Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha fatto sapere mercoledì che alcune zone d’Europa ormai non sono più riconoscibili, come se fosse un viaggio di ritorno nell’inferno dei souvenir, ammettendo che il Vecchio Continente “non sta andando nella direzione giusta”. Che rassicurazione per chi pensava fosse una rotta ben definita!
Durante il suo attesissimo discorso al Forum Economico Mondiale di Davos, in Svizzera, Trump ha decantato quella che lui chiama una crescita economica “mai vista prima in nessun altro Paese” – probabilmente un’esagerazione da manuale del vintage narcisismo politicamente scorretto.
Il caro presidente si è lagnato che, quando gli amici tornano da certe aree europee, “non le riconoscono”, e chiaramente non in senso positivo, ma con un peso di negatività che si può sentire fin dall’altro lato dell’Atlantico. Per la cronaca, dice proprio così:
“Gli amici tornano da posti diversi – non voglio offendere nessuno – e dicono: non lo riconosco. E non è in senso positivo, è in senso molto negativo.”
Subito dopo, nel classico amore condizionato da interessi geopolitici, ha aggiunto: “Amo l’Europa e voglio vedere l’Europa andare bene, ma non sta andando nella giusta direzione”. Il che, ovviamente, rende tutto più urgente e grave, visto che a pronunciare questa sentenza è proprio lui, che per prima cosa sembra aver perso la bussola tra un tweet e l’altro.
La Groenlandia: il grande affare che forse non ci interessa ma fa tanto rumore
Il discorso arriva a pochi giorni da un’altra delle trovate più brillanti di Trump: la sua esplicita volontà di annetteresi la Groenlandia – sì, proprio l’isola ghiacciata che i più considerano da sempre territorio danese, e su cui lui pretende di aprire “negoziati immediati”. Una brillante mossa che ha fatto sobbalzare allegramente alleati e mercati un po’ ovunque.
Da tempo il presidente statunitense insiste sull’acquisto dell’isola artica, dichiarando con la proverbiale fermezza tutto il suo “non si torna indietro” perché vuole questa “guerra fredda 2.0” sulle risorse polari e il prestigio storico. Con tanto di minaccia di dazi crescenti su ben otto Paesi europei che si oppongono, un evangelista del buon senso certamente in azione.
Questa escalation di toni e minacce ha rapidamente innalzato la temperatura delle relazioni transatlantiche, con effetti altamente calmanti che ricordano quei drammi in prima serata a cui nessuno sfugge, a meno che non sia un fan di Emmanuel Macron. Il presidente francese ha infatti lanciato un severo monito, senza mai nominarlo, su un possibile mondo “senza regole” dominato da bulli, sembianze che i suoi pensieri hanno prontamente vestito con la faccia del tycoon a stelle e strisce.
Mark Carney, primo ministro canadese, ha aggiunto il suo contributo al Forum elvetico, ricordando che “l’ordine antico non tornerà” e avvertendo che “la nostalgia non è una strategia.” Con una sintesi degna di un manuale di geopolitica aggiornato, ha definito il nuovo scenario come “un sistema di rivalità tra grandi potenze, dove i più forti usano l’integrazione economica come mezzo di coercizione.” Dunque, benvenuti nel nuovo caos orchestrato da leader sopra le righe e da tattiche che non lasciano scampo.



