De Martino scopre l’acqua calda: secondo lui sono gli hotel a far crescere l’economia e Roma deve investire nell’ostentazione del lusso

De Martino scopre l’acqua calda: secondo lui sono gli hotel a far crescere l’economia e Roma deve investire nell’ostentazione del lusso

Chi avrebbe mai detto che l’ospitalità romana potesse trasformarsi in un olio ben oliato, pronto a far scivolare e correre l’intero sistema turistico? Eppure eccoci qui, davanti a un boom fenomenale di 80 alberghi a 4 e 5 stelle in più rispetto a soli cinque anni fa. Non è certo grazie al caso se eventi scintillanti, come le sfilate di Dolce e Gabbana – con i loro mille ospiti pronti a spendere senza pensarci due volte – e gli Internazionali di tennis, ormai diventati di moda anche per chi non segue minimamente lo sport, hanno trasformato Roma in una calamita irresistibile. Insomma, la Capitale sembra aver avviato un “ciclo virtuoso” e, indovinate, anche chi dirige il settore turismo deve far parte di questo fantastico balletto con le istituzioni.

Ogni mattina alle otto, seduto al tavolo del ristorante Lumen nel lussuoso St. Regis Rome, troviamo Giuseppe De Martino, già incoronato Hotel General Manager Italiano del 2024 e ora presidente della Sezione Industria del Turismo e del Tempo Libero di Unindustria. È lui a raccontarci, come se fosse una favola di successo, le “vette” che Roma ha raggiunto nel suo tentativo di dominare il mondo del turismo, elegante ovviamente.

Il manifesto del turismo sostenibile: sogni o realtà?

Alla domanda sulla grande sfida, la risposta è perfettamente scolastica: “Un turismo sostenibile”. Tradotto: un turismo che porti benefici a tutta la città, magari aumentando la consapevolezza (e magari anche l’impegno) per proteggere i “tesori” di Roma. Cosa c’è di più rassicurante? Peccato che un turismo che porta più soldi dovrebbe, per definizione, anche portare qualche problema, ma ovviamente questi dettagli vengono sorvolati con la grazia di un volo pindarico in jet privato.

Dati da record… o quasi

Secondo i dati da “fantasia ad occhi aperti”, il 2024 segna per Roma un anno da incorniciare: ben 22,9 milioni di arrivi (+3,42% rispetto all’anno precedente che stranamente è anch’esso 2024…), con 12 milioni provenienti dall’estero. Che dire poi delle “presenze” che spiccano il volo a 52,9 milioni (+2,87%), segno che la città non si limita a prendere gente ma li fa restare. Infine, non dimentichiamo il turismo congressuale che cresce come un fungo dopo la pioggia. Tutto ciò è merito, si afferma, del “metodo Giubileo” e di alcune istituzioni che miracolosamente riescono a lavorare ‘per il bene della città’, rendendola “smart” e, ovviamente, accessibile. Tanto per gradire, arriva anche un’assistente digitale chiamata Julia, perché nessuno può più fare a meno di una voce robotica che ti apre la porta del teatro o ti consiglia il miglior ristorante.

Quartieri in crescita: la nuova geografia dell’esclusività

L’espansione territoriale non poteva mancare nel racconto. Insomma, sembra che zone come Ostiense, Flaminio, Testaccio e Eur stiano diventando scrigni di future meraviglie alberghiere di fascia alta. Che novità! Un plauso particolare va alle “vivaci” iniziative di quartiere, dai festival di musica elettronica alle esperienze di spazi di svago aperti a tutti, come quelli promossi da Soho House Rome e The Social Hub a San Lorenzo. Naturalmente, l’industria alberghiera si prende anche la brava responsabilità di adottare aree verdi da curare e mantenere, come piazza Augusto Imperatore o largo di Torre Argentina. E ovviamente anche il St. Regis Rome si sente già ambasciatore adottando la piazza davanti al Planetario in via Vittorio Emanuele Orlando.

Le priorità di un sogno chiamato “destagionalizzazione”

Una nota molto “in” riguarda la necessità di programmare eventi ricorrenti, ovvero ripetizioni continue di ciò che piace: la classica ricetta per distogliere i turisti dall’idea di andare in spiaggia ad agosto. Ovviamente il fulcro rimane l’enogastronomia – perché si sa, mangiare e farsi coccolare da romani veraci è il vero lusso. Nel frattempo, l’obiettivo è continuare a far sfilare Roma nel firmamento del lusso con eventi come RISE, che si autoincensa promuovendo “l’eccellenza” dell’offerta luxury capitolina e laziale. Ah, non dimentichiamo la sicurezza – da garantire con eserciti di polizia perché passeggiare la sera in centro deve essere come stare in una villa privata. Anche la nuova splendida fermata della metro C al Colosseo, degna di un museo, ha bisogno di una guardia del corpo.

Cosa ci aspetta nel 2026? La solita solfa con un tocco di speranza

Alla fine, le aspettative per il 2026 sembrano quasi un déjà vu: “fare sempre meglio”, “diffondere la cultura dell’ospitalità” e “lavorare con i giovani”, dagli istituti professionali ai licei, un mantra che ciclicamente ritorna come l’immancabile caffè al bar. Naturalmente a fianco di Treccani e delle università Luiss e Tor Vergata, per continuare a promuovere quella poliedrica identità che è Roma. D’altronde, se c’è una cosa che la Capitale sa fare bene, è raccontarsi – magari senza troppi graffi.

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