Famiglia con due figli buttata fuori di casa come se fosse normale

Famiglia con due figli buttata fuori di casa come se fosse normale

Un sottotetto infarcito di muffa, senza riscaldamento e affittato sotto banco a ben 700 euro al mese: il tutto già inserito in un procedimento di pignoramento. Una vera chicca, scoperta da Hira e dalla sua famiglia in un appartamento di via Ascanio Sforza 73, nel pittoresco quartiere Stadera di Milano. Il giovane originario del Bangladesh, dotato di regolare permesso di soggiorno, ci ha vissuto nove mesi con la moglie incinta e il loro bimbo di tre anni, scoprendo solo a dicembre che il padrone di casa aveva già ricevuto un ordine di pignoramento per quella stessa soffitta da cui, in teoria, andava sgomberato.

Un vero capolavoro di truffa ai danni di una famiglia che galleggia nel limbo della povertà estrema. E com’è giusto, lunedì 30 marzo si sono mobilitati i paladini dell’Unione Inquilini di Milano e l’europarlamentare Ilaria Salis, convocando un presidio proprio nel giorno in cui l’ufficiale giudiziario avrebbe dovuto buttare fuori la famiglia dalla loro reggia ammuffita. Per fortuna, grazie al custode giudiziario nominato dal tribunale, lo sgombero è solo rimandato a maggio, regalando a Hira e co. la sfida sportiva di trovare un nuovo tetto per la propria tribù.

Quando vivere in condizioni atroci sembra un affare

Hira ha stipulato il contratto per questa gemma edilizia tramite un’agenzia immobiliare che ha svolto il ruolo di ‘facilitatore’ tra lui e il padrone di casa. Solo quando è stato salutato dagli ufficiali giudiziari ha scoperto che la sua allocazione era già sotto pignoramento. Una beffa degna di una tragedia grottesca, considerando le condizioni di quel minuscolo sottotetto: una stanza singola con un bagno che farebbe impallidire qualunque norma igienica, soffitto e muri allegramente ricoperti di muffa e infiltrazioni, e tanto per rendere il quadro completo, né riscaldamento né acqua calda forniti.

Da parte di sindacati e politico si reclama l’intervento immediato del Comune di Milano affinché venga assegnato un Sat (Servizio Abitativo Transitorio), titolo che potrebbe fornire almeno un riparo dignitoso in attesa di una sistemazione definitiva. Non che sia un passaggio complicato; è solo che a volte il Comune sembra più bravo a promettere che a fare. Sfondano una porta aperta: “Affittare un tugurio a oltre 700 euro al mese in una metropoli come Milano è un insulto che rasenta il grottesco,” denunciano Carenza dell’Unione Inquilini e l’europarlamentare Ilaria Salis.

Il Comune, quel mitico entità in cerca di un alloggio

Nel pomeriggio di quel glorioso lunedì, Tommaso Gorini, capogruppo di Europa Verde a Palazzo Marino, si è lamentato della situazione nel consiglio comunale, approfittando dell’allegra giornata per dipingere il quadro della famiglia “fortunosamente beffata” che vive in un vano di 15 metri quadrati, già pignorato e mai dichiarato. Papà lavora in un hotel, mamma aspetta un altro pargolo e il bimbo più piccolo ha già vissuto abbastanza per un esercito di imbecilli della burocrazia. Descrive la soffitta come un set degno di “Rocco e i suoi fratelli”: muffa ovunque e un materasso sgangherato buttato in un angolo a brindare alla dignità negata.

La parte esilarante? Questa famiglia sarebbe teoricamente “idonea” a un alloggio pubblico temporaneo, ma la normativa regionale, così rigida da sembrare scolpita nella pietra, consente solo di offrire come opzione una casa famiglia dove… attendete che arriva il colpo di scena… potrebbe essere accolta soltanto la madre con il bambino. Tradotto: la famiglia si spaccherebbe in due. Una soluzione pensata da chi, evidentemente, non conosce né cos’è una famiglia né perché dovrebbe stare unita.

Gorini non nasconde l’amarezza: “Evidentemente non siamo la famiglia di cui il governo discute ogni santo giorno nei suoi proclami pomposi, né quelli che qualche carica ministeriale chiamerebbe ‘priorità’. Abbiamo strappato un mese di proroga e ci aggrappiamo a questo, sperando che si trovi una soluzione reale, prima che questa storia diventi un copione tragicomico senza fine.”

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