Ecco il circo: 250 operatori sanitari a ogni sito come se servissero a qualcosa

Ecco il circo: 250 operatori sanitari a ogni sito come se servissero a qualcosa

Le Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 vantano un impianto sanitario identico a quello delle Olimpiadi. Incredibile, vero? A sottolinearlo con la naturalezza di chi scopre l’acqua calda è stato Giuseppe Massazza, Chief Medical Officer di Milano Cortina, durante l’inaugurazione della nuova piscina dell’Unità spinale del Niguarda. Insomma, pare che per i Giochi Paralimpici non si stia andando al risparmio, ma che si continui a puntare sullo stesso copione, come se fosse una ricetta infallibile da riproporre ad ogni edizione.

Tutto l’apparato sanitario previsto è un’esatta fotocopia di quello olimpico classico: si parla di una medical station dedicata agli atleti, un’altra riservata al pubblico e un vero villaggio olimpico con un policlinico che si estende tra Cortina, Tesero e Milano. Non solo, ogni sede di gara sarà affollata da circa 250 operatori sanitari tra medici, infermieri e tecnici di soccorso – un esercito a difesa della salute. E se qualcuno si chiede come funziona nei momenti di caos agonistico, ecco la chicca: nelle zone di gara c’è un “rischio team”, composto da medico, infermiere e tecnico, pronti a intervenire nel campo di gioco o tra il pubblico. Per il gran finale, ambulanze e elicotteri specializzati in raduno. Che spettacolo!

Prospettive di infortuni? Meno del previsto, ma…

Aspettatevi meno traumi sul ghiaccio, almeno questo è ciò che promettono. Ogni regione coinvolta si sta sbattendo per mettere a disposizione il proprio sistema sanitario regionale, perché si sa, le Paralimpiadi non vogliono essere secondarie nemmeno in questo. Massazza si spinge a dire che “tutto ciò che è stato pensato per Olimpiadi e Paralimpiadi rimarrà sul posto e potrà essere implementato”. In parole povere, non sparirà come la cenere dopo il fuoco di paglia mediatico.

Detto questo, i problemi maggiori non saranno tanto i classici infortuni, ma quei piccoli grandi “scherzi” che la fragilità può riservare: parliamo di quella particolare attenzione che la famiglia paralimpica richiede, con gli atleti e le delegazioni che non vengono certo lasciati al caso. Chissà quanti drammi sportivi si eviteranno grazie a questa pantomima organizzativa degna di un film d’azione sanitario.

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