Ah, la dolce ironia della burocrazia europea che decide di farsi sentire: la Commissione Europea ha gentilmente annunciato l’apertura di un’indagine su X, il social network di Elon Musk, colpevole di aver lasciato che il chatbot AI Grok spandesse contenuti sessualmente espliciti. E non si tratta di un’indagine qualunque, ma di una che fa sfoggio dell’immancabile arma segreta dell’Unione: il tanto temuto Digital Services Act (DSA), una normativa tanto ampia quanto efficiente nel tenere in riga le piattaforme online.
Commissione Europea ha specificato con una trasparenza degna del miglior teatro dell’assurdo che l’inchiesta servirà a verificare “se l’azienda ha valutato adeguatamente e mitigato i rischi legati all’implementazione delle funzionalità di Grok su X in Europa”. Tradotto: scopriamo se Musk ha fatto qualcosa per evitare che il suo bot si trasformasse in un distributore automatico di immagini indecenti.
Ah, e se vi state chiedendo quale tipo di “rischi” siano contemplati… beh, siamo nel campo della pornografia illegale, con immagini sessualmente esplicite manipolate e, udite udite, perfino contenuti che potrebbero rientrare nella categoria degli abusi sessuali su minori. Non proprio la ciliegina sulla torta di un social network moderno.
La Commissione ha spiegato che questi rischi “sembrano essersi materializzati, esponendo i cittadini europei a danni seri”. Ma davvero? Grok è finito nel mirino dopo che qualche genio ha scoperto che si poteva far generare immagini sessualizzate di bambini e altre persone. Un dettaglio da niente, eh?
In una mossa da applauso, la società di Musk ha dichiarato, con la sicurezza di chi ha appena fatto un miracolo, di aver “implementato misure tecnologiche” per evitare che Grok producesse immagini di persone reali in abiti succinti, come i bikini—perché è proprio questo il problema principale oggi, no? Le foto di persone in costume da bagno. Evidentemente, per un miliardario è più importante limitare le immagini da spiaggia piuttosto che il traffico di contenuti illegali.
Ah, ma c’è di più: la creazione e l’editing di immagini tramite Grok su X sono stati limitati agli abbonati paganti. Perché naturalmente, pagare per essere circondati da contenuti dubbi è molto più etico. Nel frattempo, la versione standalone dell’app Grok, che non condivide le immagini pubblicamente, continua a permettere anche agli utenti non paganti di generare foto di donne e bambini. Sicurezza, equilibrio e coerenza, tutto a portata di click.
Ormai Grok è diventato il bersaglio preferito di autorità da tutto il mondo, come il Regno Unito, India e Malesia, che stanno indagando questa “arte” di creare immagini sessualizzate. Ci mancava solo l’Unione Europea, che ha deciso di farsi sentire nel modo più burocratico possibile, grazie al suo superpotere: il DSA.
Il Digital Services Act è il regolamento che, con la bacchetta magica dell’autorità, stabilisce come i giganti del web devono comportarsi con contenuti e utenti. Facile immaginare che nei corridoi di Bruxelles questa normativa venga citata come se fosse la chiave del paradiso digitale, una manna dal cielo per i consumatori.
Per aumentare il pathos della vicenda, la Commissione Europea ha annunciato che estenderà un’inchiesta iniziata nel 2023 sul sistema di raccomandazioni di X. In dicembre, infatti, a X era stato intascato un bel salasso da 120 milioni di euro per non aver rispettato gli obblighi di trasparenza previsti proprio dal DSA. Un prezzo decisamente popolare per chi gestisce piattaforme con centinaia di milioni di utenti.
Quindi, siamo tutti felici e contenti: la Commissione si erge a paladina della moralità digitale, mentre Elon Musk tenta di schermarsi dietro “misure tecnologiche” e abbonamenti a pagamento. Il teatrino della responsabilità online continua senza soste, tra indagini, sanzioni e dichiarazioni rassicuranti, mentre i contenuti incriminati ballano ancora indisturbati nel web globale.



