Dimarco l’indispensabile, l’Inter sospira: Inzaghi lo sopporta a fatica, Chivu invece non ne fa a meno

Dimarco l’indispensabile, l’Inter sospira: Inzaghi lo sopporta a fatica, Chivu invece non ne fa a meno

Prima ancora che gennaio finisse, Federico Dimarco, 28 anni compiuti, ha già eguagliato il suo record stagionale di gol: sei. Sì, perché sembra proprio che il destino abbia deciso di concedergli finalmente un momento di gloria, dopo anni di panchine, prestiti e qualche apparizione qua e là. Il suo capolavoro al Dortmund è diventato il simbolo di settimane esaltanti che sembrano smentire chi ha mai dubitato del suo talento – a meno che non si fosse distratto.

Il 2026 è iniziato con una sfilza di prodezze da manuale: gol a Parma, Napoli, Pisa in campionato e, ciliegina sulla torta, una punizione da urlo contro i tedeschi del Borussia. Quattro gol in appena tre settimane, mica bruscolini. L’ingresso di Dimarco al 30° minuto contro Pisa, quando l’Inter era sotto di due reti, ha letteralmente rivoltato la partita come un calzino. Finalmente si comincia a sussurrare – o forse a gridare – che Dimarco è il giocatore più decisivo dell’Inter, un titolo strano per uno che fino a poco fa faceva la comparsa.

Persino Fabio Capello, maestro delle iperboli calcistiche, ha fatto paragoni altisonanti: la traiettoria mancina di Dimarco a Dortmund ricorderebbe i famosi tiri “a foglia morta” di Mario Corso. Sulle punizioni dirette di italiani in Champions League si parla di numeri da capogiro: l’ultimo a riuscirci prima di lui fu Francesco Totti nel lontanissimo novembre 2014 contro il CSKA Mosca. Quattro anni più quattrocento e rotti giorni di astinenza. Dire che questi colpi si vedono sempre meno è un eufemismo, e forse proprio per questo i nostalgici del bel calcio ne vanno matti.

Non si può poi non citare il diagonale al Napoli, un capolavoro di precisione e stile che fa sembrare Dimarco un orafo piuttosto che un semplice terzino sinistro. Per l’Inter e la nazionale, l’attuale “momento d’oro” del suo piede fatato è stato sicuramente aiutato da qualche ritocco tattico del suo allenatore, Chivu. Il tecnico ha deciso di limitare il raggio d’azione di Dimarco, riducendo al contempo le operazioni offensive di Bastoni, che sotto Inzaghi sembrava più un attaccante aggiunto che un difensore centrale sinistro. Insomma, meno gite folli e più concentrazione.

Inoltre, Chivu ha chiesto agli interni di centrocampo qualche movimento in più, così Dimarco ha uno spazio-tempo meno esteso da coprire. È sempre un esterno a tutta fascia, come si conviene a chi gioca nel 3-5-2, ma con l’arduo compito di rincorrere meno spesso e quindi con uno stress tattico decisamente più umano. Grazie a queste intuizioni strategiche, può stare in campo un po’ più a lungo, un miglioramento tangibile rispetto alle corse forsennate e al cambio irrimediabile al quarto d’ora della ripresa quando ancora c’era Inzaghi in panchina.

Proprio questo automatismo della sostituzione precoce aveva cominciato a infastidire non poco Dimarco, che nei mesi scorsi non ha mancato di far sentire il suo malcontento verso l’ex allenatore ora impegnato a dirigere fuochi d’artificio nel calcio dell’Arabia Saudita. Sì, potrebbe esserci stata un’ombra di ingratitudine considerando che Inzaghi lo ha effettivamente lanciato da titolare dopo una lunga gavetta tra Italia e Svizzera (Ascoli, Empoli, Sion, Parma e Verona). Ma, si sa, la pazienza ha un limite.

Non è un caso che dopo la partita scintillante a Dortmund il diretto interessato abbia ammesso senza troppi giri di parole:

«Mi mancava la serenità. La fiducia è la cosa principale. Più ne hai, meglio è».

Ah, e nel caso ve lo steste chiedendo, la magia diventa ancora più degna di nota perché era capitano dall’inizio della gara, visto che Lautaro stava lì bello comodo in panchina.

La punizione del secolo a Dortmund suona anche come una sfida coraggiosa – quasi un manifesto – per il calcio italiano, che continua a snobbare i propri talenti nostrani preferendo acquistare all’estero. Una strategia di cui dovremmo davvero andare fieri, vero?

Il giovane napoletano che si fa notare nonostante tutto

Se la serata di Dimarco è stata da applausi, il giovane napoletano Antonio Vergara, 23 anni di Frattaminore, ha solo mostrato che nel panorama giovanile italiano c’è ancora qualcuno in grado di inventare magie – anche se il Chelsea ha comunque avuto la meglio per 3-2 al Maradona. Il gol di Vergara, inutile per la qualificazione ma non per la bellezza, è stato uno di quei momenti che fanno dimenticare la serie B e C, i prestiti a catena tra Pro Vercelli e Reggiana, e tutto il tormentone dei giovani italiani che devono spaccarsi la testa per far vedere il proprio talento.

Anche il percorso di Vergara sembra un’epopea per pionieri, alla stregua di Dimarco fino ai 24 anni. Ma a differenza degli eterni dimenticati, lui può davvero permettersi di segnare ai campioni del mondo in carica e di competere ai massimi livelli. Certo, senza il disastroso susseguirsi di infortuni che ha decimato la rosa di Conte, chissà se avrebbe avuto questa chance.

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