Missione compiuta per la Roma, che riesce a strappare un prezioso 1-1 in casa del Panathinaikos, sapendo infilarsi nell’agguato della qualificazione diretta agli ottavi di Europa League. Il tutto nonostante sia rimasta in 10 per quasi tutta la partita. Un piccolo capolavoro di sofferenza e resistenza, mica pizza e fichi. Grazie a questo risultato, la squadra di Gian Piero Gasperini potrà finalmente concentrarsi sul campionato, almeno fino al prossimo 12 marzo, evitando così di scomodarsi con i playoff.
Peccato però per il Bologna, che nemmeno uno schiacciante 3-0 contro il Maccabi Tel Aviv è bastato per entrare nella prestigiosissima lista degli otto migliori, quelle teste di serie da cui nessuno vuole scappare. Così i rossoblù dovranno accontentarsi di partecipare agli spareggi, semifinale di un campionato dentro al campionato fissata per il 12 e 19 febbraio, con la possibilità di affrontare la Dinamo Zagabria o il Brann. Nulla di meno.
Invece, direttamente agli ottavi, con il privilegio del pass automatico, sono approdati – giusto per citare qualche nome noto – Lione, Aston Villa, Midtjylland, Betis, Porto, Braga, Friburgo e chiaramente la poliedrica Roma. La vita, si sa, è una questione di dettagli.
Roma agli ottavi: l’1-1 sofferto ad Atene con dieci uomini
Ad Atene, in uno stadio che sembra più un cantiere aperto che un tempio del calcio, Gasperini si diverte a fare il giocoliere con gli attaccanti. Via i canonici, dentro l’esordio offensivo affidato a Pellegrini e Soulé, con Pisilli pronto a inserirsi. Tutto questo perché mancano tra le liste Uefa i nuovi arrivi come Malen. Ovviamente, perché avere un attaccante di ruolo quando puoi improvvisare? Il centrocampo è una festa: Celik, El Aynaoui, Cristante e Tsimikas. Per non farci mancare nulla, in porta si rivede Gollini, supportato dalla difesa con Mancini, Ziolkowski e Ghilardi. Tra le riserve anche la sorpresa di Dybala, miracolosamente ristabilito dal suo ginocchio ballerino.
Sulla panchina greca, poi, c’è il vecchio marpione Rafa Benitez, nostalgico di un calcio italiano che ormai si vede solo attraverso le foto di famiglia. L’allenatore schiera un più classico 3-4-3 con il capitano Bakesetas e Siopis registi di centrocampo.
I giallorossi partono in quinta, quasi che fossero tornati nelle preferite per una caccia al gol. Pellegrini al 7’ sciupa un’occasione d’oro regalata da un’incertezza del portiere Lafont. Ma come sempre succede in queste storie, la fortuna gira le spalle: al 15’ Mancini viene sbattuto fuori dal campo con un’espulsione diretta per fallo da ultimo uomo su Pantovic. L’arbitro, inizialmente magnanimo con un ammonimento, viene corretto da quel figlio prediletto del Var. Decide quindi per il cartellino rosso: giustizia è fatta, a modo suo.
Il gol che salva la qualificazione: lo splendido pareggio di Ziolkowski
La Roma comincia a sentire la pressione del 10 contro 11. I padroni di casa crescono, si fanno pericolosi, rischiando di punire più volte. Il momento più agitato arriva al 37’, quando il giovane Katris si inventa un tiro da lontano che si schianta malamente contro la traversa. Fortuna o sfortuna? Solo gli dei del pallone lo sanno.
Nel secondo tempo Gasperini toglie Soulé inserendo Ndicka, un cairone tattico, purché non peggiori la situazione. La difesa tiene il campo, ma l’imprevedibilità si chiama Ghilardi: un errore madornale al 60’ consente all’argentino Taborda di insaccare, portando in vantaggio il Panathinaikos. La Roma si ritrova così momentaneamente fuori dai giochi diretti per gli ottavi.
Ma come in ogni buon dramma calcistico, ecco arrivare la riscossa. L’epica firma sul pareggio è di Ziolkowski, che all’80’ regala il meritato 1-1. Fischio finale: qualificazione piazzata in cassaforte, e applausi per la sopravvivenza da vendere.
Bologna spettacolare ma… non abbastanza
Passando al Bologna, lo spettacolo è assicurato, peccato che il biglietto non basti per accedere direttamente agli ottavi. Il 3-0 contro il Maccabi Tel Aviv – gara giocata sul campo neutro di Backa Topola in Serbia, perché in fondo fare il bello all’estero è sempre più glam – è sì una vittoria convincente ma soffre di una fastidiosa componente detta “non abbastanza”.
L’allenatore Italiano, in uno slancio di saggezza, opta per non rischiare troppo e schiera in campo nomi come Castro, Rowe e Ferguson. Un pensierino a Orsolini dall’inizio, mentre sedeva in panchina Bernardeschi, forse a studiare la partita come se fosse un esame universitario.
Il Bologna domina il campo a senso unico: una decina di occasioni solo nel primo tempo, quasi una terapia d’urto verso il portiere avversario Melika. Al 35’ arriva il gol di Rowe, protagonista di un facile tap-in dopo un pasticcio di Melika su un tiro di Moron.
Il secondo tempo si apre con un solitario e sublime gol di Orsolini al 47’, che trasforma una delle sue magie in realtà. Quando il gioco sembra finire, al 94’, il sigillo finale lo mette Pobega per un 3-0 che, purtroppo, fa solo da contorno a quella qualificazione agli spareggi che fa tanto “meglio di niente”.
Insomma, la partita perfetta non è bastata. Ma, diciamolo, almeno la compagnia degli spareggi sembra una buona occasione per altre emozioni, dubbi e qualche rimpianto. D’altronde, se nel calcio tutto fosse facile, che gusto ci sarebbe?



