Dazi alla carica, Trump sfodera l’ultima trovata: aumenti lampo dal 10 al 15 per cento senza alcun preavviso

Dazi alla carica, Trump sfodera l’ultima trovata: aumenti lampo dal 10 al 15 per cento senza alcun preavviso

Con una mossa che lascia basiti per la sua coerenza degna di uno sketch comico, Donald Trump ha annunciato tramite un post su Truth (quella piattaforma così “neutra” e “affidabile”) un aumento dei dazi all’importazione dal 10% al 15%. Un aggiornamento che arriva come un fulmine a ciel sereno, ma solo poche ore dopo la firma di un ordine esecutivo che aveva fissato queste tariffe proprio al 10%, a partire dal 24 febbraio.

Naturalmente, questo balzo di sapore protezionistico è stato giustificato con l’altisonante motivazione che la Corte Suprema degli Stati Uniti d’America ha dichiarato illegittime le tariffe precedenti. Quindi, niente di più logico di rispondere con un aumento immediato e universale, perché se c’è una cosa che il mondo ama sono le tariffe spuntate all’improvviso che colpiscono a tamburo battente chiunque osi commerciare con gli USA.

Il tycoon non si è fatto pregare a ricoprire di minacce social i mercati mondiali: la tassa al 15% “avrà effetto immediato”. Un invito graditissimo per i partner commerciali, che sicuramente erano in fibrillazione per capire come complicarsi la vita sul filo di tweet e post.

Una manovra così improvvisa che fa riflettere…

A poche ore dal doloroso verdetto della Corte Suprema, la Casa Bianca ha deciso di far valere il presunto diritto sancito dalla sezione 122 del Trade Act del 1974, una legge vecchia di decenni, ormai polverosa ma ancora comoda da tirare fuori per colpire chiunque sembri “colpevole” di derubare gli USA. Questa sezione permette misure temporanee di 150 giorni, un tempo tutto sommato ragionevole per creare caos su scala globale.

Questa sezione, tra l’altro, autorizza un aumento della tariffa fino al 15%, livello che ora è stato tirato fuori dal cilindro da Trump. Finito il tempo dei bersagli mirati e selezionati, infatti, ora il ministro del commercio del capitalismo puro ha deciso di colpire tutti indistintamente: un bel “tutti colpevoli, tutti tassati”.

L’Europa: tra panico e strategia (forse)

Non si è fatta attendere la reazione europea, naturalmente un mix di sbigottimento e consultazioni frenetiche. Bruxelles ha convocato una riunione al volo per lunedì prossimo, rinviando per l’occasione la ratifica del cosiddetto “patto scozzese” previsto proprio per il 24 febbraio, giusto in tempo per tenere tutto sulle spine qualche giorno in più.

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, già in vena di proclami, ha anticipato che i leader europei “troveranno una strategia comune” da sfoggiare a marzo, durante l’incontro in programma a Washington con lo stesso Trump. Ovvero: un modo elegante per dire che si sta ancora discutendo se indignarsi o rimanere immobili, visto che tanto la politica doganale “rientra nelle competenze dell’Unione europea, non degli stati membri”. Una frase che suona quasi come un “noi non possiamo, ma nemmeno voi potete farci niente”.

Insomma, mentre l’Europa si organizza in seduta plenaria e in birretta di gruppo, il mondo può solo prepararsi all’entusiasmante prospettiva di un commercio internazionale sempre più complicato, governato da logiche imprevedibili e dichiarazioni social a colpi di tariffa. Tutto meravigliosamente in linea con la celebre politica commerciale dell’era Trump: meno commercio, più dazi, e una buona dose di dramma social.

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