Difesa in festa mentre l’attacco Usa in Venezuela annuncia l’era del potere duro e senza freni

Difesa in festa mentre l’attacco Usa in Venezuela annuncia l’era del potere duro e senza freni

Aoifinn Devitt osserva con lucidità:

“Nuovo anno, nuovo ordine mondiale – la realtà è questa, che piaccia o no. Ci aspetta una spesa difensiva più alta, anche se non è certo l’uso più produttivo dei soldi pubblici e difficilmente creerà sviluppo economico duraturo. Però è la direzione a cui siamo costretti.”

Dall’altra parte del mondo, il “messaggio” è chiaro

Stephen Dover, capo stratega di Franklin Templeton Institute, punta il dito sulla presunta spavalderia dell’amministrazione Trump, che fa sentire altre nazioni con mire territoriali più coraggiose e pensieri più guerrafondai. Il dubbio, come sempre, è cosa succederà al dollaro come “valuta rifugio” in questo contesto di instabilità crescente e crollo delle istituzioni internazionali.

Stephen Dover ha detto:

“L’azione militare statunitense rafforza una tendenza già evidente: vari paesi nel mondo investono molto di più nella propria sicurezza nazionale. Da quando la Russia ha invaso l’Ucraina, questo è uno dei grandi temi di investimento.”

In sostanza, un mondo sempre più armato e paranoico, dove le armi sostituiscono il dialogo e le banche di investimento festeggiano. Una dittatura silenziosa del complesso militare-industriale che insiste nel sottolineare: la pace è un sogno, le armi sono la realtà.

Chaudhry è chiarissimo sull’effetto della mossa americana in Venezuela:

“Quello che Trump e gli Stati Uniti hanno appena fatto in Venezuela rafforzerà questa tendenza: più spese militari, più riarmo in Europa e Asia. Questa ondata non si fermerà tanto facilmente.”

Nuovo anno, nuovo ordine mondiale: la farsa continua

Le performance stellari delle azioni della difesa europee sono un netto volte-face rispetto alle ultime settimane, quando si ipotizzava perfino una pace fra Ucraina e Russia. Ipotesi evidentemente troppo ottimistiche per un mondo dove fare la guerra è un affare serio.

Aoifinn Devitt, il saggio consigliere d’investimenti di Moneta, si spinge oltre, attribuendo l’aumento delle spese militari a quella che chiama “eccezionalità americana” e alla sua recentissima “diplomazia delle cannoniere”.

Aoifinn Devitt ha detto:

“Quando sembrava potesse arrivare la pace in Ucraina, i titoli della difesa hanno fatto un piccolo passo falso. Ma questa retorica bellicosa, che si diffonde agli stati confinanti, ribadisce invece che la guerra è ben lontana dal finire.”

Vogliamo parlare di mossa coraggiosa? Più che altro è una manna per industrie e governi a caccia di giustificazioni per spendere a palate. E questa volta, chi tradizionalmente odiava il riarmo deve adeguarsi: chi può dire di no a un aumento del budget militare “precauzionale”?

Devitt rimarca inoltre la recente impennata della spesa militare tedesca, benedetta a piè sospinto dall’attuale governo di Berlino. Insomma, il riarmo diventa obbligatorio, che piaccia o no.

Aoifinn Devitt osserva con lucidità:

“Nuovo anno, nuovo ordine mondiale – la realtà è questa, che piaccia o no. Ci aspetta una spesa difensiva più alta, anche se non è certo l’uso più produttivo dei soldi pubblici e difficilmente creerà sviluppo economico duraturo. Però è la direzione a cui siamo costretti.”

Dall’altra parte del mondo, il “messaggio” è chiaro

Stephen Dover, capo stratega di Franklin Templeton Institute, punta il dito sulla presunta spavalderia dell’amministrazione Trump, che fa sentire altre nazioni con mire territoriali più coraggiose e pensieri più guerrafondai. Il dubbio, come sempre, è cosa succederà al dollaro come “valuta rifugio” in questo contesto di instabilità crescente e crollo delle istituzioni internazionali.

Stephen Dover ha detto:

“L’azione militare statunitense rafforza una tendenza già evidente: vari paesi nel mondo investono molto di più nella propria sicurezza nazionale. Da quando la Russia ha invaso l’Ucraina, questo è uno dei grandi temi di investimento.”

In sostanza, un mondo sempre più armato e paranoico, dove le armi sostituiscono il dialogo e le banche di investimento festeggiano. Una dittatura silenziosa del complesso militare-industriale che insiste nel sottolineare: la pace è un sogno, le armi sono la realtà.

Che sorpresa sconvolgente: a seguito del clamoroso e “democratico” rovesciamento del leader venezuelano Nicolas Maduro, i titoli azionari nel comparto della difesa in Europa e Asia hanno fatto un balzo da urlo. Ovviamente il mercato è tutto fuorché ingenuo e fiuta subito che questo terremoto politico farà schizzare in alto gli investimenti nel riarmo, una manna per i produttori di armi a lungo termine.

In Germania, patria di precisione e cannoni, Rheinmetall, il gigante delle armi, ha visto il suo titolo impennarsi di oltre il 7%, mentre il “specialista” di tecnologie militari e sorveglianza Hensoldt si è goduto un +7,3%. L’Italia non è stata da meno: il colosso della difesa Leonardo ha guadagnato un brillante 6,3%, mentre il suo omologo tedesco Renk ha fatto segnare un +6,9%. Non poteva mancare anche la svedese Saab, famosa per i suoi caccia, salita del 6,3%. Una vera e propria sinfonia di gioia per gli armamenti.

Non ci dimentichiamo poi dell’Asia, dove l’entusiasmo è palpabile. Il titolo nipponico IHI Corp ha preso il volo con un incredibile +9%, seguito da vicino dal Mitsubishi Heavy Industries con un altrettanto roboante +8,4%. Anche Kawasaki Heavy Industries ha deciso di farsi notare con un +7,9%. Mentre la Corea del Sud non vuole essere da meno, con Hanwa Aerospace in crescita del 7% e Poongsan che si limita dignitosamente a un +2,2%.

Negli Stati Uniti, la patria della “pace armata”, la storia è altrettanto scintillante: Lockheed Martin (sì, loro di caccia ne producono tanti) si becca un +0,97% pre-mercato, mentre RTX, produttore di missili, si gode un misero +0,4%. Insomma, nessuna rivoluzione, ma qualche briciola cade sempre.

Geopolitica nella sua forma più “diretta”

Fawaz Chaudhry, il gran cerimoniere degli investimenti a Fulcrum Asset Management, ci spiega con una pacatezza degna di un film di spionaggio che il rovesciamento di Maduro è in realtà un esercizio di “segnalazione”. E cosa segnala? Nientemeno che la voluta ristrutturazione della geopolitica mondiale, ovviamente a colpi di hard power.

Fawaz Chaudhry ha detto:

“Quando il presidente Trump evoca la Dottrina Monroe, intende il controllo del “vicino vicino” americano attraverso il potere duro, cioè tramite asset militari. Stiamo entrando in una nuova era, dove il potere militare, quello vero, avrà la meglio.” 

Tradotto dal politichese: se un tempo si usavano le parole e i trattati, ora basta droni, carri armati e caccia da guerra per sistemare le cose. Il nostro esperto prevede così un’espansione massiccia del riarmo in Europa e Asia, con soldi pubblici come se piovesse.

Chaudhry è chiarissimo sull’effetto della mossa americana in Venezuela:

“Quello che Trump e gli Stati Uniti hanno appena fatto in Venezuela rafforzerà questa tendenza: più spese militari, più riarmo in Europa e Asia. Questa ondata non si fermerà tanto facilmente.”

Nuovo anno, nuovo ordine mondiale: la farsa continua

Le performance stellari delle azioni della difesa europee sono un netto volte-face rispetto alle ultime settimane, quando si ipotizzava perfino una pace fra Ucraina e Russia. Ipotesi evidentemente troppo ottimistiche per un mondo dove fare la guerra è un affare serio.

Aoifinn Devitt, il saggio consigliere d’investimenti di Moneta, si spinge oltre, attribuendo l’aumento delle spese militari a quella che chiama “eccezionalità americana” e alla sua recentissima “diplomazia delle cannoniere”.

Aoifinn Devitt ha detto:

“Quando sembrava potesse arrivare la pace in Ucraina, i titoli della difesa hanno fatto un piccolo passo falso. Ma questa retorica bellicosa, che si diffonde agli stati confinanti, ribadisce invece che la guerra è ben lontana dal finire.”

Vogliamo parlare di mossa coraggiosa? Più che altro è una manna per industrie e governi a caccia di giustificazioni per spendere a palate. E questa volta, chi tradizionalmente odiava il riarmo deve adeguarsi: chi può dire di no a un aumento del budget militare “precauzionale”?

Devitt rimarca inoltre la recente impennata della spesa militare tedesca, benedetta a piè sospinto dall’attuale governo di Berlino. Insomma, il riarmo diventa obbligatorio, che piaccia o no.

Aoifinn Devitt osserva con lucidità:

“Nuovo anno, nuovo ordine mondiale – la realtà è questa, che piaccia o no. Ci aspetta una spesa difensiva più alta, anche se non è certo l’uso più produttivo dei soldi pubblici e difficilmente creerà sviluppo economico duraturo. Però è la direzione a cui siamo costretti.”

Dall’altra parte del mondo, il “messaggio” è chiaro

Stephen Dover, capo stratega di Franklin Templeton Institute, punta il dito sulla presunta spavalderia dell’amministrazione Trump, che fa sentire altre nazioni con mire territoriali più coraggiose e pensieri più guerrafondai. Il dubbio, come sempre, è cosa succederà al dollaro come “valuta rifugio” in questo contesto di instabilità crescente e crollo delle istituzioni internazionali.

Stephen Dover ha detto:

“L’azione militare statunitense rafforza una tendenza già evidente: vari paesi nel mondo investono molto di più nella propria sicurezza nazionale. Da quando la Russia ha invaso l’Ucraina, questo è uno dei grandi temi di investimento.”

In sostanza, un mondo sempre più armato e paranoico, dove le armi sostituiscono il dialogo e le banche di investimento festeggiano. Una dittatura silenziosa del complesso militare-industriale che insiste nel sottolineare: la pace è un sogno, le armi sono la realtà.

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