L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha finalmente deciso di mettere un freno al geniale stratagemma di Deghi S.p.A., la celeberrima società specializzata nella vendita online di arredamento e articoli per la casa, multata per ben due milioni di euro per pratiche commerciali degne di un manuale di furberie da mercato rionale.
Nel 2024, il gruppo ha messo a segno un fatturato di ben 195,6 milioni di euro e un utile netto da capogiro di 13,6 milioni, frutto, ça va sans dire, di strategie di marketing “trasparenti” come un contatore a conto alla rovescia che notifica la scadenza imminente di un’offerta. Peccato che, alla fine di questo drammatico timer, la stessa promozione ripartisse come nulla fosse, identica, con prezzo e sconti invariati, e un nuovo timer a far da coltellino svizzero per l’illusione.
Una tecnica che l’Autorità, con mirabile understatement, definisce «dark pattern»: una simpatica pratica che fa leva sull’ansia temporale dell’acquisto, imponendo un limite fittizio a un’offerta, così da costringere il povero consumatore a prendere decisioni affrettate quanto inutili, graziosamente sfruttando la cosiddetta euristica della scarsità.
Il caso del conto alla rovescia infinito
Le verifiche che hanno fatto scattare l’ispezione sono nate da alcune segnalazioni, prontamente confermate dalle ammissioni del presidente del consiglio di amministrazione, secondo cui quel timer magico «si può rinnovare mensilmente» e veniva applicato solo ai prodotti «ancora da smaltire». Insomma, non un’offerta lampo, ma un orologio senza battito, un invito perpetuo a fingersi impotenti vittime del tempo che fugge.
Non manca neanche la chicca di un messaggio interno di giugno 2025, dove un dipendente, evidentemente entusiasta della trovata, suggeriva di inserire «un contatore sugli sconti, non di giorni ma di ore… al massimo 48 ore» per riuscire meglio a «scatenare l’impazienza» degli acquirenti. Geniali, no?
Documenti alla mano, nel 2025 questo spettacolo di inganno si è ripetuto spudoratamente, con il rinnovo del timer e le stesse condizioni che riguardavano una bella fetta delle promozioni a catalogo. Insomma, un eterno replay di una farsa commerciale.
La matematica degli sconti: un’orchestra stonata
Aggiungiamo un secondo, gustoso capitolo: il modo in cui Deghi calcolava gli sconti, degno di una bocciatura in matematica applicata. Il presidente stesso ha confessato che lo sconto pubblicizzato veniva calcolato sul prezzo pieno, ignorando con grazia il prezzo più basso registrato negli ultimi trenta giorni. Cosa che, tra le tante cose, va esattamente contro la normativa che pretende di riferirsi al cosiddetto «prezzo precedente» come ancora di salvezza di ogni sconto verosimile.
Un piccolo dettaglio, se non fosse che ciò significava che gli sconti apparivano spesso illusionistici, una presa in giro per i consumatori meno attenti, anche per quei prodotti senza quel simpatico contatore a tempo.
Come risposta, l’azienda ha deciso di giocare al più vecchio dei carati: le promozioni erano «residuali», legate allo smaltimento del magazzino, e quel limite di trenta giorni non è mica «un periodo molto limitato». Ma, guarda un po’, l’Autorità ha preferito non farsi fregare e ha considerato la dichiarazione sull’offerta a tempo come un inganno grave, indipendentemente dall’effettivo danno economico, perché si tratta di un «illecito di pericolo». Tradotto: chi sbaglia paga, a prescindere.
Oh, e la ciliegina sulla torta: la pratica è stata interrotta solo a fine 2025, quando l’istruttoria è partita. Meglio tardi che mai, ma intanto il terribile spettacolo della scadenza infinita e degli sconti fantasma ha fatto il suo bel giro.



