Federica al momento del via ha pensato solo a una cosa: fare le curve in anticipo, dimostrare intelligenza tattica e mantenere un ritmo fluido. Praticamente, una passeggiata di salute. Che magnifica modestia, vero? Il talento è trasparente come l’acqua, e tanto basta per trasformare un incubo in oro.
Il significato dell’oro olimpico, ottenuto dopo un infortunio, la nomina a portabandiera e sotto il palco del Presidente Mattarella con lo spettacolo delle Frecce Tricolori sopra la testa? Sarebbe da film, secondo lei. Anzi, un film così perfetto da sembrare quasi troppo.
E quando le chiedono se esagera definendo la sua impresa un capolavoro, Federica non si smentisce: “Sì, è un capolavoro di mente e perseveranza. Ho fatto qualcosa di speciale.” Insomma, la modestia la lasciamo perdere.
Naturalmente, gli ostacoli non sono mancati. Ogni singolo giorno dall’infortunio è stato un calvario. Ma non diteglielo, così si sente ancora più eroina.
Nel racconto del suo recupero “miracoloso” di dieci mesi, il momento più emozionante non è la medaglia, ma la prima volta che è riuscita a camminare dopo tre mesi dall’intervento – roba da far piangere un romanzo d’appendice. Non solo, ma anche la prima volta che ha fatto uno squat e ha rimesso lo sci da gigante, usandolo come prova tangibile della sua risurrezione personale.
Qual è stata la scintilla di questa impresa? Per lei la più bella cosa della vita è stata accettare l’infortunio come un evento inevitabile. Eureka! Tutto si risolve con la mente, il corpo viene dopo.
Federica spiega come ha gestito la pressione:
“Da quando mi sono fatta male, l’unica domanda è stata: ce la farai per Milano-Cortina? Non ho mai voluto pensarci troppo, vivo il presente.”
Il grande insegnamento? Imparare a non essere troppo dura con se stessa, accettando di non controllare tutto. Finalmente una rivelazione da manuale di psicologia da podio.
Quanto al dolore, non si illudano gli spettatori: l’oro non lo cancella. Il dolore rimane per sempre, ma almeno l’argento luccica più forte.
E tornando ai ricordi d’infanzia, quella medaglia che l’ha segnata è l’oro di Giuliano Razzoli a Vancouver 2010. A quei tempi era troppo piccola per capire, ma la tensione delle gare di quel livello le ha fatto capire il vero significato del rischio e dell’adrenalina. Parole sue.
Ovviamente, emozioni da lacrime per la mamma e il fratello Davide. E a chi dedica la medaglia? Al solito: a se stessa – perché una volta tanto può farlo – e a tutti quelli che l’hanno supportata in questo “anno particolare”.
Un grazie speciale va al fratello Davide, fonte di orgoglio e complice di una “cosa speciale”. Il loro segreto? Divertirsi insieme, come due bambini indistruttibili nel tempo.
E se potesse parlare alla Federica bambina, cosa le direbbe? Semplice: “Sii libera”. Nessuna imposizione sui bambini, perché tanto la libertà è solo una parola, no?
Riguardo al futuro, la nostra eroina non sente il peso degli anni. Anzi, si sente energica e più forte, convinta di possedere saggezza e capacità di reagire che gli altri non hanno nemmeno lontanamente. Più forte e indispensabile che mai. Amen.



