Europarlamentari pronti a riaccendere la fiamma sulle illuminanti proposte di Turnberry per il commercio UE-USA — perché cosa potrebbe andare storto?

Europarlamentari pronti a riaccendere la fiamma sulle illuminanti proposte di Turnberry per il commercio UE-USA — perché cosa potrebbe andare storto?

Dopo un vivace pomeriggio di riunione tra i cosiddetti relatori ombra del comitato (ovvero i rappresentanti politici reclutati per districarsi nella giungla legislativa legata al famigerato accordo di Turnberry), Bernd Lange (S&D, Germania) ha allietato i presenti annunciando che una maggioranza di queste truppe scelte ha deciso – udite udite – di riprendere il lavoro su due proposte legislative legate a quel capolavoro di diplomazia called Turnberry. E, attenzione, il voto potrebbe addirittura avvenire al prossimo incontro del comitato, previsto per martedì 24 febbraio. Che suspense.

Dunque, i membri del Comitato per il Commercio Internazionale sembra proprio che vogliano fare sul serio: spingere avanti il lavoro su queste due proposte legislative con la rapidità che si addice a chi ha al cuore la sovranità e l’integrità territoriale dell’Unione Europea e dei suoi stati membri. Sempre, ovviamente, nel caso in cui gli Stati Uniti si degnassero di rispettare tali principi e aderire ai dettami sacri del cosiddetto Turnberry Deal.

In questa “nobile” atmosfera, è stato anche deciso (perché mica poteva mancare) di includere tra i motivi di sospensione delle preferenze tariffarie previste nelle due proposte, minacce agli “interessi essenziali di sicurezza” dell’Unione o dei suoi stati membri. Dettaglio da non sottovalutare, incluso il solito tocco magico dell’integrità territoriale. Insomma, gli ingredienti per un bel polpettone diplomato perfetto ci sono tutti.

Un po’ di retroscena per non perdere il filo

Facciamo un salto indietro al lontano luglio 2025, quando Unione Europea e Stati Uniti hanno raggiunto un “accordo politico” su tariffe e questioni commerciali. Un bell’accordo, che ha preso il nome altisonante di Turnberry Deal. Nel clou di agosto 2025, hanno anche rilasciato un comunicato congiunto che ha svelato i dettagli di un fantomatico accordo quadro UE-USA.

Subito dopo, la Commissione Europea ha pubblicato due proposte legislative, ingenue nella loro semplicità, con l’obiettivo di mettere in pratica alcuni aspetti tariffari di questo glorioso accordo quadro. Da qui il compito – immane – del Comitato per il Commercio Internazionale: traghettare queste proposte attraverso il labirinto burocratico del Parlamento e negoziare con gli stati membri per definire la forma definitiva dei dazi doganali per l’import di merci dagli Stati Uniti. Un lavoro da santi, davvero.

Ovviamente, non si può fare a meno di notare che tutta questa eleganza politica serve a mascherare una realtà piuttosto illuminante: l’UE si ritrova a dover sperare di non vedere calpestate le sue pretese sovraniste da uno degli alleati più invadenti che esistano sulla scena globale, con la costante spada di Damocle delle tariffe pronte a scattare come cartoni animati quando qualcuno alza troppo la voce.

Così, tra belle parole e tattiche diplomazie, il Turnberry Deal prosegue nel suo movimento lento e inesorabile, come una partita a scacchi dove tutti sono convinti di vincere, ma nessuno sa se alla fine tutto questo teatrino avrà più valore di una semplice trattativa di mercato. Nel frattempo, spettatori incantati possono solo prendere appunti e attendere il prossimo episodio.

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