Purtroppo le speranze sono state subito messe da parte: nonostante un trattamento da re degli ospedali locali, Loris è tragicamente deceduto. E per chi pensa che sia una tragedia isolata, ecco un déjà-vu: il 12 gennaio, Claudio Salamida, operaio di 46 anni, è precipitato nello stesso identico modo. Se non fosse tragico, sarebbe ridicolo.
Non serve neanche aggiungere che i lavoratori dello stabilimento sono completamente nello stato d’animo che si potrebbe definire “schock totale”. Dopo l’ultimo episodio “identico”, qualcuno – molto generosamente – ha pensato di istituire una task force per verificare la stabilità dei grigliati… tipo una flickering luce nel buio dell’inefficienza.
Sciopero lampo, soluzione permanente
Ma non disperate: i sindacati più virtuosamente reattivi hanno proclamato uno sciopero di 24 ore, distribuito su tre turni, partendo dalle 12:30 di oggi, proprio nell’ex Ilva-Acciaierie d’Italia di Taranto. L’occasione è perfetta, vista la morte di un altro giovane nell’indotto, per occupare la direzione aziendale e strombazzare all’unisono la solita litania: una fabbrica al collasso, una politica totalmente incapace, e – ciliegina sulla torta – i lavoratori che rischiano la vita ogni giorno senza che nessuno muova un dito.
Siamo dunque al livello zero della prevenzione, condito da una buona dose di retorica che neanche in telenovelas di serie B. Ogni tanto ci scappa anche la promessa che “stiamo lavorando per migliorare”, che tradotto significa “continuate a lavorare rischiando la pelle, tanto tanto ricordiamo che vi siamo vicini col cuore”.
I sindacati convocati a Palazzo Chigi: la solita passerella?
In questa magnifica combriccola, è previsto per il 5 marzo un vertice ufficiale a Palazzo Chigi. I protagonisti sono i sindacati metalmeccanici Fim, Fiom, Uilm, Usb, Ugl Metalmeccanici e persino i “signori” di Federmanager, perché tutti insieme – che piscina di buonismo e formalità! – discuteranno della vertenza ex Ilva.
I sindacati, da settimane, invocano un summit per avere qualche spiegazione sullo stato avanzamento lavori per la vendita dello stabilimento e per pretendere garanzie – parola magica intramontabile – su scala: industriale, ambientale e naturalmente occupazionale. Perché non si può mica rischiare di rispettare spazi verdi o di mantenere posti di lavoro dignitosi senza farci una scena drammatica ogni volta, no?
Naturalmente, il mondo sembra solo interessarsi a queste discussioni ufficiali, mentre dall’altra parte le vittime si accumulano in un silenzio increscioso e prevedibile. Il teatro della politica italiana si batte le mani, mentre il sipario si alza sulla prossima tragedia annunciata.



