Il nuovo limite sulla carta sarebbe di un sublime “equilibrio” (termine sacro agli assessori): non più del 3% della superficie agricola utilizzabile in un singolo Comune andrà sacrificata sull’altare del fotovoltaico, mentre per l’intera regione la massa critica non potrà superare lo 0,8%. Da applausi l’assessore agli enti locali Massimo Sertori che ha voluto dedicare una poesia al “giusto equilibrio tra energia pulita e tutela del territorio”. Secondo lui, insomma, questi numeri mirabolanti preservano campi e agricoltura, mantengono i costi energetici a livelli decenti e ci avvicinano addirittura a sfide epocali come l’indipendenza energetica. Un colpo da maestro, insomma.
Ma il sipario si alza davvero con l’intervento dell’assessore all’agricoltura, Alessandro Beduschi, il quale pone con eloquenza il problema di un presunto saccheggio delle terre agricole più fertili – roba da 20mila ettari, per una volta non lo erano mica pianure qualsiasi. Naturalmente, per lui, la vera svolta energetica comprende pure il nucleare: l’oscuro passato torna alla ribalta come se tutto fosse improvvisamente diventato green e di moda, soprattutto se l’obiettivo è un mix vincente di “sostenibilità ambientale, competitività e tutela del sistema produttivo”. Chissà come si mettono d’accordo con le ultime tendenze ambientaliste?
In coro con il diktat ambiental-economico c’è il momento di esultanza per la Lega e il suo capogruppo Alessandro Corbetta, che si fa paladino del controllo del “consumo di suolo agricolo” da parte degli impianti fotovoltaici, riconducendolo a un “minimo possibile”. Dimenticando, come per magia, che fino a ieri quel minimo era sconosciuto e che nei fatti si è parlato abbondantemente di “far west” nello sfruttamento delle terre. Il testo della legge non si è fatto mancare un occhio di riguardo per il fotovoltaico sui tetti e nelle aree industriali, con tanto di scudi per i parchi locali e le riserve, ma la sostanza non cambia: il suolo è terreno di combattimento politico.
Lenta e progressista, a modo suo
Nel mentre, dall’altra sponda della barricata, Onorio Rosati di Alleanza Verdi-Sinistra alza il tiro e accusa la legge di essere “timida”. L’inasprimento degli obbiettivi da 8,7 gigawatt di capacità aggiuntiva riferiti a fonti rinnovabili al 2030, rispetto ai 12 gigawatt previsti da un ben più ambizioso (ma beffardamente ritirato) progetto del 2025, è il colpo di grazia con cui la Lombardia si porta a casa il titolo di “freno alla decarbonizzazione” quando invece tutte le famiglie, aziende e l’attuale crisi geopolitica chiederebbero esattamente il contrario. Niente da fare, la regione sembra volerci regalare un lento e meditato passo indietro.Non manca la richiesta che l’informazione cittadina sia parte integrante del processo: la trasparenza sulle installazioni, specie se imponenti, sarebbe “corretta e necessaria”, altrimenti si rischia solo di seminare sospetti e malumori invece di facilitare l’integrazione pacifica di questi impianti nei tanti comuni interessati.



