Energie rinnovabili: l’Italia finalmente si accorge di non poter farne a meno

Energie rinnovabili: l’Italia finalmente si accorge di non poter farne a meno

Davvero geniale la soluzione proposta da Europa, BCE e persino dalla ritardataria Banca d’Italia per affrontare la crisi dei combustibili fossili: accelerare energeticamente verso il futuro, puntando tutto sulle energie rinnovabili e sull’elettrificazione. Ovviamente, a beneficio non solo dell’ambiente, ma pure di quella vecchia chimera chiamata efficienza energetica. Come se fosse una novità: una pompa di calore elettrica è almeno tre volte più efficiente di una caldaia a gas, e un’auto elettrica batte a schiacciante distanza una tradizionale macchina a benzina. Sul palcoscenico europeo, l’Italia si è sicuramente aggiudicata il premio sfortunatissimo per essere stata la più colpita dall’emergenza energetica del 2022, subendo costi e rischi da capogiro, e sorpresa, sorpresa, oggi è ancora lì a brancolare nel buio, dipendente dai soliti combustibili fossili importati. Che novità! Invece di correre verso la tanto decantata transizione, abbiamo preso una bella pausa di riflessione, perdendo tempo prezioso. Solo che la crisi si è fatta più acuta, i costi si sono imbizzarriti e i soldi pubblici che un tempo tamponavano qualche falla ora scarseggiano miseramente. Ecco a voi la ricetta perfetta per un altro disastro energetico italiano.

Guardate un po’, il Governo – perennemente alle prese con l’arte di chiedere e non spendere – ha appena richiesto a Bruxelles uno sconto sulle regole europee di bilancio, per poter destinare più risorse alle spese energetiche. E il colmo? Siamo il Paese che ha intascato il maggior numero di fondi europei, ma non riusciamo a spenderli nemmeno a furia di sollecitare. Nel mentre, alla grande festa del consumismo fossile, proponiamo una nuova dose di incentivi per i carburanti tradizionali: diamo un taglio alle accise sperando che questa medicina funzioni per l’ultimissima volta. Lezioni del passato? Proprio non le vogliamo imparare.

È diventato ormai evidente che serva un intervento deciso, ma di quelli seri, non le solite chiacchiere che ci siamo sorbiti finora. In cima alla lista degli ostacoli c’è il paradosso italico per eccellenza: il clamoroso stallo imposto dal tandem criminale formato dal Ministero della Cultura e dalle inquietanti Soprintendenze. Questi guardiani del patrimonio hanno trasformato il no a prescindere in un’arte, specialmente contro l’eolico, anche quando le regole permetterebbero tranquillamente di realizzare nuovi impianti. Un livello di burocrazia degno di un film comico, se non fosse tragicamente reale.

Lo stallo delle rinnovabili e chi lo alimenta

Basterebbe, per esempio, stabilire che il parere delle Autorità paesaggistiche – ovvero quel connubio letale tra Ministero della Cultura e Soprintendenze – sia vincolante solo per i progetti nelle aree dichiarate a rischio, perché sotto altre zone dovrebbe valere solo come parere obbligatorio, ma non vincolante. Un’idea rivoluzionaria, vero? Così il Ministero della Transizione Ecologica (MASE), dopo aver ottenuto il placet positivo dalla mitica Commissione PNRR-PNIEC—dove siedono magicamente anche rappresentanti del Ministero della Cultura, delle Regioni, delle Province Autonome e un folto gruppo di esperti qualificati—potrebbe finalmente firmare l’autorizzazione ambientale. Fantascienza? No, solo un puro buon senso ignorato fino a oggi.

E per non lasciare il tutto nelle nebbie burocratiche indefinite, servirebbe una norma che imponga un termine perentorio di appena 90 giorni per concludere i procedimenti autorizzativi regionali, e magari introdurre quel concetto rivoluzionario chiamato silenzio assenso per punire le Regioni più lente o pigre. Un modo semplice e democratico per evitare la paralisi infinita dei progetti rinnovabili, che è l’ennesimo regalo alla galassia fossile.

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