Palazzo Golestan di Teheran, dichiarato patrimonio dell’Unesco e spesso usato come sinonimo persiano della Reggia di Versailles, ha subito danni da attacchi aerei, perché si sa, nulla dice “conflitto mondiale” come bombardare tesori culturali. Non contenti, gli aggressori hanno colpito anche una storica moschea e un altro palazzo a Isfahan. I media statali iraniani, nel loro stile sobrio e pacato, hanno attribuito i danni a raid condotti nell’ambito della ormai classica contesa tra Israele e Stati Uniti contro l’Iran.
Non proprio una sorpresa: già il mese scorso l’Unesco aveva lanciato un albero di Natale fatto di preoccupazione per il destino dei siti patrimonio mondiale in Iran e dintorni. Nel frattempo, un video raccapricciante girato all’interno del Palazzo Golestan mostra la scena da film splatter: frammenti di specchi di un soffitto risalente al XIX secolo sparsi qua e là sul pavimento.
Ah, il Palazzo Golestan! Scelto dalla dinastia Qajar come splendida residenza reale e quartier generale del potere persiano, un luogo che ha provato a fondere l’arte tradizionale con un filo di stile europeo. Lo stesso palazzo che nel 1969 ha ospitato la cerimonia di incoronazione dell’ultimo Shah, Mohammad Reza Pahlavi. Certo, nulla come una bomba per ricordare la gloria passata, vero?
Un attacco “deliberato” ma purtroppo molto letterale
Reza Salehi Amiri, ministro della Cultura e del Turismo iraniano, ha concesso una straordinaria intervista ad Al Jazeera, dichiarando tassativamente che questi danni non sono frutto del caso ma di un “attacco deliberato e consapevole” all’identità iraniana. Roba da museo della memoria nazionale sotto assedio, si direbbe.
Reza Salehi Amiri ha detto:
“Non stiamo parlando solo di pietre e malta, ma della memoria e della storia di un popolo. Questa pietra rappresenta chi siamo.”
Incredibile come un pezzo antico di marmo possa offrire così tanta filosofia esistenziale. Ma ehi, se distruggere un patrimonio storico equivale a un attacco all’identità nazionale, forse questo conflitto non durerà mica per sempre? O forse sì. Nel frattempo, milioni di frammenti di specchi antichi continueranno a raccontare storie di pace e amore, magari sfuggite a chi ha scatenato le bombe.



