E adesso che succede al picco del petrolio? Il gioco ribaltato dell’Agenzia Internazionale dell’Energia sulle richieste di fossili

E adesso che succede al picco del petrolio? Il gioco ribaltato dell’Agenzia Internazionale dell’Energia sulle richieste di fossili
Gas Storage CZ AS, a Haje, nella Repubblica Ceca. Apparentemente, controllare un tubo è meglio che prevedere il futuro energetico globale, ma sorvoliamo.

La International Energy Agency (IEA), la celebre agenzia di Parigi che ci ha sempre deliziato con previsioni a prova di smentita, ha da poco rilasciato la sua nuova prospettiva sul petrolio. Sorpresa: la domanda di petrolio non solo non cala, ma potrebbe salire fino a livelli stratosferici entro metà secolo. Sì, avete capito bene. Dopo anni di prediche sugli investimenti zero in carbone, petrolio e gas, la stessa agenzia ammette oggi che la corsa al petrolio non è finita.

Nell’ultimo World Energy Outlook, l’IEA ci racconta una favola in cui, entro il 2050, la domanda di petrolio schizza a 113 milioni di barili al giorno, un bel +13% rispetto al 2024. Per chi ha la memoria corta, basti ricordare il coro di sapientoni che, fino a ieri, assicuravano con enfasi che il cosiddetto “picco del petrolio” era dietro l’angolo, e che il mondo avrebbe smesso di consumare combustibili fossili.

Il picco del petrolio, per chi non avesse letto il manuale di economia incantata, è quel momento magico in cui la produzione mondiale di greggio raggiunge il suo massimo per poi precipitare inesorabilmente verso il basso. Ma attenzione: sembra sia arrivato il momento del grande cambio di narrativa. L’IEA ha deciso di tossire su decenni di previsioni e di dare carta bianca al mercato, mettendo da parte la sua presunta vocazione ambientalista.

Non sorprende che OPEC, l’alleanza di paesi esportatori di petrolio, abbia subito osannato questo “ritorno alla realtà” come se fosse l’annuncio di una nuova alba. D’altronde, chi non vorrebbe che il mondo continui a scambiare barili neri come fossero caramelle? D’altra parte, mentre a Parigi si fanno bilanci e scenari da manuale, a Washington qualcuno ha deciso che questa svolta era veramente “nonsenso” e “pericolosa” per l’economia globale.

Il ritorno del “Current Policies Scenario”: la sceneggiata continua

Ah, il “Current Policies Scenario” (CPS), una vecchia conoscenza che l’IEA aveva abbandonato cinque anni fa per via della pandemia e dello sconvolgimento nei mercati energetici. Ora, come per magia (o forse per pressioni politiche piuttosto evidenti), eccolo di nuovo protagonista delle previsioni. Questo scenario non si preoccupa minimamente di nuove leggi o interventi ambientalisti: si limita a dire “andiamo avanti così com’è”, e guardate un po’ dove ci porta.

Secondo il CPS, la domanda sorprendentemente non si ferma, ma si alimenta soprattutto grazie alla richiesta crescente di prodotti petrolchimici e carburante per aerei, mentre la tanto adorata auto elettrica frena nella sua scalata. Davvero un colpo di scena per chi sperava in una rivoluzione green imminente.

Gregory Brew, analista dell’Eurasia Group, ha commentato la giravolta dell’IEA evidenziando come questo cambiamento segnali un “significativo spostamento” rispetto alle politiche degli ultimi cinque anni. Secondo lui, nonostante le critiche degli anni passati rivolte all’agenzia per il suo presunto “tifo” per le rinnovabili, si intravede un clima di crescente scetticismo: ormai il picco della domanda petrolifera sembra una favola da raccontare ai bambini.

È così difficile ammettere che il petrolio continuerà a dominare il mercato, almeno per un bel pezzo? Sembra proprio di sì.

OPEC si congratula: “Benvenuti nel mondo reale”

In un gesto di generosità che fa quasi tenerezza, l’OPEC ha accolto con entusiasmo la nuova linea dell’IEA, definendo il suo report come un “ritorno alla realtà”. Parole che trasudano ipocrisia, se si pensa che il cartello petrolifero stesso non ha mai perso occasione per spingere la narrativa di un’eterna dipendenza dal greggio.

Nel suo comunicato trionfale, l’OPEC ha dichiarato:

“Speriamo che il World Energy Outlook dell’IEA segni il ritorno ad analisi più concrete, fondate sulle reali condizioni del mercato, mettendo da parte la fallace illusione del ‘picco del petrolio’.”

Naturalmente, tra una celebrazione e l’altra, l’agenzia parigina ha presentato anche un altro scenario, il cosiddetto “Stated Policies Scenario” (STEPS), che mostra invece un picco del consumo di petrolio attorno ai 102 milioni di barili al giorno nel 2030, seguito da un declino graduale. In questo caso, le vendite di auto elettriche sarebbero più robuste, ma a quanto pare il mondo reale preferisce seguire la montagna russa del CPS.

Alla fine, l’IEA ci rassicura: tutti questi scenari sono soltanto esercizi di stile, non previsioni certe. Peccato che la confusione regni sovrana e gli interessi in gioco siano tutt’altro che trascurabili.

Fatih Birol, direttore esecutivo dell’IEA, è tornato a farsi vedere durante la World Nuclear Exhibition a Parigi, un palcoscenico adatto per promuovere una visione che sembra oscilli tra realismo economico e una buona dose di pragmatismo opportunistico.

In sintesi, la tanto annunciata rivoluzione energetica sembra oggi più simile a un balletto coreografato tra vecchie abitudini e nuovi obblighi, con l’affannosa necessità di non smettere mai di consumare petrolio, anche se a denti stretti.

Grant Hauber, l’analista del brillante Institute for Energy Economics and Financial Analysis (IEEFA), ci delizia con una lettura davvero ottimistica dello scenario Current Policies Scenario (CPS) dell’International Energy Agency (IEA). Quale sarebbe la sua sintesi? Nulla di meno che una “capitolazione” da parte dell’amministrazione statunitense, dove ci balena davanti agli occhi quel falso miraggio di una domanda di gas naturale liquefatto (LNG) in espansione, giusto per giustificare i furiosi investimenti nella “boom” delle esportazioni USA fino al 2035.

Insomma, un vero e proprio canto del cigno per illudere gli appassionati di gas, facendo sembrare che il mercato sarà stabile e fiorente. Ma attenzione, il nostro caro Hauber ci mette in guardia con un brusco risveglio guardando allo scenario STEPS, più realistico e pessimistico: la domanda e l’offerta si separano rapidamente, creando un surplus di LNG da paura. E questo, nonostante l’adozione “moderata” di energie rinnovabili, efficienza energetica, e elettrificazione.

La tragedia climatica annunciata

Ma il vero capolavoro dell’IEA non finisce qui. Nei suoi lucidi (e disincantati) scenari, l’agenzia ci assicura che la temperatura media globale salirà tranquillamente oltre la soglia critica di 1,5 gradi Celsius. Giusto per ricordarci che gli scienziati non scherzano quando dicono che superare questo limite significa aprire la porta a veri e propri disastri climatici. Sì, quei famigerati tipping points che, una volta scattati, potrebbero trasformare la Terra in un’infinita bolgia di cambiamenti irreversibili.

Ovviamente, l’origine di tutto questo inferno è la nostra vecchia amica: la combustione di combustibili fossili, quella che continua a far lievitare le temperature estreme senza troppi sensi di colpa.

Un cambio di tono (ma niente panico)

Lars Nitter Havro, capo della macro energia presso Rystad Energy, ci regala un’interpretazione degna di un diplomatico consumato: lo “storico” ritorno dello scenario CPS nell’analisi IEA sarebbe solo un “cambio di tono”, niente da temere quindi – nessun tradimento completo del picco del petrolio. Insomma, tutto rimane fluidamente contraddittorio, senza mai assumere un impegno definitivo: più o meno come un gioco di prestigio cronometrato alla perfezione.

In conclusione, mentre gli “esperti” rilanciano scenari da sogno ad occhi aperti oppure messaggi volutamente ansiogeni sul clima, noi possiamo solo assistere alla grande farsa della politica energetica globale. Tra illusioni di crescita del gas americano, catastrofi climatiche annunciate e diplomatici inviti alla calma, diventa sempre più chiaro che forse, di tutto questo spettacolo, nessuno vuole davvero prendersi la responsabilità di cambiare rotta.

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