Ecco come il traffico di cocaina dal Perù si è trasformato in un pasticcio appiccicoso con la cera d’api

Ecco come il traffico di cocaina dal Perù si è trasformato in un pasticcio appiccicoso con la cera d’api

Sembrava una pacifica consegna di cera d’api, nulla di più innocente, forse un regalo per gli esperti di miele bio. E invece, sorpresa delle sorprese, quella “cera d’api” era una deliziosa copertura per della cocaina ben confezionata, direttamente dal cuore del Sudamerica. L’operazione, degna di un film d’azione, ha visto schierati carabinieri e polizia di Stato impegnati a scovare e neutralizzare un traffico internazionale di droga con base operativa in Perù.

L’astuto stratagemma è venuto alla luce grazie a una maxi-operazione che ha permesso di smantellare l’organizzazione che importava in modo creativo il narcotico nascosto in un mix apparentemente innocuo. Già a metà febbraio, a Linate, il Nucleo investigativo di Varese intercetta un plico sospetto: 19,5 chili di cera d’api, ma non solo. Dentro, una cera contaminata da cocaina che ha acceso la miccia dell’operazione.

Quel che poteva diventare un banale sequestro, è invece diventata una consegna controllata da manuale, come se si trattasse di un pacco regalo natalizio. Invece di fermarsi subito, gli investigatori seguono il misterioso carico per capire chi fossero i destinatari, scoprendo che il giro d’affari si annidava nelle tranquille fitte foreste del Varesotto, più precisamente a Lonate Pozzolo.

Eh già, i “nostrani” spacciatori del bosco – quelli che ci immaginiamo mentre giocano a nascondino tra gli alberi – stavano facendo il salto di qualità: niente più piccoli traffici locali, ma importazioni dirette dalle famigerate mafie sudamericane. Un bel salto dalla canna al cartello.

La raffinata raffineria… rudimentale

La tensione si taglia con un coltello quando, dopo giorni di pedinamenti da Gattinara fino a Prato Sesia, gli agenti stringono il cerchio. Il weekend fatale vede il blitz in un piccolo boschetto: tre uomini stanno rimpinguando il magazzino di sostanze illecite. Ma la vera chicca arriva durante la perquisizione in un’immobile vicino: una raffineria tanto rudimentale da poter sembrare un laboratorio scolastico di chimica, però attrezzata per estrarre droga a dovere.

Tra solventi chimici, sostanze varie e 400 grammi di cocaina pronta all’uso, non manca nemmeno una discreta scorta di ketamina, hashish e oltre un chilo di marijuana, perché la gamma delle sostanze non deve mai essere sottovalutata. La ciliegina sulla torta? Munizioni da caccia e una carabina, perché non si sa mai quando potrebbe servire un tocco di “sicurezza” in più.

La fuga aerea più sfortunata

Ma non finisce qui: dopo i primi quattro arresti, altri due membri della banda – entrambi originari del Perù – tentano la fuga. La loro brillante idea? Prendere un volo dall’aeroporto di Orio al Serio e tornarsene in patria, sperando di far scomparire le proprie tracce nel nulla. Peccato che, anche questa volta, la polizia e i carabinieri fossero un passo avanti.

Così, in tutto, sono sei le persone finite in carcere, quattro italiani e due peruviani, pronte a spiegare davanti all’autorità giudiziaria di Busto Arsizio e Novara il loro impeccabile senso dell’organizzazione criminale. Nel frattempo, le indagini continuano ostinatamente a cercare il cervello del cartello peruviano, quello vero, il creativo genio dietro la geniale trovata della cera “drogata”.

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