Il loro inseguimento è affidato al magnifico ed enigmatico Giirl, il Gruppo Interforze Integrato per la Ricerca dei Latitanti più pericolosi, una task force che sembra più una produzione televisiva che una squadra investigativa. Il Ministero dell’Interno fa quello che può, invitando con sobrietà il pubblico a diventare detective civili – perché, si sa, nulla unisce quanto il dovere civico e la caccia all’uomo: “È un’iniziativa per stimolare lo spirito di collaborazione della collettività con le forze di polizia”. Insomma, se avete qualche informazione, non esitate a chiamare, nel frattempo i fantasmi continuano a vagare indisturbati.
Attilio Cubeddu: Il Ghostbuster Sardo
Attilio Cubeddu nasce nel 1947 a Arzana, un suggestivo angolo del Nuorese, ma la sua fama è tutto tranne che locale. Negli anni Ottanta è stato tra i protagonisti dei sanguinosi sequestri di Cristina Peruzzi e Patrizia Bauer tra Toscana ed Emilia-Romagna, ma è soprattutto per il rapimento di Giuseppe Soffiantini, industriale bresciano, che ha guadagnato il suo posticino nella leggenda nera italiana. La notte del 17 giugno 1997, Cubeddu e il suo team presero Soffiantini in casa a Manerbio. L’ostaggio fu tenuto segregato per ben 237 giorni, cambiando nascondigli come fossero cambi di abito.
La famiglia, dopo un calvario di paura e speranza, pagò un riscatto: in un gesto di autentico cinema, i rapitori avevano inviato a un telegiornale un lembo dell’orecchio del pover’uomo come prova. Cubeddu era in carcere a Badu ‘e Carros per sequestro, omicidio e lesioni gravissime, ma, come ogni eroe ribelle, approfittò di un permesso per non tornare mai più dietro le sbarre. Da allora è sparito nel nulla, il classico Houdini sardegnole delle malefatte.
Giovanni Motisi: Il Fantasma di Palermo
Giovanni Motisi, nato il primo gennaio 1959 a Palermo, è noto con il nomignolo “U Pacchiuni”, qualcosa che suona molto più divertente che mortale, ma lui è un killer implacabile. Sicario personale di Totò Riina, figura storica di Cosa Nostra, ha serbare nel suo curriculum l’apertura del fuoco, nel ’85, contro il vicequestore Ninni Cassarà e l’agente Roberto Antiochia, due nomi che ancora fanno tremare.
Motisi non si limitò a sparare: sarebbe stato in riunioni mafiose durante la pianificazione dell’omicidio del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, un altro tassello di una storia nera che non smette mai di sorprendere per la brutalità.
Catturare questo signore è una chimera: latitante dal 1998, condannato all’ergastolo per associazione mafiosa, strage e duplice omicidio, si sarebbe addirittura spento in Colombia – ma la notizia non è mai stata confermata. Un perfetto mix di mistero e mitologia criminale degno di un film thriller, anzi, di un sequel senza fine.
Renato Cinquegranella: Il Terrorista Camorrista Dimenticato
L’ultimo della lista è Renato Cinquegranella, nato a Napoli nel ’49, una figura che raccoglie onori a cui nessuno vorrebbe mai aspirare: affiliato alla Nuova Famiglia negli anni Ottanta, ricercato per mafia, armi, estorsione. Ma il suo biglietto da visita più sinistro rimane il crimine che ha segnato indelebilmente la storia camorristica: l’assassinio di Giacomo Frattini, detto “Bambulella”, capo della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo.
Il 21 gennaio 1982, Bambulella venne torturato, ucciso e eviscerato, con la testa staccata e mani e cuore nelle buste come souvenir di vendetta. Classe e sobrietà, insomma.
Ma la fama di Cinquegranella non finisce qui: la sua aura oscura sfiora anche gli Anni di Piombo, sospettato di aver flirtato con il commando delle Brigate Rosse che il 15 luglio 1982 brutalizzò Antonio Ammaturo e l’agente Pasquale Paola a Napoli. Un curriculum da vero e proprio guinness del male che gli garantisce di rimanere per sempre nell’annuario delle carceri… o meglio, della loro assenza.
Insomma, mentre il resto del paese cerca di andare avanti, questi signori continuano a far finta di non sentirsi chiamare, nascosti chissà dove. Che sorpresa, eh? A questo punto, forse sarebbe più semplice mandarli un invito ufficiale a cena e sperare nel colpo di scena finale.



