Un’altra brillante puntata di “E dimmi che non vuoi Sanremo”, la newsletter a firma Paola Italiano, mi ha dato lo spunto per riflettere su una perla social lanciata da un telespettatore straniero durante la seconda serata, ovvero: “La Rai deve essere l’unico canale al mondo in cui la pubblicità ha il volume più basso del programma”.
È proprio vero, non basta addormentarci con contenuti discutibili, la vera arte sta nel farlo con la massima delicatezza, da buoni sonnambuli. Devo ammettere che la seconda serata è scivolata via con un pelo di più di varietà rispetto alla prima: immaginate, sul palco c’erano Can Yaman e Lillo. No, non sto scherzando, sarebbe bello se lo capissero anche gli stessi organizzatori.
Ovviamente non poteva mancare il triplo tuffo nel passato, con lo “squadra che vince non si cambia” dell’operazione nostalgia: un coro che si ostina a cantare “Si può dare di più”, come se volessimo proprio tornare indietro a quei tempi d’oro pre-covid, pre-social, addirittura pre-Muro di Berlino. Sì, perché a quanto pare Sanremo ambisce non solo a riportarci indietro nel tempo, ma proprio a quei giorni in cui, si diceva, eravamo ricchi e facevamo la carità invece di chiedere l’elemosina – una nostalgia che fa quasi piangere, vero?
Per fortuna ci pensa Elettra Lamborghini a catapultarci brutalmente nella realtà, raccontando di non aver riaperto occhio per via di “festini bilaterali” (mistero compreso se si tratti di un bolognese tanto stretto che pure a Budrio hanno fatto cilecca a capirla). L’ho trovata così genuina e simpatica che, perché non affidarle la conduzione del prossimo Festival in veste di direttrice artistica nascosta? Del resto, la gloriosa tradizione dei “figli di papà” ci ha già regalato momenti memorabili, tipo l’edizione del 1989, un’epoca in cui aspettavi con ansia la prossima gaffe di quei poveri ragazzi allo sbando.
Ah, e la Lamborghini che si lamenta della movida? Una perfetta vendetta del reggaeton. Chi la fa, l’aspetti.
La serata in pillole (per non addormentarci troppo)
Partiamo dalle Nuove Proposte, perché niente dice “spettacolo” come un’esibizione lampo e un eliminato fulmineo. Il mio cuore batteva per Mazzariello, ma ovviamente è già stato mandato a casa. Mi sarebbe pure piaciuto vederlo spaccare una chitarra a forma di cuore, stile Brian Molko, ma si sa, i giovani d’oggi sono molto educati. La verità, però, è che questa gara dei giovani così ristretta e rapidetta non fa davvero senso. Una volta Sanremo era un trampolino di lancio per favole che duravano decenni – si pensi ad Ramazzotti, Pausini, Giorgia. Ora, se mi si dice che non esistono più esordienti perché c’è lo streaming e i fenomeni da milioni di views nascono e muoiono in un soffio, forse Amadeus aveva ragione: una categoria sola, e che vinca il migliore. Si può ancora nominarlo, Amadeus?
Premio “outfit don Vito Corleone” va ovviamente a Achille Lauro, LDA e Aka 7even, trio che sul palco mi ha fatto temere più per un regolamento di conti che per un’esibizione canora.
Il Premio “La mia Liguria” va a Laura Pausini e al suo imperdibile genovese… o forse portoghese? Mistero linguistico degno di un thriller.
Il Premio Melatonina, invece, se lo consegno con affetto a Tommaso Paradiso. Non saprei dire se lo abbia conquistato pure sua figlia, ma sinceramente io l’ho già perso dopo i primi versi.
Premio Miglior Meme ai The Cerebros che con la foto di Chiello e la domanda “Come si sono conosciuti i tuoi genitori?” seguita dall’istantanea di Bugo e Morgan hanno regalato il momento più esilarante della serata.
Un riconoscimento speciale “Quello che le donne non dicono” va alle campionesse olimpiche, autorizzate a scendere le scale in tuta e sneakers senza l’assillo di dover scegliere il look. Libertà preziosa, non trovate?
Meta domanda da maestro: il conduttore chiede alla paralimpica “Ti sei allenata molto?”. Potremmo anche riuscire a pronunciare i nomi di questi straordinari atleti, magari presentandoli invece di farli materializzare magicamente sul palco dopo qualche clip, che ne dite? Usare la parola “dovere” quando parli di questi ragazzi non è certo un favore.
La battuta migliore, per la serie “grazie per l’illuminazione”, è stata di Conti: “Le Olimpiadi invernali commentate benissimo dalla Rai”. Grandioso, davvero.
Standing ovation per Fausto Leali, che ha cantato senza auricolari, dimostrando con semplicità che la voce vera non ha bisogno di autotune. E a proposito, quanto sono belle le canzoni? O meglio, quanto rimpiangiamo i pezzi di Toto Cutugno. Ecco, adesso ho capito: tutto ciò si chiama vecchiaia.
Gli highlight che non ti aspettavi
Il premio “E magari!” se lo aggiudica Laura Pausini, che mentre aggiusta l’asta del microfono borbotta: “Sono l’unica donna qui, faccio tutto io”. Già, peccato che mai, e dico mai, una donna abbia davvero fatto la direttrice artistica di Sanremo. Ma non disperiamo: prima o poi forse tutto il paese potrà migliorare grazie a questo eventuale miracolo.
La medaglia al coraggio spetta a Conti, che dopo aver pronunciato la parola “fascisti” si è azzardato a pronunciare anche “Fabio Fazio”, in colpo d’onore citando l’omaggio a Vanoni. Ora, forse ho capito perché insiste dicendo che sarà il suo ultimo Sanremo: non è una promessa, è una triste previsione.



