Fashion frames a New York quando Unindustria si improvvisa mecenate di cinema e moda

Fashion frames a New York quando Unindustria si improvvisa mecenate di cinema e moda

Dal 10 al 25 marzo 2026, avrete il piacere di immergervi in quella che promette di essere la sagra del déjà vu culturale: Fashion Frames, ospitata presso l’Istituto Italiano di Cultura di New York. Un’esposizione che celebra, neanche a dirlo, il “leggendario” connubio tra cinema e moda, perché il mondo aveva proprio bisogno di un’altra scusa per innamorarsi della propria superficialità estetica.

Questa mostra, degnamente patrocinata da Unindustria, sotto la sapiente guida di Stefano Dominella, spadroneggia come Vice Presidente della Sezione Moda di Unindustria e ambasciatore del Made in Italy in giro per il globo. Insomma, un nome che non poteva mancare in una manifestazione che punta a consolidare ancora di più quell’infinito circolo vizioso tra sfilate, pellicole e selfie patinati.

Una celebrazione dell’ovvio con stile, ovviamente

Da un lato abbiamo il cinema, arte che racconta storie di profondità e complessità (o almeno così si dice), dall’altro la moda, che codifica la narrazione in silhouette e tessuti costosissimi. Ed ecco il risultato: pellicole dove ogni capo è un personaggio a sé, e passerelle che sembrano ispirarsi alle luci di un set cinematografico. Geniale, vero? Una mostra che ipotizza di fare luce sul “valore culturale” di qualcosa che da anni è un circolo vizioso di marketing travestito da arte.

Nel perfetto stile del Made in Italy, non poteva mancare l’attenzione maniacale al dettaglio (e al portafoglio). E così, tra abiti iconici visti sul grande schermo e scheletri di passerelle, i visitatori potranno lasciarsi ammaliare dal glamour plastificato e dal retrogusto amarissimo della mercificazione culturale. Mettetevi comodi, è uno spettacolo che ormai conosciamo a memoria.

Chi sponsorizza il banchetto delle vanità

Dietro le quinte di questa sfilata di “cultura” si aggirano il solito patronato industriale e i suoi alleati d’oro: Unindustria fa da parantone, mentre Stefano Dominella si crogiola nel suo ruolo di ambasciatore internazionale del lusso che nessuno ha davvero chiesto. Se non è una strategia per infondere credibilità a un cocktail di marketing e nostalgia, poco ci manca.

Tra una foto e l’altra, la mostra sembra voler dire: “Guardate quanto siamo sofisticati,” mentre in realtà si limita a ribadire l’ovvio: moda e cinema camminano da sempre mano nella mano, come due adolescenti che si rifiutano di crescere e affrontare la realtà.