Ecco le immagini che dimostrano come farsi male alla grande e sperare in un miracolo per rimettersi in piedi

Ecco le immagini che dimostrano come farsi male alla grande e sperare in un miracolo per rimettersi in piedi

Ruben Loftus-Cheek ha deciso di condividere su Instagram un’immagine che più che un selfie sembra un manifesto shock: una bocca ridotta a un vero cantiere edile, con denti sparsi chissà dove, labbro gonfio come una mongolfiera e un ematoma da far invidia ai migliori pugili. Tutto ciò, naturalmente, è il risultato di un “moderato” infortunio rimediato durante Milan-Parma domenica sera nello stadio di San Siro. Indovinate un po’? Dovrà sopportare questa meraviglia per ben otto settimane.

Ma non temete: il Milan ha prontamente emesso una nota, perché niente dice “professionalità” come una comunicazione spicciola sulle condizioni del proprio atleta-soggetto-test di trauma facciale. Il verdetto? “Loftus-Cheek ha riportato un importante trauma facciale che ha determinato la frattura del processo alveolare della mascella“, ovvero per chi mastica roba più simpatica, ha praticamente mandato a monte tutta la parte inferiore della faccia.

Dal pronto soccorso è stato trasferito in un reparto specializzato: la clinica maxillo-facciale e quella odontoiatrica dell’Asst Santi Paolo e Carlo. Qui, il lunedì appena dopo la tragedia, il dottor Luca Autelitano ha avuto l’onore di metterci le mani sopra, con un intervento chirurgico che fortunatamente si può definire “perfettamente riuscito”.

Ecco la dichiarazione della società, da manuale del politicamente corretto e dell’euforia da chirurgia riuscita: “L’operazione di riduzione e stabilizzazione della frattura è perfettamente riuscita. Ruben sta bene ed è già stato dimesso. I tempi di recupero stimati sono di circa otto settimane.” Tradotto: tutto andrà bene, ma nel frattempo fate largo al pupazzo gonfiabile!”

Il malinconico bollettino social di Loftus-Cheek

Da vero modello di resilienza 2.0, Ruben Loftus-Cheek non si limita a mostrare i danni; decide anche di ringraziare. Grazie a chi, vi chiederete? Beh, al “duro colpo” che per fortuna è già nel passato, allo staff medico che l’ha curato come una preziosa reliquia, e soprattutto ai tifosi: un grazie “speciale” per i “tantissimi messaggi di affetto e sostegno”, occasioni perfette per ricevere una dose massiccia di motivazione emotiva.

Loftus-Cheek ha scritto:

“È stato un duro colpo, ma il peggio è alle spalle. Grazie di cuore a tutto lo staff medico che mi ha assistito in queste ore con professionalità e grande attenzione. Un grazie speciale va soprattutto a voi tifosi per i tantissimi messaggi di affetto e sostegno: li ho letti, sentiti e mi hanno dato una forza incredibile. Grazie ai miei compagni, siamo un gruppo, siamo una famiglia. Ora avanti verso i nostri obiettivi, forti e uniti.”

Che dire? Dietro quel volto tumefatto si nasconde la quintessenza del cliché sportivo: soffrire, resistere, ringraziare e ripartire. Il tutto è condito da una retorica di gruppo e unità familiare che ci fa invidiare persino le soap opera più patetiche. Nel frattempo, il povero Loftus-Cheek dovrà probabilmente esibire il suo sorriso “trapianto” per almeno due mesi, regalando momenti struggenti agli amanti del dramma dal vivo.

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