Prendiamoci un momento per ammirare il quadro surreale che ci offre Milano in questi giorni: non solo la pandemia delle incertezze giudiziarie, ma anche la meravigliosa situazione delle famiglie sospese, delle società sospese e—udite udite—impiegati sospesi. Insomma, un vero e proprio spettacolo di paralisi cittadina da manuale. A riassumere con la solita delicatezza questi disastri ci pensa Filippo Borsellino, portavoce del Comitato famiglie sospese, che non manca di sottolineare come da un lato si capiscano “le difficoltà umane e professionali dei tecnici comunali” (leggasi: poveretti con le mani legate), ma dall’altro è stufa di sentirsi raccontare solo belle parole e nessuna soluzione concreta.
Per il nostro caro Comitato, insomma, le promesse fatte all’inizio dell’anno sono rimaste solamente… promesse, mentre i danni economici e sociali diventano un monumento alla procrastinazione. Del tutto immancabile, poi, la richiesta di un po’ di responsabilità, quella che evidentemente manca da Palazzo Marino ormai da mesi. Ovviamente, filtra tra le righe un appello al governo centrale perché intervenga con una legge nazionale capace (forse) di togliere l’oscurantismo normativo che strangola la città. Perché, come sappiamo, quando il groviglio si fa ingestibile, meglio chiamare i livelli superiori a salvare la baracca.
Borsellino con grande chiarezza conclude che la città non può più accettare questo immobilismo da bradipo in letargo. Nessuna flebile solidarietà formale: servono proposte politiche immediate, decisioni forti e magari una scossa che tolga Milano dall’incubo delle “sospensioni” infinite. Ma forse chieder troppo.
Le parole del sindaco Beppe Sala
Nel frattempo, stamattina i valorosi dipendenti della Direzione urbanistica hanno deciso di riunirsi in presidio davanti a Palazzo Marino per reclamare un minimo di stabilità in questa sceneggiata che va avanti da tempo, condizionata dalle inchieste della procura milanese. Come poteva mancare la risposta del super sindaco Beppe Sala? Ovviamente ha espresso tutta la sua vicinanza e comprensione: “Una vita infernale”. Sentite un po’ come è delicato il sindaco quando spiega l’inimmaginabile dramma di firmare atti e prendersi responsabilità sotto la spada di Damocle di un avviso di garanzia anche se uno fa tutto in buona fede.
Insomma, un vero thriller burocratico dove fare il proprio lavoro rischia di essere poco più di una roulette russa. Però, niente paura, Sala promette di fare “il possibile” per stare vicino ai lavoratori tecnici, anche se non nasconde con un po’ di amarezza che ormai questi impieghi sono svolti più per necessità che per passione, tanto che molti avrebbero chiesto da tempo un trasferimento. E chi li può biasimare? Vivere una vita infernale al lavoro chiedendo solo di poter firmare qualche documento in pace, si direbbe il minimo sindacale.



