Export di Gorgonzola in panne, colpa ovviamente delle solite tensioni globali – e se fosse solo un caso?

Export di Gorgonzola in panne, colpa ovviamente delle solite tensioni globali – e se fosse solo un caso?

Oh, che sorpresa: cala l’export del Gorgonzola Dop. Dopo un quindicennio di crescita ininterrotta – con quell’affascinante anno 2022 che ha visto il mercato praticamente inchiodato – nel 2025 le esportazioni sono scese a 25.445 tonnellate, facendo segnare un brillante -2,1%. Certo, niente panico, ci rassicura l’ineffabile Antonio Auricchio, presidente del Consorzio: “non ci allarma”. Peccato però che questo calo riguardi tutto il comparto, un dettaglio da nulla quando si vuole mantenere il sorriso sulle labbra. Comunque, c’è una lucina rossa che s’accende e qualche problema va perlomeno “analizzato e compreso”. Che sollievo.

Produzione da record, ma l’export tira il freno a mano

Direttamente dall’olimpo degli imprenditori e dei loro scampoli di ottimismo, Auricchio ammette – con quel candore che fa sempre bene – che sì, esiste un calo di competitività tra i produttori di Gorgonzola. La colpa? Una miscela micidiale di sfiducia dei consumatori e uno scenario internazionale da film thriller con guerre, protezionismi e bollette energetiche che schizzano alle stelle. D’altronde, se gli imprenditori dovessero decidere cosa fare domani, scordatevi la pianificazione di lungo periodo, meglio affidarsi alle previsioni di un indovino. E i consumatori? Poveri loro, scappano ad accaparrarsi lingotti d’oro invece di un bel pezzo di formaggio made in Italy, inevitabilmente.

Servirebbe una squadra di eroi composta da agricoltori, produttori, consorzi ed esponenti politici che, mano nella mano, si prodighino a contrastare questa apocalisse consumistica e, soprattutto, sostengano il nostro glorioso Made in Italy. Nel frattempo, la fabbrica di forme continua a sfornare record: nel 2025 sono state prodotte 5.421.517 forme, un aumento del 2,7%. E pure l’inizio del 2026 non scherza, con +2,8% ancora sulle imprese di tagliare e incartare quella delizia cremosa.

L’export in caduta libera? Colpa soprattutto della Germania

Se avete fatto il conto della lieve flessione globale nell’export, potete ringraziare soprattutto la Germania, quel secondo mercato estero per il Gorgonzola Dop che nel 2025 ha ridotto gli ordini di ben il 6,9%, portandosi a “solo” 432.793 forme. La Francia invece, mai doma, si conferma prima consumatrice con 511.494 forme, un incremento del 2,4%, cioè quasi un quarto di tutta l’esportazione mondiale. L’insospettabile Spagna si fa notare (+3,2%), mentre i Paesi Bassi e alcuni Stati dell’Est Europa, come Polonia, Romania e Ungheria, fanno il contrario: crollano rispettivamente con picchi da capogiro, da -16% a -15,7%.

Tra le stelle cadenti spiccano però due outsider: la Lettonia (+153%) e la Danimarca (+25%), che sembrano volersi accaparrare ogni forma disponibile. Anche il piccolo ma arzillo Lussemburgo si fa sentire, salendo all’ottava meraviglia con +8,8% a 113.952 forme, diventando così quarto consumatore al mondo. Nel mentre, il Regno Unito si dimostra più indeciso con un -6,58%, mentre gli Stati Uniti si leccano ancora le ferite dei dazi imposti un paio di anni fa, scendendo del 2,6%.

Ma non tutto è grigio e cupo: il Canada vola con un +113%, e conquistano percentuali a tre cifre anche Perù, Kazakistan e Vietnam. Insomma, se proprio dovete esportare, fate fare le valigie al Gorgonzola in direzione Estremo Oriente, dove il Giappone, con una nutrita schiera di intolleranti al lattosio (e il nostro amato formaggio niente lattosio ce l’ha), inghiotte 41.758 forme con un aumento del 2,5%. Pare proprio che la dolce arte di produrre formaggi che tutti apparentemente solo amano – tranne quando devono comprarli – continui a regalare qualche soddisfazione inaspettata.

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