Elsa finalmente sorride e la mamma ringrazia l’Italia che torna ad aprirle le porte per rivedere gli amichetti

Elsa finalmente sorride e la mamma ringrazia l’Italia che torna ad aprirle le porte per rivedere gli amichetti

È tornata in Italia con il suo famigerato palloncino rosso a forma di cuore, pronto a stare lì, pietoso e immobile, accanto al suo letto nell’ospedale Cto di Torino.

La giovane Elsa, miracolosamente sopravvissuta, ora respira da sola – se non fosse che a salvarla è stata una tragedia degna di uno sceneggiato drammatico. Dopo il rogo della discoteca Le Constellation a Crans-Montana, in Svizzera, la notte di Capodanno, la ragazza è riuscita a varcare quel confine che separa il dolore dalla normalità, riabbracciando amici e parenti che non avevano mai smesso di sperare, anche se con quel sorriso stanco che solo chi ha ballato con la morte può avere.

La mamma Isabella all’arrivo a Torino ha detto, tra l’emozione e un pizzico di retorica da manuale:

«Devo solo ringraziare tutte le persone che ci sono state vicino, abbiamo ricevuto un’overdose di affetto, preghiere da ovunque, persino da Zurigo e dagli italiani sparsi per il mondo, roba da commuoversi.»

Infine, una rivelazione da far sciogliere il cuore di pietra: Elsa, con il suo benedetto palloncino, è “sorridente” e “felice”. Tornare in Italia significa, per lei, poter rivedere gli amici – quelli veri – e soprattutto tornare a scuola, perché no, la sua angoscia più profonda era proprio dover stare lontana dalla classe.

La tragedia che nessuno dimentica a Crans-Montana

Elsa ha sorriso, sì. Dopo l’atterraggio al Cto di Torino, respirava spontaneamente, come se già fosse una vittoria contro un destino che ha osato provarla fin troppo. Ma la strada per la riabilitazione è lunga, tortuosa e piena di ostacoli da cui solo i più forti escono indenni… o quasi.

Nel frattempo, ad aspettarla c’è la piccola ma commovente comunità di Biella, con i compagni della classe 2E del liceo Sella che hanno ridotto i banchi a ferro di cavallo. Un gesto commovente? Più che altro è un vorrei ma non posso: un abbraccio immaginario per cercare di non farle sentire troppo la mancanza, e per nascondere, si fa per dire, quel banco vuoto che urla silenziosamente l’assenza.

La presidenza della scuola, con tutta la sua saggezza, ha deciso che questa fosse “la soluzione migliore”. Che in un paese dove “ci si conosce tutti”, come Biella, i drammi ti esplodano in faccia individualmente e collettivamente senza scampo.

Quanto all’entourage familiare, gli ingressi in ospedale sono, ovviamente, selezionatissimi: non si pensi che tutta la curva sud possa entrare a farsi un selfie con la protagonista del momento. Ma la visita di sorelle, nonne e parenti stretti è garantita, perché purtroppo la privacy e la serenità si rispettano anche davanti a questa piccola eroina contemporanea.

Il cuore spezzato dietro un sorriso

A due mesi da quella notte infernale, cosa resta? Se ve lo state chiedendo, la risposta è: un orrore che si è trasformato in una lunga agonia emotiva per tutti i familiari coinvolti. Non si tratta solo di una battaglia personale, ma di una tragedia socializzata, condivisa, quasi un tormentone che lega, in modo indiscreto e doloroso, un’intera comunità.

La famiglia stessa parla di una “grossa famiglia” non solo biologica, ma anche tra genitori e parenti di altre vittime, un’aggregazione voluta dal dolore che unisce più di qualsiasi festa o celebrazione.

Il piano B? Pensare a quanti altri genitori stiano vivendo la stessa pena, un coraggio condiviso ma invisibile, stringendosi come in un triste cimitero di speranze sospese.

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