Fed bloccata sui tassi e Powell fa l’equilibrista mentre Wall Street sfonda ogni limite

Fed bloccata sui tassi e Powell fa l’equilibrista mentre Wall Street sfonda ogni limite

La Federal Reserve, alias la banca centrale degli Stati Uniti, ha deciso di rimanere saggia e mantiene il costo del denaro tra il 3,50% e il 3,75%. Dopo il taglio di dicembre che avrebbe dovuto scuotere i mercati, ecco che tutto torna “normale”. Come sempre, la manovra è stata seguita con il respiro sospeso dall’empireo finanziario, il quale ovviamente non si lascia impensierire dalle circonvoluzioni del denaro a costo quasi fisso.

Donald Trump non ha perso l’occasione per esultare, perché l’indice S&P 500 ha raggiunto livelli record. Guarda un po’, il mercato è felice e tutto sembra splendente, almeno se non si guarda sotto la superficie delle bolle speculative e dell’instabilità economica che avverte solo chi cerca di capire un po’ più a fondo.

Nel frattempo, Michael Bessent, influente stratega finanziario, si è rivolto al presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, invitandolo a non incaponirsi e ad avere “una mente aperta”. Un suggerimento che suona come un dolce complimento per chi amministra il denaro del mondo da quella torre d’avorio di Washington, dove le decisioni sembrano scritte sul marmo e poco inclini al dubbio.

Nel frattempo, il dollaro è sceso ai minimi dal 2022, una notizia che non ha nemmeno sfiorato la Casa Bianca, probabilmente troppo occupata a commentare i record di Wall Street. Evidentemente, un biglietto verde un po’ più debole non è poi così tragico, o forse è solo il segnale che la realtà economica premia chi sta dietro le quinte, e non chi fa le sfilate.

La Fed: tra prudenza e spettacolo

Se vi aspettavate scossoni dalla riunione della Federal Reserve, beh, siete stati delusi. La decisione di mantenere i tassi fermi nel range 3,50-3,75% è la solita mossa da manuale: tentare di non scuotere troppo le acque, aspettando che eventuali crisi si risolvano da sole o diventino abbastanza grandi da costringere a azioni più drastiche.

Ma chi crede davvero che queste manovre siano a favore dell’economia reale? No, signori, è un gioco da grandi, una danza tra chi può permettersi di guadagnare con l’instabilità e chi resta fuori dal ballo, con la borsa che si fa teatro e il valore del denaro che diventa materia di speculazione. Ma tanto, i titoli di giornale possono sempre mostrare qualche bella salita dell’indice S&P 500, e così si dimenticano le criticità reali.

L’invito a Powell: apertura mentale o opportunismo?

Quando Michael Bessent invita Jerome Powell ad avere “una mente aperta”, il politichese prende il sopravvento su un suggerimento che potrebbe nascondere un retropensiero di rara efficacia. In fin dei conti, come potrebbe mai un dirigente di Fed restare ancorato alle stesse idee quando il mondo è in continuo cambiamento?

Ovviamente, è più probabile che si tratti di un invito a non ostinarsi nelle politiche restrittive che potrebbero affossare l’economia ancora di più. Un modo elegante per dire “fai meno il rigido e cerca di non rovinare troppo il party”.

Il dollaro ai minimi: un problema o una festa?

Il biglietto verde, quel simbolo quasi mitologico di potere globale, si ritrova ora ai livelli più bassi dall’anno scorso. Per qualcuno sarebbe emergenza, per altri un dettaglio insignificante. Sorprendentemente, dalla Casa Bianca nessun sussulto, nessuna preoccupazione apparente. Evidentemente, questa svalutazione ha qualche benevolo effetto che va ben oltre il semplice cambio monetario.

Il segreto forse sta nel modo in cui il dollaro debole possa favorire le esportazioni o bilanciare qualche conto, ma non aspettatevi che i funzionari facciano proclami roboanti. Dopo tutto, l’importante è mantenere la narrazione che tutto va per il meglio, mentre il pubblico si accontenta di applausi per i record di borsa.

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