Fabio Testa si schianta con la sua Harley a 43 anni e il destino fa il duro colpo finale

Fabio Testa si schianta con la sua Harley a 43 anni e il destino fa il duro colpo finale
Fabio Testa, 43 anni e residente a Vaprio d’Adda (Milano), ha deciso di abbandonare il palcoscenico della vita proprio su una delle sue amate due ruote, la mattina di venerdì, nella meravigliosa coreografia caotica della Sp2 a Trezzo sull’Adda (Milano). Chi l’ha visto? Una miscela letale: la sua fedele motocicletta, una monovolume e persino un tir — un trio perfetto per una tragedia in orario di punta, intorno alle 7.20, proprio nel tratto che conduce al cavalcavia dell’autostrada Milano-Venezia. Soccorsi? Roba superflua. Per lui, saluti e addii immediati.

La scena, affidata ai nobili uomini in divisa dei carabinieri, rivela la storia di un pendolare incauto sulla sua Harley Davidson. Nel pieno traffico mattutino, Fabio si è lanciato in una mirabolante manovra di sorpasso ai danni… di una motrice. Spoiler: o non ha visto l’auto che arrivava in direzione opposta, oppure ha perso completamente il comando della sua adorata bestia a due ruote, invadendo la corsia degli innocenti utenti della strada.

Ecco arrivare l’apoteosi del dramma su quattro e diciassette ruote: il suo bolide prima fulmina una monovolume, una VW Touran che viaggiava per suo conto opposto, poi viene squassato da un autocarro che inseguiva la povere vettura travolta. Risultato? Un uomo ferito mortalmente, con condizioni disperate da subito. Il finale, ahimè, scontato. Nessun miracolo in vista.

Naturalmente, è stata la pioggia di post sui social a colpire maggiormente: lacrime digitali, parole che volano via in ricordi di un uomo che ora, ironia della sorte, è schizzato più veloce di una Harley in sorpasso, solo senza ritorno. Amici, conoscenti, e chiunque abbia un like da dispensare si sono affannati a testimoniare il dolore e l’incredulità di fronte a un destino che non lascia scampo.

La leggenda del sorpasso fatale

Perché accontentarsi di una semplice tragedia quando si può avere un’intera serie di colpe? I carabinieri, con tutta la loro pacatezza e saggezza, ci ricordano che viaggiare in orari di punta su una Harley è come firmare una condanna a larga scala. Tra mille possibilità, la più accreditata riguarda un’ottima dose di distrazione oppure un colpo di scena degno di un film d’azione: la perdita del controllo in una manovra chiaramente fuori dalla portata di un semplice motociclista.

Il risultato? Una collisione che ammucchia veicoli e vite in un groviglio di lamiere contorte e destini spezzati, a testimonianza della fragilità del mito del “cono d’invulnerabilità” che molti motociclisti si ostinano a coltivare. La morale? Se vuoi fare il protagonista, preparati a un finale degno di un dramma shakespeariano, ma senza applausi.

Il doppio gioco della solidarietà social

La tecnologia ci salva, o almeno ci fa credere di essere commossi e partecipi: una valanga di messaggi, hashtag, faccine tristi e commenti pieni di quella solidarietà dal sapore diluito che solo i social sanno regalare. La morte di Fabio Testa diventa quindi un altro pretesto per dimostrare al mondo che “siamo umani”, anche se magari appena riattacchiamo lo smartphone si torna a fare il solito traffico come se niente fosse.

Ma la vera scena triste non è tanto nelle parole vuote quanto nell’immobilità postuma: le strade tossiche e mal progettate, i sorpassi azzardati, il caos di chi pensa di poter fare l’eroe senza conseguenze. E intanto, tutti a postare un cuore spezzato con l’efficacia di un “mi piace”.

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