Fedez e la sua eterna jettatura a Sanremo: perché vincere è un miraggio anche stavolta

Fedez e la sua eterna jettatura a Sanremo: perché vincere è un miraggio anche stavolta

Ci sono voluti ben quattro tentativi da parte di Leonardo DiCaprio per mettere finalmente in tasca un Oscar. Un percorso lungo, sofferto, pieno di speranze e delusioni, che sembra essere il destino di molti artisti che sognano la gloria. Indovinate un po’? Anche Fedez sta seguendo un copione sorprendentemente simile: tre partecipazioni a Sanremo, risultati decisamente honoris causa, ma il primo premio? Quello, naturalmente, è ancora un miraggio lontano e sognato solo nelle notti di grande ispirazione.

La combinazione con Marco Masini, che per qualcuno potrebbe sembrare già una garanzia di successo, non è bastata. Il palco dell’Ariston, forse il teatro più inflessibile e snob che ci sia, mantiene ancora il suo tabù nei confronti del rapper milanese. Non importa se hai talento o carisma, qui ci vuole altro: forse l’età, la forma, o chissà quale criterio segreto e incomprensibile che regola questo strano meccanismo.

Sanremo: tra gloria e maledizione

Che dire, Sanremo è diventato da tempo un sorta di enigma irrisolto, una specie di Olimpo dove pochi riescono a entrare e ancor meno a trionfare. Lì dove il rap, la modernità e la trasgressione dovrebbero pure trovare spazio, il palco sacrilego sembra rifuggire tutto ciò che non rispecchia l’heritage classico della canzone italiana. Al contrario, premia ancora piani B, look da outsider e melodie patinate, lasciando artisti validi, come Fedez, a raccogliere solo applausi educati e qualche piazzamento onorevole senza mai arrivare al podio più alto.

Un po’ sembrerebbe lo specchio dei tempi: premiare ciò che non osa e mantenere l’ordine, tenendo lontani i veri innovatori. E in tutto questo, il pubblico si fa spettatore di una danza grottesca tra speranze, strategie artistiche e magari, diciamolo pure, qualche gustosa dose di invidia sotto il palco.

Tra nomination e zero vittorie: l’eterna attesa di Fedez

Tre Festival, ottimi piazzamenti, una carriera di successo e i fan sulle spine, ma l’unica certezza è questa lunga attesa per quel titolo che sembra sfuggire ogni anno come un fantasma burlone. Come se tutto fosse una specie di rito dove prima devi sudare, sperare, sputare l’anima e alla fine magari ti tocca tornare a casa a mani vuote. Un po’ come la favola di DiCaprio e il suo Oscar, ma senza nemmeno la consolazione finale di un premio alla carriera. Ironico, no?

In effetti, potremmo anche cominciare a fare il tifo per un colpo di fortuna o un improvviso cambio di regole: basterebbe una piccola deviazione dalla formula classica e magari, finalmente, vedremo Fedez sollevare quel trofeo discusso sul palco, per una volta libero da quelle gabbie invisibili che tengono a bada chi osa essere davvero diverso.

Nel frattempo, questa pantomima continua, tra applausi di circostanza e quel sospetto che la vera vittoria rimanga un privilegio per i soliti noti, forse più per raccomandazioni o simpatie nascoste che per reale merito artistico.

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