È stato davvero un trionfo di entusiasmo e partecipazione quello riscontrato nella Sala Conferenze Ce.R.S.I.Te.S della Facoltà di Economia del Polo Universitario di Latina, parte della rinomata Sapienza Università di Roma. Il clou? Un simposio dedicato al DL 116/2025, meglio noto come il fantomatico “Decreto Terra dei Fuochi”. Ovviamente, perché non c’è niente di più eccitante che discutere di normative ambientali complicate e sanzioni che cambiano di continuo.
L’evento, sponsorizzato con la consueta modestia dalla Sezione Servizi Ambientali di Unindustria – guidata da Gianni Mannucchi – in collaborazione con le aree territoriali di Aprilia e Latina, è stata una straordinaria occasione per mettere insieme istituzioni, presunti esperti, magistrati e forze dell’ordine, tutti pronti a distinguersi nel gran ballo delle “novità” introdotte dal Decreto-Legge 116/2025 e nel far tremare le imprese con nuovi ostacoli burocratici e responsabilità da capogiro.
Come se non bastasse, il Decreto ha dato libero sfogo alla sua fantasia modificando a piacimento un’interminabile serie di testi normativi: dal mitico D.lgs. 152/2006 (alias il Codice dell’Ambiente) al polveroso Regio Decreto 1398/1930 (Codice Penale), passando per il D.lgs. 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti e un bel po’ di altri codici costipati nel calderone legale. Risultato? Un sistema sanzionatorio potenziato a forza e un’impresa schiacciata dall’obbligo di rivedere ogni minimo dettaglio dell’organizzazione aziendale, tutto in nome del sacro rispetto delle regole.
I convenevoli istituzionali, sapevano di dover essere all’altezza dell’occasione: la Presidente di Unindustria Latina, Tiziana Vona, insieme ai Professori Bernardino Quattrociocchi e Alessandro Corsini, e agli avvocati di turno come Carlo Macci e Umberto Maria Malandrucco, hanno incorniciato il tutto sotto lo sguardo solenne di Sua Eccellenza Vittoria Ciaramella, Prefetto di Latina.
Tiziana Vona ha sentito l’urgente bisogno di ricordarci che “la grande partecipazione all’incontro testimonia la responsabilità delle imprese”. Perché ovviamente, nulla comunica responsabilità meglio di una sala piena di uomini in giacca e cravatta riuniti a discuterne. Continuando con la sua brillante analisi:
“Unindustria vuole essere la sentinella della legalità per le aziende, poiché è l’unica leva strategica per una concorrenza libera e leale, in cui l’impresa può splendere con competenza, qualità ed etica, offrendo servizi e prodotti che contribuiscono a uno sviluppo sostenibile e sociale. Questa è la vera ricchezza da donare ai territori e alla collettività.
Un’impresa solida crea valore e benessere, ma questo presuppone il rispetto delle regole che reprimono ogni forma di illegalità, e a tal proposito servono regole semplici e chiare. Invece, quello che spesso incontriamo è incertezza, la peggior nemica di ogni impresa sana.
Ringrazio gli esperti giuristi, magistrati, istituzioni civili e militari e tutti i relatori per il contributo prezioso che hanno offerto oggi, delineando un quadro giuridico più definito e una riflessione attenta sui rischi penali cui le aziende sono esposte, puntando non alla repressione ma alla prevenzione e alla compliance aziendale.
Infine, un grazie speciale a Gianni Mannucchi, Presidente della Sezione Servizi Ambientali di Unindustria, per aver deciso insieme a me di tenere questo convegno proprio qui a Latina, nel Basso Lazio, un territorio che ha sofferto troppo a causa della criminalità legata alla contaminazione della Terra dei Fuochi.”
Dopo questi solenni preamboli, la sessione tecnica è stata come sempre un mix di azione legale, giurisprudenza e burocrazia, magistralmente orchestrata da Gianni Mannucchi. Hanno riportato alla luce tutti i dettagli più criptici e “innovativi” del DL gli avvocati Pasquale Fimiani, Cosimo Pacciolla ed Enrico Di Fiorino, con particolare riguardo alle responsabilità penali e amministrative che ora saranno un’inevitabile spina nel fianco delle aziende.
Con grande trasparenza, Gianni Mannucchi ha voluto sottolineare:
“Oggi istituzioni, professionisti e aziende si sono finalmente riuniti per dissezionare queste grandi rivoluzioni normative nel settore ambientale. Questo decreto non è un semplice documento, ma l’ultimo anello di una lunga catena di riforme che promettono di stravolgere non solo le prassi, ma anche la sopportazione delle imprese stesse.”
La giungla delle sanzioni e l’impresa in apnea
Dietro la facciata istituzionale si cela un caos normativo che solo gli iniziati osano sfidare. Le imprese, già alle prese con le mille difficoltà quotidiane, ora dovranno mettere in piedi sistemi di compliance all’altezza di un codice penale che pare scritto da una nuova schiera di burocrati armati di regolamenti. Un autentico labirinto dove un passo falso può significare multe salatissime e riflettori puntati da parte delle forze dell’ordine.
Non mancano i richiami alla “sostenibilità” e a un’“industria etica”, ma nel frattempo la realtà si presenta nuda e cruda: le aziende, in nome del rispetto delle regole, si trovano a dover navigare in un mare di incertezze e pressione normativa che più che aiutare, rischia di strozzarle lentamente. Ovviamente tutto ciò senza illustrare esattamente chi pagherà il conto finale di questa rivoluzione. Un dettaglio trascurabile, si sa.
Conclusioni di facciata e pragmatica realtà
Alla fine della fiera, la morale resta quella di sempre: l’idea di sostenere le imprese sane con regole “chiare e semplici” è quanto di più lontano dalla realtà si possa immaginare. Al contrario, si è scelto di aggiungere strati e strati di controlli, di responsabilità e di scenario sanzionatorio da far tremare il più equilibrato degli imprenditori.
Se qualcuno si aspettava una semplificazione o una reale attenzione alla competitività sul mercato, beh, è come sognare il gelato a ferragosto nel deserto: piacevole nel pensiero, ma completamente irrealizzabile. La Terra dei Fuochi, infatti, rimane un simbolo non solo di contaminazione ambientale, ma anche di quella tumultuosa legislazione che sembra non voler concedere niente e pretendere tutto dalle aziende che sopravvivono a stento.
Ma in fondo, perché preoccuparsi? Si sa che in Italia l’arte di complicare le cose semplici è una tradizione nazionale, e questa nuova ondata di norme non farà eccezione.
Ah, l’eterna danza normativa che parte dalla grande macchina burocratica europea per atterrare, con tutta la sua grazia, sulle scrivanie delle nostre amate imprese italiane. Questa volta è il turno di una serie di regole super-rigorose che, udite udite, promettono di rafforzare le responsabilità e i controlli ambientali. Che sollievo! Finalmente un progetto che vede Unindustria e la sua Sezione Servizi Ambientali mettersi d’impegno per aiutare le aziende a destreggiarsi tra carte, leggi e istituzioni, in un “percorso di miglioramento continuo”. Già immaginiamo le lunghe notte di studio accompagnate da un bicchiere di caffè annacquato, tutto per la sacrosanta tutela dell’ambiente.
La tavola rotonda, moderata dalla sempre efficiente Vona, è stata un vero concentrato d’illuminati contributi: dalla Dott.ssa Luigia Spinelli al Colonnello Christian Angelillo, passando per il Tenente Colonnello Vittorio Iansiti, l’Ingegnere Piergiacomo Cancelliere, l’Avvocato Paola Bologna e il signor Fabio Anile di Cisambiente Confindustria. Insomma, un parterre che avrebbe fatto impallidire qualsiasi conferenza dal sapore burocratico. Ma il vero spettacolo è arrivato con la sessione di domande e risposte: la folla di cittadini curiosi ha sciorinato quesiti e richieste di chiarimento, un segno evidente di quanto siano accesi e vitali gli animi delle aziende locali. E per chiudere in grande stile, eccola lì, la degna conclusione affidata a Sabrina De Filippis, Presidente della Sezione Trasporto e Logistica di Unindustria e AD e Direttore Generale di FS Logistix. Be’, almeno i titoli non sono mancati.
Sabrina De Filippis ha concluso con una riflessione degna di un poema epico:
“L’incontro di oggi presso il Polo Universitario di Latina ci mette di fronte a una sfida che va oltre la tecnica giuridica. Per chi, come me, ha le proprie radici in questa provincia, parlare di tutela ambientale non significa discutere di commi, ma di un impegno d’amore verso un territorio che è, al tempo stesso, fragilità e forza. Investire nel trasporto ferroviario e intermodale, nella digitalizzazione e nella pianificazione della logistica significa creare un ecosistema tracciabile e sicuro. Per il sistema delle imprese questa provincia non è solo un perimetro di competenza professionale, ma radice identitaria e la sfida odierna assume i contorni di un impegno civile: custodire lo sviluppo e la produttività di una terra d’eccellenza attraverso il presidio circolare della legalità, delle regole e del sistema economico. Diffusione della cultura e un assetto di governance di sistema ci consentiranno di garantire alla provincia e alla regione la massima espressione del valore.”
Niente male, vero? Parole sontuose che profumano di retorica amministrativa e buona volontà, tanto che si potrebbe quasi sognare un’Italia dove la burocrazia non sia solo un ostacolo, ma un raffinato strumento di rinascita ambientale. E il tutto avviene in una cornice di alta politica, dove le istituzioni sono impegnate a “custodire lo sviluppo” e a dare “massima espressione del valore”. Peccato solo che spesso il valore si perda in un mare di moduli da compilare e di passaggi regolamentari infiniti.
Insomma, l’evento è servito a questo: parlare tanto, discutere ancor di più e, soprattutto, aiutare concretamente le imprese (ma come? A suon di incontri e parole, ovviamente) a non perdersi nel labirinto delle nuove disposizioni. In un’Italia che ama girare e rigirare le carte in tavola, questa manifestazione sembra proprio un’altra brillante puntata della saga infinita tra leggi, controlli e… buona volontà.



