I protagonisti della protesta? Piero Oldani, abitante sfiduciato di via Calvino, e Alberto Arosio, consigliere amaro del Municipio 8. Hanno dovuto ricorrere al solito rituale delle richieste formali al Comune, perché – sorpresa! – nessuno sembrava avere la minima idea di che fine avrebbe fatto quella voragine. Oldani e Arosio spiegano chiaramente: “Già dall’inizio avevamo puntato il dito contro questo scempio. Solo disagi, polvere che entra ovunque e degrado inchiodato al quartiere come un’etichetta appiccicata male”.
E ora, che il Comune ha finalmente revocato la concessione a costruire, scaturita proprio dall’inchiesta urbanistica, come ringraziamento i costruttori se ne sono andati via togliendo anche l’unico cartello che illuminava l’ignaro passante sulle origini di questo fallimento: niente progettisti, niente responsabili, niente scadenze, niente investimenti. Spettacolare, no?
Ah, e non è finita qui: una cabina elettrica, per rigore e decoro, giace con la porta sfondata, i fili penzolanti come spaghetti al vento, gioia per chiunque abbia voglia di una shuffleball di rischi elettrici. Anche la sicurezza? Si è presa una lunga vacanza, evidentemente.
Oldani e Arosio, invece di scrivere poesie sulla degradazione, chiedono risposte vere al Comune su cosa si aspetta a trasformare il craterone in qualcosa di utile. Magari un parco, che a Milano, città pasionaria delle costruzioni alte e verdi trascurati, non guasterebbe vedere qualche centimetro quadrato di verde, dove far respirare chi non è destinato a vivere tra polvere e cemento armato fallito.



