Le indagini vanno avanti sotto la guida di due nomi illustri della giustizia milanese: il procuratore Marcello Viola e il pubblico ministero Giovanni Tarzia, con la solita squadra mobile che raccoglie testimonianze e prova a mettere ordine in un groviglio di menzogne e verità mezze sussurrate.
Nonostante le decine di testimoni potenziali, alla fine sono stati solo una dozzina a “regalare” qualche parola che ora gli inquirenti hanno il piacere – o il tormento – di analizzare per cercare di afferrare uno straccio di movente dietro a questo delitto da film noir.
Disponendo di pochi elementi certi, l’ipotesi più gettonata è che Cinturrino avesse ambizioni più grandi di quelle di un comune agente: pare che mirasse al controllo della piazza di spaccio di Rogoredo. Niente di personale, solo un classico gioco di potere criminale, con quel tocco di ironia cinica che non guasta mai.
L’obiettivo? Scippare l’egemonia alla famiglia Mansouri per inserire nel giro affari un gruppetto di pusher del quartiere Corvetto, amici o conoscenti di Cinturrino. Insomma, un’operazione degna di un manuale d’infiltrazioni, ma stavolta con pistole vere e meno stile hollywoodiano.
Questo piano, ovviamente, avrebbe significato una significativa fetta di territorio e di mercato strappata dalla mano dei Mansouri, con tutte le conseguenze che questo comporta in termini di vendette e ritorsioni. Ma non preoccupatevi, le indagini sono ancora in fase embrionale e gli investigatori brancolano nel buio in cerca di conferme o smentite.
Il Cugino di Mansouri Consegna il Copione
E chi meglio del cugino di Abderrahim Mansouri può svelare i retroscena? In una recente intervista a un telegiornale, ha fornito una versione tutt’altro che tenera, anzi quasi da sceneggiatura noir delineata in modo quasi troppo diretto e poco diplomatico.
Il suo racconto? Una vera e propria minaccia preannunciata:
Carmelo Cinturrino voleva impossessarsi della zona per piazzare i suoi pusher italiani, quelli del quartiere Corvetto, mica in qualche bunker segreto ma a Rogoredo, dove la confusione e il via vai fanno da copertura perfetta.
Il cugino ha spiegato con candore disarmante che Cinturrino non le mandava a dire:
“Volevo toglierti di mezzo, prima o poi ti ammazzerò.”
Un chiaro esempio di come il linguaggio felpato e istituzionale spesso fatto di “forse” e “potrebbe essere” venga sostituito, nella vita reale, da minacce senza fronzoli e un pizzico di drammaticità da film gangsta. Chissà se ora qualcuno rifletterà su quanto sia profondamente ironico che un agente di pubblica sicurezza si improvvisi signore della droga, rendendo la scena più grottesca che mai.
Resta da vedere come le indagini andranno avanti e se qualche altro colpo di scena arriverà a scombussolare questo già sconclusionato mosaico di vendetta, potere e ovviamente… legalità. Perché a volte la realtà supera la fantasia, purtroppo.



