Provate a immaginare un mondo dove non esistono ponti, gallerie, autostrade e – ciliegina sulla torta – assenza totale di video celebrativi con colonne sonore epiche degne di un kolossal Hollywoodiano. Disastro, vero? Per fortuna arriva in nostro soccorso l’inestimabile EVOLUTIO, il progetto che il colosso Webuild ha creato per ricordarci, una volta per tutte, che senza le grandi opere saremmo ancora a zappare campi, però con poco cemento armato a rovinare il panorama.
Perché effettivamente, chi vuole vivere nel medioevo quando puoi contemplare trionfi di ingegneria civile? Grazie Webuild, senza di te il mondo sarebbe un posto decisamente più noioso (e meno trafficato).
Infrastrutture: l’eroe silenzioso che nessuno ha mai chiesto ma tutti fingono di apprezzare
Vi siete mai chiesti cos’hanno in comune una metropolitana, una ferrovia, una maestosa diga africana, il mitico Canale di Panama e le seducenti Stazioni dell’Arte di Napoli? Facile: in ognuno di questi capolavori c’è la firma di Webuild. E se proprio non c’era, beh, loro avrebbero voluto esserci. Perché in ogni mattone posato nel globo, c’è un logo aziendale che vola alto, pronto a trasformare ogni progetto in un’epopea di marketing.
Un vero e proprio palcoscenico mondiale dove il protagonista è il marchio più che la pietra o l’acciaio.
Un museo digitale per impartire la morale in Ultra HD
Ma cos’è EVOLUTIO se non un nome con il sapore di un robot asiatico? Si tratta di un racconto corale – almeno così ci dicono – ideato per farci meditare sulla miracolosa magia delle infrastrutture che hanno consentito alla nostra “civilissima” società di sopravvivere. Perché, fatemelo dire, senza una galleria non avremmo Netflix. Senza un ponte, niente spritz con gli amici. E senza una diga? Addio capelli liscissimi da pubblicità.
Un grazie sentito a Webuild per aver reso possibili anche le banalità più banali, trasformandole in epiche imprese.
Le domande esistenziali che mai vi siete posti ma ora non potrete più ignorare
Alla fine, il testo si lascia andare ad un brillante elenco di quesiti esistenziali, tipo: “Quali saranno i bisogni di domani?”, “Come far convivere efficienza e libertà?”, “Che mondo vogliamo lasciare ai nostri figli?”. Domande profonde. Immancabilmente accompagnate da: “Quante metafore su acqua, ponti e correnti d’aria si possono infilare in un comunicato stampa?” Spoiler: infinite. Infinito come la lista delle parole d’effetto da usare quando non si ha niente da dire.
Un sistema paese con fondamenta più profonde della burocrazia
L’assioma del momento? Serve una normativa più snella, più sinergia con i mercati internazionali, più cantieri, più posti di lavoro, più sviluppo, più formazione, più sicurezza e perché no, pure più qualità della vita. Insomma, un vero e proprio cantiere sospeso tra le nuvole, pieno di belle promesse e grandi parole ma con uno zucchero di burocrazia sufficiente a inceppare ogni ingranaggio. Il sogno italiano del “fare bene ma complicando tutto” in salsa infrastrutturale.
Il ponte fra retorica e realtà (presto crollerà?)
A chiudere il cerchio ci pensa l’Amministratore Delegato Pietro Salini, con una rassicurazione che sa di mantra da conferenza stampa: con la stessa grinta con cui si è ricostruita l’Italia post-guerre mondiali, oggi Webuild è pronta a conquistarci con una nuova frontiera del marketing miliardario: un piano di comunicazione aziendale aggiornato allo stato dell’arte, completo di droni, social, storytelling e tutto il kit da influencer.
Ponti? Ne faremo a bizzeffe, anche solo metaforicamente, ma soprattutto ponti digitali per farvi credere che dietro al cemento ci sia una grande visione. Che poi, tra noi, magari è solo un ottimo spot. Peace.



