Ecco perché il fallimento di Novo Nordisk su Metsera potrebbe rovinare le feste agli investitori

Ecco perché il fallimento di Novo Nordisk su Metsera potrebbe rovinare le feste agli investitori

La Novo Nordisk? Ha preso un bel carico sulle spalle, e fidatevi, non tutto è esattamente salutare. Il colosso farmaceutico ha infatti deciso di ritirarsi dalla guerra d’offerte per l’azienda biotech Metsera, ancora in fase clinica, dopo che l’indistruttibile americana Pfizer ha pareggiato la proposta più recente. Metsera, dal canto suo, ha accettato l’offerta da 10 miliardi di dollari di Pfizer, decisamente superiore alle prime timide proposte di settembre. Sembra che la battaglia all’ultimo dollaro sia stata più intensa di quanto chiunque avrebbe potuto immaginare.

Wan Nurhayati, analista azionario di CFRA Research, ha commentato con una saggezza degna di un oracolo:

“Accogliamo con favore la decisione di Novo di farsi da parte in questa acquisizione biotech, perché proseguire nella guerra d’offerte avrebbe rischiato un esborso esagerato, a nostro avviso, e dimostra disciplina finanziaria nonostante il bilancio relativamente solido di Novo rispetto ai concorrenti.”

E non finisce qua, perché l’analista aggiunge una nota di amarezza sotto la patina di ottimismo forzato:

“Detto questo, con la competizione che si fa sempre più agguerrita, riteniamo che Novo debba comunque rafforzare ulteriormente il suo portafoglio di progetti in fase avanzata.”

Originale come commento, visto che proprio le recenti difficoltà nelle strategie più mature sono il tasto dolente di Novo. Lo spettro di tagli alle previsioni di crescita e le scosse recenti nel settore hanno impresso un’incertezza degna di un romanzo giallo pubblicato a puntate.

Rivoluzione a tavolino

Nel frattempo Novo Nordisk sta per rivoluzionare completamente il suo consiglio di amministrazione, con un cambio totale dei membri indipendenti. Il tutto per via di un discutibile disaccordo con il potente azionista di controllo, la Fondazione Novo Nordisk, sull’ipotetico ritmo delle “riforme necessarie”. Nel frattempo, l’odiato concorrente americano Eli Lilly continua a guadagnare terreno, rubacchiando quote di mercato come se fosse l’ultimo biscotto rimasto nella scatola.

Il prossimo 14 novembre è attesa l’elezione ufficiale dei nuovi membri del consiglio. Nel frattempo, le azioni di Novo Nordisk hanno fatto una vertiginosa discesa, perdendo più della metà del loro valore dal picco raggiunto a metà 2024.

Perché? Beh, il pubblico investitore sembra ormai convinto che Novo stia arrancando dietro a Eli Lilly, che vanta prodotti come Zepbound e Mounjaro che mostrano risultati più impressionanti rispetto a Wegovy e Ozempic, le stelle di casa Novo.

Non sorprende che Novo abbia dovuto alzare bandiera bianca, abbassando la sua previsione massima di crescita al momento della presentazione dei risultati del terzo trimestre, che hanno mancato le aspettative. Succesivamente, si è giustificata con la solita scusa: pressione competitiva e tenuta dei prezzi per farmaci destinati a obesità e diabete.

Dato che la fiducia degli investitori ormai passa per la capacità di non sparare cazzate, Nurhayati conclude con realismo:

“Per riconquistare la fiducia, Novo dovrà dimostrare di saper andare oltre le parole con risultati concreti, accompagnati da un’esecuzione più efficace.”

I giochi di prestigio sui prezzi

Ah, i prezzi dei medicinali! Sempre un bel rompicapo per le multinazionali farmaceutiche, inclusa Novo Nordisk. Le due grandi rivali americane, Novo ed Eli Lilly, hanno stipulato accordi con il governo degli Stati Uniti per abbassare i prezzi dei farmaci per la perdita di peso. Una mossa che ha alleviato lo stress degli investitori: niente di più appagante che un piccolo recital di buona volontà, soprattutto in un clima politico dove l’ex presidente Donald Trump ha deciso di mettere la riduzione dei costi dei farmaci sotto i riflettori.

Un’analisi di Berenberg lo spiega chiaramente:

“Gli accordi hanno rappresentato un evento di chiarimento per gli investitori, spostando rapidamente la discussione su quali azioni farmaceutiche sia il caso di sottopesare. Il dibattito sull’obesità occupa quasi ogni riunione, con Novo Nordisk sempre al centro della scena. Rinnoviamo la raccomandazione di acquisto su AbbVie, AstraZeneca, Novo Nordisk, Sanofi, UCB e Zealand.”

In mezzo alle difficoltà sui prezzi e la concorrenza sempre più serrata, Metsera potrebbe offrire qualche opportunità per distinguere il portafoglio prodotti di Novo. Come ci spiega Karen Andersen, direttrice della ricerca equity sanitaria a Morningstar:

“La possibilità di offrire somministrazioni mensili e minori effetti collaterali rappresenta un asso nella manica. Al momento i trattamenti di Novo sono iniettati settimanalmente e gli effetti indesiderati più frequenti riguardano problemi gastrointestinali.”

Ora che è stato raggiunto un accordo sull’abbassamento dei prezzi con l’amministrazione Trump, Andersen sottolinea un dettaglio che fa accapponare la pelle ai conti aziendali:

“Tutto questo evidenzia la necessità per Novo di una produzione più efficiente se vuole mantenere margini accettabili.”

Visto che i medicinali di Novo sono perlopiù grandi molecole — quelle maledizioni complicate e care da produrre, a differenza dei più semplici trattamenti a piccole molecole — la posizione di Eli Lilly è migliore per mantenere margini alti anche a prezzi più bassi. Però, a dire il vero, Novo ha intuito la questione e ha cominciato ad acquisire licenze per candidati a piccole molecole in fase iniziale, e Andersen si aspetta altro in futuro.

“L’acquisizione più evidente nel segmento delle piccole molecole è quella di Structure Therapeutics, anche se l’azienda americana deve ancora risolvere alcune questioni di tollerabilità.”

Un bilancio a metà e qualche sorpresa

Infine, Emmanuel Papadakis di Deutsche Bank propone una sintesi tranchant sull’accordo con l’amministrazione Trump sui prezzi dei farmaci:

“In breve, lo considero un piccolo segnale positivo, ma con un retrogusto amaro sulle prospettive di crescita di Novo nel 2026, già fortemente ridimensionate nel terzo trimestre.”

Insomma, anche nel 2024, anno dopo anno, la storia si ripete: siamo costretti a pesare le sfide immediate di Novo Nordisk con quella flebile speranza che a medio termine qualcosa possa finalmente girare per il verso giusto.

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