Economia in tilt? Ecco perché serve finalmente un po’ di disciplina, mica bacchette magiche

Economia in tilt? Ecco perché serve finalmente un po’ di disciplina, mica bacchette magiche

Il direttore generale della Banca dei regolamenti internazionali, in un gesto di rara generosità intellettuale, ha pensato bene di concedere un’esclusiva a La Stampa per illuminarci sullo stato dell’economia globale. Sorprendentemente, invece di regalarci qualche oroscopo monetario, ha lanciato un appello a governi e Stati affinché si diano da fare per gestire le sfide, naturalmente “monetarie, geopolitiche e tecnologiche”, che terrorizzano il mondo intero. Uno sforzo, eh, come se non ci fossero distrazioni più cruciali a livello planetario…

Non ci stupisce vedere una così spudorata richiesta di responsabilità da parte di chi proprio rappresenta un’enorme macchina burocratica che sa benissimo come complicare invece che semplificare. Ma ecco: i governi devono farsene carico, “affrontare le sfide”, come se il buon senso e la lungimiranza non fossero concetti ormai patrimonio del mito.

La solita minestra riscaldata della governance economica globale

Il signor Pablo Hernández de Cos ha avuto la brillante idea di esaminare con delicatezza certosina le “tendenze” attuali. Tradotto, ha fatto un elenco impeccabilmente noioso di tutte le crisi in corso: inflazione che ridefinisce il concetto di “sopportabile”, tensioni geopolitiche che rasentano l’umorismo nero e innovazioni tecnologiche che fanno storcere il naso a chi non vuole rinunciare al proprio status quo.

Il bello è che il direttore della BRI ci ricorda che tutto questo è nuovo e difficile da gestire — quasi fosse la prima volta nella storia dell’umanità che si affrontano sfide complesse. Dimentica di citare che le stesse istituzioni che ora chiedono “sforzi” sono spesso quelle che hanno contribuito a creare o perlomeno a non risolvere i problemi.

Appello ai governi: ma sembrano davvero disposti?

Ecco la gemma: scuotere i governanti dal torpore. Un appello tanto nobile quanto illusorio. Che i governi debbano scaldare i muscoli e fare squadra per governare sfide che travalicano confini nazionali è chiaro a tutti, tranne forse a loro stessi. Sono però ancora impegnati in battaglie interne, piccoli squilibri di potere e spettacoli mediatici che poco hanno a che vedere con la gestione reale delle emergenze.

L’invito sembra più una sveglia posticcia che qualcuno ha dimenticato di mettere in modalità silenziosa.

Le sfide tecnologiche: un Pandora’s box tra innovazione e paura

Nel discorso impeccabilmente criptico su tecnologia e innovazione, il pensiero si perde tra l’utopia del progresso e la disperazione di chi teme perdere il controllo. Il direttore generale ci ammonisce con tono pacato ma deciso sulla “necessità di sviluppare capacità innovative e digitali”. Tradotto: prepariamoci a non capire più nulla di quello che succede intorno a noi e ad affidarci a algoritmi che, almeno per ora, sono più confusi di noi.

Ma non manca la solita, immancabile, preghiera alla cooperazione internazionale: perché se ogni nazione pensa solo al proprio orticello, il caos sarà anche più garantito del previsto.