Don Alberto Ravagnani, il prete di Milano che faceva il fenomeno sui social, ora non è più nemmeno sacerdote

Don Alberto Ravagnani, il prete di Milano che faceva il fenomeno sui social, ora non è più nemmeno sacerdote

Il nostro caro prete social star don Alberto Ravagnani ha deciso di appendere il collarino al chiodo. A comunicare l’epocale evento è una nota sobria del vicario generale dell’arcidiocesi di Milano, che, con una delicatezza degna di nota, ci ricorda che la sofferenza per questa decisione può trasformarsi in… udite udite… preghiera. Eh sì, perché nulla dice ‘andrà tutto bene’ come un po’ di raccoglimento spirituale obbligatorio.

Ma non è tutto: la parrocchia di San Gottardo continuerà a proporre l’adorazione eucaristica del giovedì sera. Un appuntamento imperdibile per quei pochi giovani che, avanti con i tempi, preferiscono una serata di fraternità e riconciliazione anziché scrollare meme su TikTok. Insomma, parrebbe che la funzione social della chiesa non si perda del tutto, grazie ai soliti “presbiteri eroi”.

Chi era (don) Alberto Ravagnani?

Dicevamo, Ravagnani. Brianzolo di nascita, è riuscito a diventare una specie di guru social per adolescenti e non solo, proponendo temi di fede, liturgia, scienza e vangelo con una disinvoltura tale da far invidia a qualsiasi influencer. Tutto nasce da semplici clip artigianali create durante il periodo covid dall’oratorio, una sorta di miracolo digitale.

Di recente, però, non si è sottratto alla critica generale vendendo integratori alimentari sui social. Una mossa che fa tanto “Carnevale è finito, vendiamo le maschere”, ma lui tiene duro. Ha giustificato il tutto spiegando che quegli integratori lo aiutano a reggere il ritmo frenetico del proprio incarico – e soprattutto dei suoi innumerevoli progetti. Ovviamente, i proventi saranno destinati nientemeno che all’evangelizzazione, perché guai a pensare che vendere prodotti su internet possa aver secondi fini.

Ha argomentato saggiamente: “Se volessi fare un podcast, devo pagare luci, attrezzature, macchina da presa… nulla di diverso dal raccogliere soldi per il campo da calcio dell’oratorio.” Aspettate, che la chiesa digitale ha bisogno di budget come un influencer qualsiasi. Insomma, non è solo fede, è marketing strategico in salsa ecclesiastica.

Il suo canale YouTube conta 160mila iscritti e qualche milione di visualizzazioni; su Instagram, tra follower e contatti, si aggira sopra i 280mila. Insomma, più popolare di molti politici o vip di seconda fascia, ma con la barba talare immacolata.

Il toccante omaggio a Don Bosco

Lui, che non ha ancora ufficialmente annunciato l’addio ai voti tramite i suoi social – perché mica si può buttare via la potenza comunicativa così, no? – ha invece pubblicato un video per promuovere il suo nuovo libro intitolato La scelta. Il titolo sembra davvero azzeccato, non trovate?

Ma il vero gioiello è la storia pubblicata sul suo profilo Instagram, dedicata niente meno che a don Giovanni Bosco, nel giorno del suo ricordo. Don Bosco, il “santo preferito” di don Ravagnani, sembra essere il faro nella tempesta. Un messaggio criptico che fa pensare a una crisi interiore accompagnata da elegante autoanalisi.

Ravagnani si lascia andare a una riflessione da maestro zen sommerso di fatica: parla di un Don Bosco privato, di un uomo con orfanezza, povertà, incomprensioni, ostacoli ministeriali, stress fisico e psicologico al punto da finire in ospedale. Insomma, una versione decisamente più ‘umana’ e tormentata, una specie di santo-eroe da cui è nata la sua santità proprio attraverso le ferite e le debolezze.

Perfetto compagno di viaggio per chi si trova sopra un’altalena emozionale, tra fede, pressioni sociali e un mondo digitale che pretende presenza e rendimento costanti. L’epopea del sacerdote influencer che scopre il lato oscuro della popolarità, con in mano un libro che parla di ‘scelte’. Un invito implicito a chiederci: quale sarà la prossima mossa? Nel frattempo, continuiamo pure a pregare… o a scrollare, come al solito.

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