Chi l’avrebbe mai detto: è stato il pediatra di famiglia – quella specie di oracolo in camice bianco – a chiedere a degli specialisti della Asl un “periodo di osservazione” sui tre bambini di Catherine e Nathan, ospitati nella casa famiglia di Vasto dal 20 novembre. Ovviamente, non stiamo parlando di una consulenza di parte – che in verità i legali della coppia hanno inizialmente osteggiato con zelo – né della perizia ordinata dal Tribunale dei Minori dell’Aquila, quella è ancora in corso e naturalmente tiene banco nei palazzi giudiziari. No, qui si tratta di un terzo parere, esterno a tutto il contenzioso, confezionato in una lunga relazione di sette pagine, dove gli esperti della Asl Lanciano-Vasto-Chieti non lasciano spazio a dubbi: bisogna assolutamente favorire e ripristinare una “consuetudine affettiva stabile”. Tradotto in parole povere: garantire ai bambini di restare legati ai propri genitori perché, chissà, forse è proprio questo il rimedio miracoloso per superare il “disagio” che li affligge.
Chi l’avrebbe mai immaginato che l’amore e la continuità affettiva potessero essere così poco scontati nella giustizia minorile? Nel frattempo, la situazione dei tre piccoli ospiti della casa famiglia pare diventata un nuovo tormentone sociale – con sentimenti sanguigni da entrambe le parti e una platea di sostenitori che non vede l’ora di tifare per qualcuna delle fazioni.
La voce della Garante regionale per l’infanzia
Nella girandola di pareri, finalmente spunta anche la posizione del Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, Alessandra de Febis, che, come se uscisse dal suo letargo istituzionale, ha sentito l’obbligo di dire la sua. La signora, con tono persino incoraggiante (si fa quel che si può), sorride nel constatare che la relazione di cui sopra “emerge che l’interazione con i genitori risulta valida” e che papà e mamma siano “un importante riferimento emotivo” per i bambini. Un’ovvietà sorprendente, qualcuno potrebbe dire, ma sappiamo che in certi ambienti la realtà è un optional.
Poi, con la solita efficacia istituzionale, si lascia scappare l’augurio che “le operazioni peritali in corso vengano concluse in tempi celeri e la famiglia possa ricongiungersi il prima possibile”. Un desiderio che sembra quasi un invito a tornare tutti alla normalità, almeno per una volta.
I dubbi sull’istruzione e il reinserimento scolastico
I soliti esperti della Asl, sempre pronti a dispensare saggezza, sottolineano poi un aspetto imprescindibile: l’istruzione dei tre pargoli, di 8 e 6 anni, figli della coppia anglo-australiana. Nel loro rapporto si legge che è necessario mantenere “una condivisione costante con la famiglia degli obiettivi didattici, dei percorsi di adattamento alla collettività dei pari e delle scelte orientate al benessere psico-fisico dei bambini”. Insomma, la scuola, sì, ma senza fare gli eroi.
Dall’alto del suo ruolo, la Garante de Febis si mostra invece un po’ più prudente: “È opportuno valutare con attenzione modalità didattiche che consentano un reinserimento graduale per tutelarlo nel contesto educativo”. Tradotto, niente colpi di testa come gettare i poveri piccoli nella scuola pubblica a tutta birra. Un ossimoro magistrale, nel bel mezzo di una situazione dove il concetto di “tutela” pare oscillare nel vuoto.
Il tribunale cambia volto, ma non le decisioni
E mentre tutti si affannano tra perizie e consigli, sul palcoscenico del tribunale qualcosa cambia. La presidente del Tribunale dei Minori dell’Aquila, Cecilia Angrisano, colei che ha firmato l’ordinanza clamorosa dell’11 novembre che ha sospeso la potestà genitoriale e disposto il collocamento dei tre bimbi nella struttura protetta di Vasto, abbandona il suo ruolo. Non è mica un colpo di scena, nessuno scandalo, solo un “semplice avvicendamento di fine mandato”, come si dice in burocratese. Al suo posto la regia passa a Nicoletta Orlando, ex deputata del Pci-Pds, nominata dal Plenum del Csm. Chissà se la signora Orlando, abituata ai palazzi romani, sarà più benevola o severa. Anche se, vi pare che i cambi di poltrona cambino davvero qualcosa in queste vicende? L’illusione è gratis, provatela pure.
Nel frattempo, la storia va avanti. I bambini restano rinchiusi, la famiglia sull’orlo del collasso emotivo, e noi spettatori a guardare il teatrino di una burocrazia che ha fatto dello strazio psicologico un’arte perfetta. Staremo a vedere quando e come questa faccenda si risolverà, ma se siete alla ricerca di una favola a lieto fine, preparatevi a restare delusi.



