“[Rubio] ha tenuto un discorso che ci ha ricordato che siamo ancora insieme in questa partnership tra Europa e Stati Uniti. Certo, alcune questioni rimangono da discutere, ma alla fine il suo messaggio è chiaro: siamo stati vincenti finora, dobbiamo ripetere il successo anche con le nuove minacce del XXI secolo.”
Ha dichiarato davanti a una platea composta da esperti in difesa e sicurezza:
“Vogliamo un’Europa forte. Crediamo che l’Europa debba sopravvivere, perché le due grandi guerre del secolo scorso ci ricordano che il nostro destino è, e sarà sempre, intrecciato.”
Wadephul ha poi precisato:
“Ovviamente ha sollevato questioni su cui risponderemmo diversamente, dalla migrazione, ai quadri normativi digitali, senza dimenticare le libertà di espressione.”
Una perla su tutte: la sua recente idea di “acquistare” la Groenlandia, la tranquilla isola danese, ha fatto saltare sulla sedia parecchi leader europei, che però hanno sorriso con discrezione, forse memori delle più recenti lezioni di diplomazia internazionale a stelle e strisce.
“Il messaggio è che Stati Uniti ed Europa sono intrecciati, lo sono stati e lo saranno. Questo è importante. Certo, non sempre vediamo le stesse cose nello stesso modo, e questo resterà. Ma si può sempre lavorare da qui.”
‘Demolire l’Europa’: Una Lezione Infinita
Kaja Kallas ha espresso un senso di esasperazione per quanto riguarda la moda del momento, la demonizzazione dell’Europa, con una punta di ironia:
“Ogni volta che sento queste critiche all’Europa, mi chiedo: qual è l’alternativa? Perché buttare giù è così trendy?”
Sembra che la brillante analisi di Marco Rubio abbia sollevato un mare di elogi e un pizzico di sano scetticismo, anzi, no – più che altro un’ondata implacabile di critiche da ogni angolo d’Europa. Perché, come ben sappiamo, quando un americano parla di politica estera, gli europei devono prontamente schierarsi, o meglio, imparare a smettere di sbadigliare davanti al teleprompter.
Benjamin Haddad, Ministro Delegato per l’Europa in Francia, ha avuto il piacere di ricordarci quanto sia “divertente” che per gli europei la cosa più importante sia commentare il discorso degli americani, come se non avessimo altro da fare. Insomma, altro che concentrarci sulle nostre questioni interne, meglio sorbirci le perle da oltreoceano, no?
In pratica, secondo Haddad, dovremmo abbandonare l’illusione di aggrapparci a qualche parola carina sentita a metà del discorso e smettere di premere il tasto “snooze” politico, come se un discorso potesse risolvere i nostri problemi al mattino.
Meglio focalizzarci su di noi, sulla nostra capacità di difenderci, sul sostegno reale all’Ucraina e, soprattutto, sulla tremenda minaccia che Russia rappresenta per tutte le nostre nobili democrazie europee. Ah, e ovviamente, sulla competitività, quella cosa che dovremmo avere ma che sembra sempre dimenticata sotto qualche pila di burocrazia.
La retorica dell’indipendenza europea: sogno o realtà?
Wadephul, in un’intervista a CNBC, ci ha fatto il favore di ricordarci che l’Europa sta “lavorando per diventare più indipendente”, una frase rassicurante che lascia però il dubbio su quanto questa indipendenza sia concreta o solo un esercizio retorico degno di uno spot istituzionale.
Secondo lui, richiedere “più sovranità europea” significa che la riceveremo, come se fosse una consegna su Amazon Prime. Dimentichiamo le lungaggini e le infinite trattative: basta chiedere e—voilà—arriva la sovranità, bella e pronta.
Ovviamente, Wadephul non manca di sottolineare la svolta epocale: l’Europa non è più la sua dolce diletta dipendente di un tempo, ma ora cerca nuovi partner globali come Giappone, India e Brasile. Roba che nemmeno in un romanzo di fantapolitica si vedevano tanti amori internazionali così rapidi e strategici.
Quindi, il nuovo “ordine globale” sarà fatto di legami fedeli con gli alleati storici, conditi però da partner freschi e profumati, perché nulla dice “forza” come una lista di contatti da business meeting coordinato da qualche istituto di lobby poco trasparente. Che bella prospettiva per l’Europa, una rete diplomatico-commerciale degna del miglior cocktail internazionale.



