Emissioni dei trasporti risolto con un solo metodo di calcolo perché complicarsi la vita?

Emissioni dei trasporti risolto con un solo metodo di calcolo perché complicarsi la vita?
Unione Europea: una metodologia standardizzata per calcolare le emissioni di gas serra (GHG) nel settore dei trasporti. Sì, proprio quello che mancava per rendere tutto ancora più complicato e burocratico, ma con la nobile scusa di “salvare il pianeta” e, ovviamente, di mettere un freno al greenwashing cosmico che tanto piace alle multinazionali del trasporto.

La novità del momento è che, finalmente, si potrà confrontare in modo “trasparente” – parola magica – l’impatto ambientale dei diversi mezzi di trasporto in tutta la Unione Europea. Idee semplici e lineari? Macché: tutto questo solo se le aziende decideranno spontaneamente di calcolare le loro emissioni di gas serra o se glielo imporranno altri regolamenti comunitari, cosa ben probabile. Ma attenzione: nel caso decidano di farlo, la metodologia da seguire sarà una e una sola, standardizzata, proprio come una ricetta imposta dall’alto.

Il principio base, mica da poco, è contare le emissioni generate durante l’uso del veicolo e la fornitura dell’energia per farlo muovere. Ovviamente, per mantenere un briciolo di credibilità, si dà priorità ai dati “primari”, ossia quelli raccolti direttamente dagli operatori, piuttosto che alle solite stime o valori predefiniti. E, giusto per non far sentire esclusi i piccoli, ci saranno incentivi per chi misura davvero le proprie emissioni. Che gesto carino!

Un sollievo per le piccole imprese, o quasi

Chi teme che tutto questo procedimento mortifero rischi di affossare piccole e medie imprese, può tirare un mezzo sospiro di sollievo. L’Unione Europea ha promesso di sviluppare, entro quattro anni, un calcolatore pubblico, semplice e gratuito, con tanto di manuale d’uso per facilitare la vita a chi, per dimensioni e risorse, potrebbe sentirsi schiacciato da un’immane burocrazia. Un regalo che suona un po’ come “non temete, fra quattro anni vi daremo uno strumento per semplificarvi la vita mentre nel frattempo vi spiegate come fare da soli”.

Il ciclo di vita: un’idea futuristica, ma forse forse…

Per i più pignoli, la stessa metodologia sa perfettamente che il calcolo attuale non traccia affatto l’intero ciclo di vita delle emissioni: niente fabbricazioni, manutenzioni o fine vita dei veicoli. Ma niente paura: si lascia la porta aperta per un’eventuale espansione del metodo, entro quattro anni dall’entrata in vigore delle nuove regole. A quel punto, se e quando i dati e le progressioni internazionali lo consentiranno, si potrà pensare di includere tutto il ciclo di vita. Ovviamente, nessuna garanzia, solo una “valutazione” a futura memoria.

Antonio Decaro, relatore della Commissione Ambiente, ha commentato con l’applauso convinto dei portavoce dell’ovvio:

“Con questo accordo stiamo introducendo un nuovo quadro normativo che rappresenta un importante passo avanti per la trasparenza e l’affidabilità dei dati ambientali nel settore dei trasporti. Promuovendo l’uso dei dati primari, assicuriamo una misurazione più accurata delle emissioni di gas serra, coerente con gli obiettivi climatici europei. Questo invia anche un forte segnale ai consumatori, che potranno fare scelte più informate e trasparenti.”

Aggiunge Norbert Lins, relatore della Commissione Trasporti, con la saggezza che conosciamo:

“Le nuove regole faciliteranno alle imprese la corretta rendicontazione delle loro emissioni di gas serra. L’accordo include incentivi dedicati alle piccole e medie imprese per applicare lo standard ISO senza soffocarle sotto oneri amministrativi eccessivi. Inoltre, le PMI avranno accesso a uno strumento di calcolo gratuito, rendendo più semplice la loro partecipazione a una misurazione migliorata – compresa l’opzione di usare dati primari. Inoltre, la valutazione del ciclo di vita rimarrà sul tavolo per il prossimo futuro, segnale di un continuo sviluppo e attenzione in quest’area. Questa analisi continuerà a rafforzare la robustezza e trasparenza dei calcoli delle emissioni man mano che il quadro normativo evolve.”

In attesa di reali effetti

Insomma, dopo tanto parlare e intavolare accuse di emissioni e responsabilità, il trattato preliminare ha ancora bisogno della benedizione finale di Consiglio e Parlamento Europeo. Se tutto procede secondo i piani, e con qualche eccezione sparsa qua e là, queste regole entreranno in vigore non prima di quattro anni e mezzo dall’ufficializzazione. Quindi, nel frattempo, possiamo tutti dormire sonni tranquilli mentre si continua a misurare e promettere un pianeta più verde… nel futuro, forse.

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