L’ex calciatore dell’Inter, Fabio Macellari, si è guadagnato una condanna da otto mesi di reclusione e una multa da 1.800 euro. Un vero colpo di scena per chi lo ricordava solo per le sue scorribande sul campo, non certo per le sue scorribande meno sportive. Il tribunale di Piacenza si è occupato di lui dopo un’indagine antidroga del 2019, svolta dai carabinieri locali, che ha fatto finire nel mirino l’ex difensore accusato di spaccio di cocaina.
Naturalmente, il buon Macellari ha negato con una certa fermezza di aver trafficato con lo stupefacente, affermando di esserne stato soltanto un assuntore occasionale. Insomma, droga per uso personale, nessun traffico illecito. Chissà se anche i giudici la pensano così.
Non contenti, i giudici di Piacenza hanno rinviato Macellari direttamente nel carcere delle Novate, dove stava pacificamente scontando una pena di cinque anni. Perché? Per maltrattamenti verso la ex compagna ed estorsione ai danni della madre di lei, delle delizie di famiglia che si consumano tra le mura domestiche. Questa condanna, per chi fosse interessato, è diventata definitiva nel novembre 2025. Dunque, Macellari sembra proprio essere un habitué delle pene detentive.
L’avvocato d’ufficio del povero ex atleta, la signora Monica Giuppi, ha messo le mani avanti sostenendo che nessuna prova concreta di cessione di droga sarebbe saltata fuori dall’istruttoria. Il povero Macellari, infatti, avrebbe solo ammesso di aver usato sostanze in un momento oscuro della sua tossicodipendenza, un capitolo che avrebbe ormai chiuso. Ora, sarà vero, oppure l’arte della giustificazione per chi ha perso il pallone è una forma d’arte?
Chi è il mitico Fabio Macellari
Nato nel 1974 a Sesto San Giovanni, provincia di Milano, Macellari è stato un esterno sinistro con velleità da difensore dal curriculum calciofilo piuttosto variegato. Cresciuto nei campi della Pro Sesto, approda al Lecce nel 1994 dove si permette il lusso di segnare due gol in Serie B. Nel 1997, invece di sfondare in Serie A col suo amato Lecce, decide di seguire il tecnico Ventura a Cagliari, dove esordisce e mette a segno qualche gol in Serie A, perché una carriera da calciatore senza goal non vale nulla.
Nel 2000 il gran salto all’Inter, con qualche apparizione nelle competizioni europee e la cocente eliminazione agli occhi del mondo contro l’Helsingborg. Dopo la vittoria sfumata della Supercoppa Italiana contro la Lazio, debutta in campionato contro la Reggina. Ma ahimè, con il cambio da Lippi a Tardelli in panchina, Macellari vede il suo minutaggio ridursi drasticamente. Così, come sa fare bene chi ha capito il calcio-business, lascia l’Inter a fine stagione. Questa riconoscenza va premiata.
Passa al Bologna nel 2001, ma l’infortunio al menisco arriva puntuale come un orologio svizzero e gli fa rescindere il contratto nel 2002. Ed è proprio in questo periodo che ammette l’uso di cocaina, perché evidentemente anche gli infortuni vanno affrontati con un tocco di brillantezza chimica.
Torna al Cagliari nel 2003, ma nel 2004 viene gentilmente “invitato” fuori rosa per questioni disciplinari, segno che le buone maniere non sono mai state il suo forte. Gli anni seguenti? Una girandola di squadre minori: Pavia, Triestina, Lucchese, Sangiovannese, Villasimius, Vado, Bobbiese, Amatrice, Tortolì. Un tour mondiale del calcio di seconda categoria con tappe da giocatore-allenatore, fino a chiudere una carriera quasi trentennale, roba da Guinness dei primati per resistenza nel calcio minore.
Da allenatore, la sua carriera è decisamente meno brillante: prende per mano il Seulo 2010 nel 2015, ma abbandona la barca già nell’anno successivo. Dopo tanto viaggiare, sceglie infine di stabilirsi a Bobbio, tornando alle sue radici piacentine. Un epilogo da cartolina se non fosse per la condanna che incombe sulla sua testa.

