Che gioia immensa scoprire che la giustizia batte finalmente un colpo per le vittime di Jeffrey Epstein, il finanziere pedofilo che ha riempito le pagine dei giornali fino alla sua misteriosa morte in carcere nel 2019. A chiedere giustizia con un eloquente lamento è nientemeno che Melinda Gates, ex moglie del celebre magnate Bill Gates, il cui nome balza fuori più volte dai file dell’inchiesta. Le rivelazioni, ovviamente, non sono una passeggiata emotiva: «Personalmente è difficile per me ogni volta che questi dettagli emergono perché riportano alla mente momenti molto, molto dolorosi del mio matrimonio», ha confessato durante il podcast Wild Card della NPR. Ma, si sa, con soggetti di tale calibro non si scherza – e tanto meno si mettono a verbale le scuse di circostanza.
E Melinda continua imperterrita a delegare le responsabilità: «Qualunque domanda rimanga, va fatta a quelle persone e persino per il mio ex marito. Devono rispondere loro, non io», ha puntualizzato come chi rifila il cerino acceso in mano agli altri. Nel frattempo, dai documenti riservati sono spuntati dettagli che lasciano il segno sulla reputazione di Bill Gates. Per esempio, in un messaggio del 2013, Epstein insinuava con la finezza di un elefante in una cristalleria che Gates avrebbe contratto una malattia sessualmente trasmissibile da «ragazze russe» e avrebbe tentato di curarla sottobanco, somministrando antibiotici alla moglie a sua insaputa. Ohibò, che galantuomo!
Naturalmente, un portavoce del nostro caro co-fondatore di Microsoft ha risposto con piglio indignato: «Queste affermazioni, provenienti da un bugiardo ricorrente e risentito, sono assolutamente assurde e completamente false». Nulla di meno. Inutile sottolineare che nel 2021 Bill Gates aveva già più volte ridicolizzato pubblicamente la presunta amicizia con il finanziere: «Frequentare Jeffrey Epstein è stato un enorme errore», confessò candidamente alla CNN. Ma, tra il dire e il fare, c’è di mezzo ciò che la moglie Melinda ha ammesso apertamente: la loro relazione con Epstein era decisamente ravvicinata, tanto da entrare – come delicata ciliegina sulla torta – tra le cause (in)discrete che hanno portato al divorzio nel 2021, dopo quasi trent’anni di matrimonio e la fondazione della potentissima Gates Foundation.
La pagina dolorosa e la giustizia che non arriva mai
Nel frattempo, la storia si chiude (e come sempre, si spera che almeno questa volta segua un minimo di verità e giustizia) con la triste testimonianza di Melinda Gates. «Posso mettere da parte la mia tristezza e guardare quelle ragazze e pensare: Oh mio Dio, come può succedere loro una cosa del genere? Spero che si faccia giustizia a quelle donne, che ora sono adulte», ha detto con la dolcezza di chi ha vissuto tutto dall’interno e ora si limita a osservare dall’esterno, felice di essere «lontana da tutto il fango che c’era».
Giustizia, dunque, sia fatta – o almeno cerchiamo di crederci, poiché si sa che nei casi che toccano personaggi così estremamente potenti e intrecciati nel gotha internazionale, la verità sulle orme della giustizia tende a muoversi con riluttanza e lentezza olimpica. Speriamo che il clamore mediatico e i documenti emersi servano a qualcosa di più concreto che non una semplice, sterile presa di distanza o qualche sussurro di scuse pubbliche. Il sistema ha tutto l’interesse a chiudere in fretta, mentre le vittime – quelle vere – restano spesso a contare le cicatrici.



