Un video imperdibile, girato da un sedicente testimone oculare, ci mostra fumo che si leva proprio dal cuore pulsante del “finanziario” Dubai, giusto a due passi dal mitico Burj Khalifa. Come in un thriller da quattro soldi, nessun missile o drone ha osato colpire direttamente: a quanto pare, è stato solo un modesto cumulo di detriti, risultato di un’intercettazione degna di un romanzo di spionaggio, a causare “lievi danni alla facciata di un edificio nel centro della città”.
La fonte? Nientemeno che l’ufficio stampa dell’amministrazione di Dubai, che ci regala questa perla di understatement. Nel frattempo, agenzia Reuters non poteva certo esimersi dal confermare l’identità del malcapitato edificio, usando la planimetria e immagini satellitari d’archivio: un’indagine da veri detective dell’era digitale.
Naturalmente, non si parla di attacchi diretti. Perché disturbare la pace con dispositivi bellici quando basta un po’ di “detriti” per scatenare il panico? Benvenuti nella diplomazia moderna, dove il fumo non è mai solo fumo e ogni graffio su una facciata diventa un evento storico degno di passare ai telegiornali.
Ma attenzione, non ci fermiamo qui: la narrazione ufficiale si accompagna ad un’aura di mistero e vaghezza nella precisione dei fatti. Sarà forse un nuovo stile comunicativo, dove l’ambiguità e i semiveri sono le vere star dello show? Dopotutto, lasciare all’immaginazione la scena dell’azione è il massimo della narrazione moderna.



