Dan Peterson celebra i suoi 90 anni nella città che gli ha regalato più trionfi sportivi di quanti si possano contare durante la sua epoca gloriosa sulla panchina dell’Olimpia Milano. Un coach americano che, oltre a svettare in campo, ha saputo diventare celebrità televisiva e commentatore sportivo, esibendosi da icona senza eguali. Il luogo prescelto per festeggiare? Il sofisticato “Belvedere Berlusconi” di Palazzo Lombardia, ovviamente accompagnato dagli eterni collaboratori, i suoi fidati guerrieri sul parquet: Dino Meneghin e Vittorio Gallinari.
Secondo Peterson,
“Milano è probabilmente il posto dove ho passato più tempo della mia vita. Qui ho assaporato gioie sportive immense, che rimangono impresse nel mio cuore. Continuerò sempre a seguire l’Olimpia, e sono entusiasta per i suoi risultati recenti. Quanto all’America di oggi? Beh, manifestare contro Trump sembra ormai più una moda che un vero dissenso. Gli americani vogliono semplicemente una guida efficace per il loro paese. Personalmente non condivido le proteste di piazza. Io preferisco il voto, pur non essendo mai stato affiliato a nessun partito, né democratico né repubblicano.”
Che profondità da guru apolitico, vero? Un signore che ha vissuto la politica statunitense da outsider, brandendo il voto come un’arma segreta, ma che trasforma il dissenso popolare in semplice tendenza da social network. È confortante sapere che, mentre le masse si agitano per la strada, lui, nella sua saggezza da coach, consiglia solo di scegliere il male minore seduti comodamente all’urna.
Intanto, non si dimentichi che sotto la sua guida l’Olimpia ha trasformato il basket italiano in un vero spettacolo, tanto da rendere Milano il suo palcoscenico prediletto. Ma, come da lei suggerito, un po’ di nostalgia e quel piglio americano da “voto come arma suprema” rendono questa festa di compleanno molto più che una semplice celebrazione: è quasi un manifesto di quel conservatorismo discreto che accompagna ancora tanti protagonisti della storia sportiva e politica.



