L’allarme è scattato intorno alle 13 di un lunedì qualunque, nel vecchio stabilimento farmaceutico tra via Pasteur e via Milano, sempre a Nerviano. I soccorritori del 118 sono arrivati con due ambulanze e un’auto medica, mentre i vigili del fuoco hanno sfoderato un imponente dispositivo con cinque mezzi e il loro, a dir poco minaccioso, nucleo Nbcr. Un dispiego di mezzi che farebbe pensare a un’apocalisse chimica imminente, invece no, ci si è limitati a spegnere qualche fiamma e curare gli ustionati.
I feriti? Cinque operai tra i 34 e i 59 anni, due dei quali con ustioni lievi da bravi testimonial del “pericolo sul lavoro”. La dinamica, ovviamente, è ancora una grande incognita, ma la prima ipotesi da manuale dell’incompetenza è che qualcuno abbia tranciato un tubo – che novità! – causando la fuoriuscita del famigerato olio diatermico. Per chi non lo sapesse, si tratta di un fluido termovettore usato nelle industrie per trasferire energia termica, niente plastica o chissà cosa, giusto un po’ di calore in fuga che però ha messo in un bel pasticcio i nostri eroi.
Tutti i feriti sono stati trasportati all’ospedale di Legnano, da cui – sorpresa – non risultano casi gravi. Per fortuna, o forse per la noia degli operatori, i tecnici del nucleo Nbcr attivati da Ats e Arpa non hanno rilevato tracce di sostanze tossiche nell’aria. Immagino il sollievo: niente bacchette magiche scagliate da ignote sostanze chimiche, solo un incendio da noia industriale.
Incendio in azienda farmaceutica dismessa: un copione già visto
Non è la prima volta che un impianto dismesso regala uno show pirotecnico. L’illustre capacità di tagliare tubi senza sapere cosa contengono ricorda un po’ quel famoso gioco di “bombe di cui nessuno vuole farsi carico”. Il risultato? Fiamme, interventi di emergenza e qualche malato da assistenza medica, giusto per mantenere alta la tensione sul posto di lavoro.
Naturalmente, tutta questa riedizione dell’incendio industriale alimenta la meravigliosa danza delle responsabilità tra chi taglia, chi dovrebbe controllare e chi invece controlla ma non fa niente. E il pubblico, composto da cittadini, comunità e lavoratori, resta lì a chiedersi quanto costerà davvero questa bella performance.
Sicurezza sul lavoro: un optional a chiamata
Questa saga di tubi tagliati e incendi scatenati solleva un quesito fondamentale: ma esiste davvero una cultura della sicurezza? Forse in qualche università o nei manuali ingialliti, ma di certo non nell’area dismessa di una multinazionale farmaceutica. Il tutto lascia intuire un ambiente dove la prevenzione è un optional, e la fatalità un copione ben conosciuto.
Gli addetti ai soccorsi hanno fatto il loro dovere, sì, ma la vera domanda è: quanti altri episodi simili devono verificarsi prima che qualcuno si decida davvero a rimettere mano a procedure, formazione e controlli? O forse la parola “responsabilità” è ormai scomparsa dal vocabolario aziendale.
Intanto, i cinque operai ustionati si aggiungono tristemente al novero dei “fortunati” lavoratori che incarnano l’ironia di un sistema che continua a barcollare tra inefficienza e prescrizioni ignorate. Applausi per la sicurezza sul lavoro dell’era moderna.



