Ecco il barone nero Jonghi Lavarini che con Vannacci si autocelebra al 3-10% e sogna una civica per appoggiare il centrodestra — mica pizza e fichi

Ecco il barone nero Jonghi Lavarini che con Vannacci si autocelebra al 3-10% e sogna una civica per appoggiare il centrodestra — mica pizza e fichi

Come se la situazione politica italiana non fosse già un intrico degno di un film giallo di serie B, arriva la clamorosa rottura tra Matteo Salvini e Giorgio Vannacci.

La querelle ruota attorno al destino del centrodestra, un universo dove la lealtà sembra un optional e le alleanze si smontano come LEGO davanti a un bambino annoiato. Da un lato ci sono gli ottimisti incalliti, convinti che la neocostituita Futuro Nazionale potrà miracolosamente allargare l’elettorato della coalizione; dall’altro troviamo i cinici, quelli che ricordano con un sorriso amaro tutte le scissioni passate, tramontate più in fretta di un fuoco d’artificio bagnato.

Ma cosa ci dicono i numeri? Beh, quelli sono piuttosto monotoni. Non c’è nessuna prova che una nuova formazione nata da una spaccatura possa, come per magia, attirare nuovi consensi invece di disperdere quelli già stanchi e disillusi.

Insomma, abbiamo la classica situazione in cui la leggenda supera la realtà, e chi celebra questa nuova opportunità probabilmente ignora che la storia politica italiana è piena di queste “rivoluzioni sotto mentite spoglie” che finiscono dentro un cassetto polveroso.

Un centrodestra tutto da ridere

La coalizione del centrodestra, che sembrava dover essere una solida alleanza di convenienza, appare ora come una barzelletta tragicomica. Ogni volta che pensi che non possano più sorprenderci, ecco che viene fuori un divorziato politico pronto a riscrivere le regole del gioco, o almeno a provarci.

Vannacci, già noto per le sue posizioni da guerriero della destra dura, non ha esitato a salutare il gruppo di Salvini con la grazia di un pugno in faccia. Si direbbe che il loro “amore politico” sia esploso nel modo più rumoroso possibile, e non certo per mancanza di occasioni.

Dall’altra parte, Salvini si ritrova a fare i conti con la disintegrazione di quella che fino a poco tempo fa sembrava la sua armata invincibile.

Deliri di grandezza e realtà impietose

È interessante notare come spesso questo tipo di fratture politiche siano accompagnate da un enorme ego e da frasi roboanti, che puntualmente si scontrano con la realtà: populismi fragili, leadership discutibili, e strategie che sembrano scritte su un tovagliolo durante un pranzo al bar.

Prendiamo un esempio: nasce Futuro Nazionale, un nome che suona come una promozione da parte degli Dei della politica, eppure tutti sanno che nessuno si ricorderà di questa formazione tra sei mesi, salvo qualche nostalgico con la memoria corta.

Il risultato? Un altro carro che si spacca in due, lasciando a terra i pochi elettori già confusi e stanchi di cambiare bandiera ogni settimana. Semplicemente irresistibile, per chi ama seguire il circo della politica italiana.