classico spettacolo di agitazione che ha fatto scattare subito più di un sospetto tra i carabinieri. Nessun mistero però: l’approfondimento e la perquisizione del mezzo hanno subito svelato il segreto di cotanta insicurezza.
Dentro il vano di carico del furgone, come tesori nascosti in fondo a un baule, si trovavano nove sacchi colmi di panetti di hashish. In totale? Una montagna di 320 chili di stupefacente, una quantità che farebbe impallidire i più navigati capi piazza. A fronte di una prova così evidente, il nostro trentacinquenne non ha avuto neppure l’audacia di opporre resistenza.
Il verdetto? Arresto immediato e trasferimento in carcere, mentre il mastodontico carico e il furgone sono stati messi sotto sequestro, come da prassi, anche se sarebbe interessante sapere quali luoghi avrebbero dovuto rifornire una simile produzione di “gioielli”. Una scena che ci ricorda quanto certe rotte della droga siano ancora incredibilmente attive e vicine, proprio sotto il nostro naso.



