Ah, Novo Nordisk, il pioniere europeo dei farmaci GLP-1 per la perdita di peso. È stata la prima a portare queste pasticche magiche sul mercato, trasformandosi per un po’ nella società più preziosa del Vecchio Continente. Ma come spesso succede a chi si crede invincibile, ecco arrivare la caduta: oggi il titolo vale appena un quarto di quanto toccò meno di due anni fa. Un calo vertiginoso, degno di una sitcom tragicomica.
Cosa è successo? Beh, un cocktail micidiale fatto di pressioni sui prezzi, concorrenza spietata e intoppi nella pipeline che hanno messo ko il gigante danese. Essere i primi a lanciare sul mercato il farmaco GLP-1 per dimagrire non è bastato a fermare l’erosione della quota di mercato: Novo Nordisk oggi si accontenta di circa il 40%, mentre il suo rivale Eli Lilly ha decuplicato la sua presenza arrivando al 60% secondo quasi tutte le stime. Un successo in stile David contro Golia, ma al contrario.
Mike Doustdar, il CEO di Novo Nordisk, non perde occasione per ricordarci di mantenere le aspettative basse. Dopo aver anticipato una previsione per il 2026 con calo delle vendite, ha detto ai giornalisti:
“Le persone dovrebbero aspettarsi un calo prima che si possa tornare a crescere.”
Di sicuro, il buon Mike si affida alle nuove medicine, alla pillola Wegovy e all’aumento dei volumi per guidare una crescita a lungo termine. Ma, già da ora, i numeri raccontano una partita piuttosto complicata da vincere.
Il dramma del portafoglio prodotti
Spesso chiamata “la regina del diabete e dell’obesità”, Novo Nordisk godeva di un portafoglio ridotto ma brillante: sei farmaci con vendite annuali da oltre un miliardo di dollari ciascuno nel 2025. Ma questo numero, francamente, suona un po’ magro se messo a confronto con i suoi avversari.
Eli Lilly sfoggia ben otto blockbuster, e non si limita a diabete e obesità, ma si è avventurata anche negli oncologici e nelle terapie geniche. Le due star di Novo Nordisk, Ozempic e Wegovy, hanno incassato circa 32 miliardi di dollari, circa il 67% del fatturato totale, nel 2023.
Nel frattempo, Eli Lilly sfoggia Mounjaro e Zepbound con vendite combinate che superano i 37 miliardi di dollari, rappresentando il 56% del suo giro d’affari. Nel frattempo, Novo si tiene strette le vendite di insulina con farmaci come Tresiba e NovoRapid, oltre a qualche gioco nell’area delle malattie rare, come l’emofilia. Peccato che questi segmenti non accendano certo i riflettori.
Per aggiungere un po’ di pepe, a fianco dei grandi protagonisti che si contendono il mercato della perdita di peso—AstraZeneca, Roche, Amgen, Pfizer—Novo Nordisk sembra quasi una dilettante che gioca con una metà delle carte in tavola e, spesso, con qualche asso nascosto, ma senza troppa speranza.
Il timore del mercato principale: gli Stati Uniti
Più della metà delle vendite di Novo Nordisk arriva dal mercato Usa, dove però sono iniziate le grane. Come se non bastasse la concorrenza crescente, anche i prezzi cominciano a calare drammaticamente e pesano non poco sia sui ricavi che sui margini.
Nel 2023, sotto l’amministrazione Trump, Novo e Eli Lilly hanno siglato un patto per abbassare i prezzi dei farmaci GLP-1 destinati a Medicare e Medicaid, offrendo anche modalità di vendita diretta ai consumatori con sconti piuttosto sostanziosi. Insomma, l’America ha deciso che gli obesi devono curarsi, ma non a qualsiasi prezzo.
Il CEO Mike Doustdar ha commentato al recente rapporto sugli utili:
“Nel 2026, Novo Nordisk dovrà affrontare venti contrari sui prezzi in un mercato sempre più competitivo.”
Risultato? Le azioni di Novo sono precipitate di un bel 75% da quel picco di oltre 1.000 corone danesi per azione toccato a metà 2024. Sorprendentemente, in cinque anni il titolo ha fatto un timido +10%, mentre Eli Lilly ha visto esplodere il suo valore del 400% e l’indice europea Stoxx 600 è cresciuto del 55% nello stesso periodo.
Come ciliegina sulla torta del caos, lunedì scorso la società ha annunciato risultati deludenti da uno studio clinico che confrontava il suo nuovo farmaco per la perdita di peso, CagriSema, contro il tirzepatide di Eli Lilly (noto come Zepbound). L’effetto è stato un calo del titolo del 16% in un solo giorno.
Secondo l’analista Henrik Hallengreen Laustsen della Jyske Bank, la fiducia negli investitori è ormai rasoterra. Un’espressione che fa sembrare persino il Titanic un modello di navigazione sicuro.
La recente previsione di Novo Nordisk vede vendite e profitti calare tra il 5% e il 13% nel 2026, segnando la prima flessione annuale in valuta locale dal 2017. Gli analisti prevedono un calo delle vendite intorno all’8% sempre per il 2026, principalmente a causa delle aggressioni competitive di Eli Lilly e delle farmacie compounding che spacciano versioni generiche a buon mercato dei farmaci marchiati.
Le speranze infrante e lo sguardo al futuro
La scommessa di Novo è puntata su CagriSema, che dovrebbe salvare il bilancio nel lungo periodo. Certo, dopo questi ultimi risultati poco brillanti, gli esperti sono sempre più dubbiosi sulla reale capacità commerciale del farmaco, ma la società rimane ottimista e promette nuovi studi per valutare meglio il potenziale dimagrante.
Nel frattempo, la pillola Wegovy ha fatto un lancio promettente, ma resta tutta da vedere la sua tenuta sul mercato, specialmente se Eli Lilly riuscirà a piazzare la sua rivale farmaceutica entro il secondo trimestre, accompagnata dalla ben nota cura dimagrante a prezzi stracciati.
In conclusione, il primo posto sul podio di Novo Nordisk per ora è un ricordo lontano e dorato, travolto da una concorrenza assetata, prezzi in discesa e farmaci sempre più simili tra loro. Il mercato dei GLP-1 si fa sempre più affollato, e il bello sarà vedere chi avrà l’ultima risata. Per ora, Neu Nordisk sembra più una stella cadente che una supernova.



