Dopo un’eternità senza fiocchi Torino si sveglia imbiancata e l’esperto Vuolo ci ricorda che non succedeva dal 1865

Dopo un’eternità senza fiocchi Torino si sveglia imbiancata e l’esperto Vuolo ci ricorda che non succedeva dal 1865

Finalmente, dopo un’attesa durata la bellezza di 1145 giorni, gli innamorati della neve in Torino possono tirare un sospiro di sollievo. Sì, avete capito bene: quella dama bianca che mancava da tempo immemore, cioè dal 15 dicembre 2022 con i suoi meravigliosi 12 centimetri, sembra pronta a rifarsi viva. Beh, non è forse commovente dopo oltre tre anni di siccità nevosa? Martedì 3 febbraio, sempre che il meteo non decida di farci lo sgambetto all’ultimo minuto, potrebbe offrire al capoluogo sabaudo una copia carbonara della neve del passato. A sciogliere in fretta le increspature dell’attesa ci pensa il meteorologo Andrea Vuolo, il nostro oracolo della combinazione neve-vento-sole.

Andrea Vuolo ci illumina:

«La tregua soleggiata di questo weekend, che ha avuto la benevolenza di farsi vedere sulle nostre amate pianure (a parte le immancabili nebbie che ci ricordano quanto il “bello” sia un concetto relativo), si chiuderà presto, giusto in tempo per rovinarci il lunedì 2 febbraio. Infatti, un nuovo sistema frontale in arrivo direttamente dall’Atlantico occidentale ha deciso che è il momento di mettere un po’ di pepe al cielo delle Alpi occidentali. Questa perturbazione atlantica, accompagnata da umide correnti meridionali in quota, scatenerà precipitazioni diffuse, forti proprio là dove Piemonte e Liguria fanno gli innamorati a distanza.”

Dove e quando la neve ci farà (forse) compagnia

La poesia del bollettino di Vuolo continua, prestando particolare attenzione ai dettagli che i più romanticamente disillusi apprezzeranno: «Le prime gocce (o fiocchi, se vogliamo essere ambiziosi) sparsi e timidi si manifesteranno a fine mattinata e nel pomeriggio di lunedì, partendo con fare elegante dalle vette meridionali delle Alpi, l’Appennino e il nostro caro Alessandrino. Sentiremo poi il richiamo della neve che si estenderà lentamente verso Monferrato, l’alto Piemonte, e le pedemontane nord-occidentali, prima di conquistare l’intera regione entro sera, ma senza eccedere, con i fiocchi a far capolino solo sopra i 600-800 metri, che poi caleranno misteriosamente fino ai 400 metri nel Cuneese dopo le 21.»

Se credevate che fosse tutto, c’è una suadente escalation: «Nel cuore della notte, la neve deciderà di prendere coraggio e intensificare la sua presenza, partendo dal basso Piemonte verso Nord. Qui, il Cuneese, le Langhe, l’Appennino, l’Astigiano e l’alessandrino basso si prepareranno a ricevere moderati doni bianchi, mentre al confine con la Liguria il colpo si fa più robusto, soprattutto nelle alte valli di Alpi Liguri e Marittime, grazie a un affascinante ingresso da Sud-Sudovest. E non dimentichiamo gli spettacolari rovesci in arrivo all’alba di martedì sul Torinese e sull’alto Piemonte, pronti a risvegliare i più sonnolenti.»

Temperature amichevoli, finalmente?

Sorpresa! Dopo due settimane di neve allergica alle quote basse (specialmente nel Piemonte meridionale), il peggioramento previsto tra lunedì e martedì sarà finalmente più egualitario, quasi democratico, spargendo la sua bianca grazia su liberissime pianure. Ecco cosa ci dice Vuolo, condito da un pizzico di speranza: «Durante la notte, l’aria sopra il Piemonte si preparerà con temperature che in libera atmosfera oscilleranno tra i -3 e -4°C a circa 1.400 metri, uno zero virgola qua e là tra i 700 e 400 metri, condizioni perfette per una neve che, accompagnata da precipitazioni moderate, potrà finalmente calare fin verso le pianure in gran parte della regione.»

A meno che non vi piaccia l’idea di una neve elitista, gli accumuli più visibili saranno dunque sopra i 250-400 metri, soprattutto tra Canavese e basso Piemonte, mentre più che speculare al confine orientale, sotto i 150-200 metri, la neve sarà solo un sogno sfuggente, specie nelle nostre adorate zone tra Casalese, Vercellese, Novarese e Verbania.

Quanto ci coprirà il manto bianco?

Durante la notte, la neve prevede di avventurarsi coraggiosamente fino in pianura in tutto il basso Piemonte, per poi estendersi a Torinese, Canavese, Biellese e parte dell’alto Piemonte dai 200-300 metri in su. Naturalmente, il tipo di neve non sarà niente di romantico: ci aspetta una neve umida, giusto per far lavorare bene la vostra vescica e chiudere qualche scuola. Questo scenario nevoso accompagnerà i rovesci moderati che si sposteranno da Sud verso Nord tra le due e le otto del mattino, con il loro clou nelle ore preferite da chi ama svegliarsi con un paio di guanti bagnati, ossia tra le quattro e le sette.

Dopodiché, i fenomeni si ritireranno lentamente a partire da Sud-Ovest, abbandonando l’alto Piemonte nel primo pomeriggio. Le ultime gocce di bianco si faranno desiderare, ma come sempre, non mancheremo di rimpiangerle. Insomma, preparate guanti, cappelli e tanta ironia per accogliere questa “storica” nevicata che, con un po’ di fortuna, farà finalmente risplendere di bianco il capoluogo piemontese (o almeno questa è la promessa del cielo).

Ah, la gioia di un inverno che non vuole proprio andarsene! Mentre tutti siamo impazienti di uscire dalle grinfie del freddo, i meteorologi ci regalano l’ennesima previsione scioccante: nuova neve in arrivo, e mica poca roba. Dimenticate le dolci nevicate, qui si parla di accumuli che farebbero impallidire anche Babbo Natale.

Secondo le previsioni, sulle regioni alpine sopra i 1.500 metri – perché tanto più è alto, più ti diverti, evidentemente – la neve fresca dovrebbe accumularsi tra i 15 e i 30 centimetri. Ma aspettate, perché le Marittime e le Alpi Liguri si fanno in quattro e puntano a 35-50 centimetri, con punte quasi ridicole (o forse no) di 55-60 centimetri, soprattutto tra l’alta valle Stura di Demonte e Vermenagna. Quindi, se vi piace scavare, è il momento giusto.

Non contenti di arrivare fino a lì, promettono 10-30 centimetri intorno a quota 1.000-1.200 metri, con picchi fino a 40 centimetri nelle fertili valli interne del Monregalese. D’altronde, perché fermarsi alle alte quote quando si può coprire tutto?

Ai più miti 500-700 metri, la neve non si fa pregare e si attesta tra i 15 e i 30 centimetri, specialmente sulle Langhe e la Val Tanaro. Per chi pensava che sotto quelle altitudini sarebbe stato tranquillo, sorpresa! Il Cuneese annuncia 5-10 centimetri sparsi qua e là, giusto per non far mancare nulla nemmeno alle zone meno elevate.

Nel triangolo tra l’Astigiano, l’Alessandrino e il Casalese, ci si potrà godere qualche noioso 3-8 centimetri, con punte fino a 10 centimetri in alcune aree più favorevoli. Un particolare plauso a chi vive nell’Acquese, Ovadese, Novese e Tortonese, dove si possono toccare i 20-30 centimetri, con persino oltre 30 centimetri nei boschi della Val Bormida. Insomma, ideale per chi da tempo pregava di rivedere il paesaggio in bianco e nero.

Il Torinese e le sue gentili colline si accontentano di 2-5 centimetri sotto i 300 metri – 2-4 per Torino città, specialmente nelle zone più eleganti e collinari a sud. Il momento clou? L’alba di martedì, naturalmente. E, per non farci mancare nulla, oltre i 350 metri i centimetri salgono fino a 15. Altro che “neve rara in città”.

Alto Canavese e Biellese si sveglieranno con 2-5 centimetri dai 300-400 metri, con qualche eco di neve anche a Ivrea e Biella. Più sfortunati quelli sotto i 200 metri in Vercellese, Novarese e Verbano, che al massimo si accorgeranno di qualche umido lattiginoso ricordo bianco, ma siamo sicuri che compatiranno.

E non è finita qui! Ci aspetta una fase di neve umida, quella che lascia tutto bagnato e appiccicoso, tra le 5 e le 8 del mattino, con un bel carico di rovesci da sud-ovest pronti a imbiancare anche le città di Vercelli e Novara. Preparate stivali impermeabili e ombrelli rinforzati, la neve questa volta viene con il sapore del disagio urbano.

A Verbania e Domodossola, invece, oltre a qualche centimetro, qualcheduno si giocherà a fare il meteorologo di quartiere, raccontando di “neve che non si vede spesso” ma che fa il suo dovere come al solito: sporcare strade, rallentare i mezzi e scatenare l’eterna lotta tra chi la ama e chi la odia.

In pratica, un disastro annunciato

Quindi, se pensavate che la primavera avrebbe spazzato via quel fastidioso manto bianco dall’Italia nord-occidentale, preparatevi a ricredervi. Le montagne sembrano volerci dire “Non oggi, amici”, mentre le pianure e le colline si adeguano con un mix di neve umida, lattiginosa e fastidiosa che metterà d’accordo tutti: freddolosi, automobilisti incazzati e donnine al balcone pronte a lamentarsi del gelo persistente.

La sicurezza stradale? Un optional. Le linee ferroviarie? Mettere in conto ritardi, cancellazioni e quel gioioso caos che solo la neve sa garantire. Insomma, un classico show invernale, servito proprio a puntino per rallegrarci la fine della stagione fredda. Dimenticate bikinie, prendete gli sci, o almeno gli scarponi.

E se qualcun altro osa dire che «la neve in primavera è un evento raro e preoccupante», sappia che non è raro in queste latitudini e non è preoccupante solo per chi odia spalare, inconveniente che – purtroppo – non sparirà mai. Benvenuti nel magico pazzo mondo delle previsioni regionali, dove la coerenza climatica è un optional e ogni mese è potenzialmente inverno.

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