Ecco chi dovrà sudare per far girare le Olimpiadi mentre tutti applaudono gli eroi veri

Ecco chi dovrà sudare per far girare le Olimpiadi mentre tutti applaudono gli eroi veri

La parola magica che rimbalza costantemente è “spazi”: spazi per gli sponsor, spazi per gli allenamenti, spazi per rilassarsi, spazi per pranzare o cenare. Lorenzo Previtali, atleta di short track appena sbarcato al Villaggio olimpico, vive in una stanza doppia con un compagno, e ogni giorno si sposta, manco fosse in un reality, prendendo l’autobus per arrivare al Forum dove tutto ciò si consuma.

Immaginereste mai un’atmosfera rilassata in un posto così? No, perché tra una corsa e l’altra, bisogna destreggiarsi tra una serie infinita di “spazi riservati”. Spazi che sembrano più una giostra d’attrazioni tematiche pensata per accontentare sponsor e vip, che per offrire un minimo di confort agli atleti veri, quelli che poi dovrebbero davvero concentrarsi sulla gara.

Ecco che la necessità primaria diventa spostarsi lungo corridoi interminabili, in cui il personale si fa lo stesso nome e cognome degli sponsor più chiassosi, mentre gli atleti si trovano a rubare minuti rubati al sonno per potersi nutrire o semplicemente respirare.

Un villaggio di spazi… o forse di ingarbugliare?

Il Villaggio olimpico prometteva sfavillio e organizzazione impeccabile, ciò che si è trasformato è più simile a un labirinto fatto di incastri assurdi tra tavoli riservati, aree relax “limitrofe” e zone di allenamento che sembrano più una corsa ad ostacoli. Se lo sport significa concentrazione, l’unico sport supplementare qui è scovare un angolo libero dove mangiare senza l’interferenza del marketing.

Lorenzo Previtali si barcamena tra questi spazi risicati, oscillando tra l’atleta che si allena e il turista forzato che scopre la città grazie ai viaggi in autobus. Un Villaggio olimpico che sembra più un set cinematografico dove il protagonista è la confusione, e lo sfondo è un’altalena di promesse mai mantenute.

Quando il “spazio” diventa sinonimo di “imbranataggine organizzativa”

Chi avrebbe mai detto che uno degli elementi centrali delle Olimpiadi del 2024, proprio a Parigi, sarebbe stato il contorsionismo organizzativo per poter semplicemente usufruire di uno spazio per… beh, qualsiasi cosa, dal dormire al mangiare? Proprio così: l’epicentro dello spettacolo sportivo si è trasformato in una fiera degli incastri mal riusciti e dei percorsi “spaziali” interrotti da una marea di regole incomprensibili e segnaletiche che sembrano disegnate da chi non ha mai messo piede in un villaggio sportivo prima d’ora.

Non ci voleva un genio per immaginare che gli atleti preferirebbero concentrarsi sulle competizioni piuttosto che nel trovare il luogo più “meno peggio” dove poter trascorrere qualche minuto di tranquillità. Ma evidentemente, in questa strana commedia, il vero sport è diventato lo slalom tra gli spazi riservati agli sponsor, un’ardua impresa che richiede più allenamento del salto triplo.